L’11 maggio si è; celebrata a Monteluco la festa del Beato Leopoldo da Gaiche, apostolo instancabile dell’Umbria, profeta itinerante e contemplativo del ritiro. Una celebrazione che da anni si tiene la terza domenica dopo Pasqua.
La Messa solenne è; stata presieduta dal guardiano della Comunità;, fr. Paolo Zampollini, nella chiesa fondata proprio dal Beato nel 1788 per "ritemprare lo spirito dalle fatiche apostoliche" e restare in comunione profonda con Dio, lontano dal clamore del mondo. Erano presenti anche i familiari del Beato, giunti da Gaiche, suo paese natale, a rinnovare una tradizione che è; ormai tessuto identitario e spirituale della loro storia.
La forza della vita di preghiera
Nell’omelia, fr. Paolo ha intrecciato la parola di Dio e la vicenda del Beato, sottolineando la provvidenziale coincidenza della prima lettura, che parlava proprio della missione. “La missione,” ha detto, “è; ciò che ha definito la vita del Beato Leopoldo: ma la sua forza nasceva dalla preghiera silenziosa, dal nascondimento. Monteluco fu la sua fonte, la sua radice.”
Alla fine della celebrazione, si è; rinnovato il gesto della combustione delle preghiere scritte durante l’anno e affidate all’intercessione del Beato Leopoldo. Poi la comunità; ha pregato per Papa Leone XIV.
La giornata è; proseguita all’interno dell’antico convento, oggi condiviso in parte con la Pro Loco, con una visita alla sede situata nell’ex cucina dei frati. Alle 12, nella sala conferenze, il Signor Sergio Grifoni ha tenuto un intervento appassionato e documentato sulla figura del Beato Leopoldo, profeta itinerante e uomo di penitenza. Nel corso del suo intervento ha anche condiviso un toccante racconto personale: una grazia ricevuta da bambino per intercessione del Beato. A ogni partecipante è; stato donato l'opuscolo "Sandali Consumati", estratto da un volume più ampio contenente le sue riflessioni.
La festa si è; conclusa con la visita all’antica chiesina di Santa Caterina e il pranzo fraterno nel refettorio storico del convento.
Il Beato Leopoldo da Gaiche (1732-1815): vita di un apostolo umbro
Nato nel 1732 a Gaiche da una famiglia contadina devota, Giovanni Croci manifestò fin da giovane una fede profonda. A 18 anni entrò tra i Francescani nel convento di Cibottola, prendendo il nome di Leopoldo. Dopo l'ordinazione sacerdotale (1757), divenne un instancabile predicatore: per 47 anni percorse l'Umbria e gli Stati Pontifici a piedi, tenendo oltre 330 missioni popolari. Le sue prediche, preparate con rigorosa preghiera, suscitavano conversioni e processioni penitenziali, dove spesso guidava i fedeli scalzo, con catene e corona di spine.
Nel 1788 fondò a Monteluco un ritiro spirituale ispirato a san Francesco, ma le leggi napoleoniche del 1809 lo costrinsero alla clandestinità;. Rifiutò di giurare fedeltà; al regime, subendo confino ad Assisi. Anche in esilio, sostenne la Chiesa attraverso lettere, mentre Pio VII era prigioniero in Francia. Nel 1814, incontrò il papa appena libero a Foligno, chiedendo (e ottenendo) la riapertura di Monteluco.
Morì il 2 aprile 1815 dopo un malore durante una predica, chiedendo inutilmente di spirare "sulla nuda terra" in segno di penitenza. Proclamato beato da Leone XIII nel 1893, il suo corpo è; ancora venerato a Monteluco, testimone di una santità; divisa tra azione e contemplazione, che seppe resistere alle persecuzioni senza mai tradurre il Vangelo in compromesso.







