Si è conclusa il 22 marzo la Missione al Popolo “C’è posto per me?”, promossa dall’Arcidiocesi di Pesaro e affidata all’Ufficio Missioni dei Frati Minori di Umbria e Sardegna. Dieci giorni intensi che hanno coinvolto le comunità di Borgo Santa Maria, Villa Fastiggi e Montecchio, attraversando strade, scuole, luoghi di lavoro e spazi di vita quotidiana.
A raccontarne i frutti è fra Alfio Vespoli, responsabile della missione, con parole che restituiscono la misura profonda di quanto vissuto. «I missionari erano circa 70, ma insieme a loro c’erano più di un centinaio di volontari: chi accompagnava, chi preparava i pasti, chi accoglieva nelle case, chi animava i centri d’ascolto. La partecipazione è stata tanta, ma noi non ci contiamo: più che i numeri ci interessano i frutti. E i frutti sono stati tanti, belli: tante persone che hanno incontrato Gesù».
Tra le esperienze più intense, l’istituto penale di Pesaro resta per fra Alfio un luogo emblematico. «Abbiamo vissuto due pomeriggi, uno nella sezione maschile e uno in quella femminile. È stato un incontro forte: persone che vivono condizioni molto difficili, ma con una postura che mi ha fatto riflettere: uomini e donne che non smettono di sperare».
«Durante la festa di San Giuseppe, nella sezione maschile – continua fra Alfio – abbiamo vissuto un momento di preghiera in cui ogni papà affidava i propri figli. È stato un momento molto bello, molto vero».
Non sono mancate sorprese, soprattutto nel dialogo con i più giovani. «A un certo punto sono arrivate tantissime richieste dalle scuole per parlare di San Francesco d’Assisi. Non siamo riusciti a rispondere a tutte. Questo mi fa vedere quanto Francesco sia ancora vivo come testimone di Gesù: affascina i ragazzi, i giovani, perché parla di una vita autentica, radicale. E i giovani hanno ancora desideri alti».
La missione ha reso visibile, in modo concreto, una Chiesa capace di uscire. «L’abbiamo visto nelle fabbriche, per esempio alla Scavolini, dove abbiamo vissuto momenti di preghiera nei reparti, ma anche per strada, negli incontri quotidiani. È una Chiesa che si rende presente lì dove le persone vivono, che non si identifica con una struttura, ma è fatta di persone».
E proprio lo sguardo sulla Chiesa sembra essere uno dei cambiamenti più significativi lasciati dalla missione. «È cambiata la percezione dei confini: ci si è percepiti molto di più come un’unica Chiesa. Le comunità di Borgo Santa Maria, Villa Fastiggi e Montecchio hanno vissuto un’esperienza di unità. Anche per noi frati è stato un momento bello di comunione, con la presenza di missionari da diverse province del Centro Italia».
Tra le immagini che restano impresse, padre Alfio ne richiama alcune con particolare intensità: «La sera dell’adorazione della croce: tanti adulti che si riavvicinavano alla croce di Gesù, commossi. E poi la Via Crucis, la partecipazione numerosa, il recital su Francesco: tanta gente toccata nel profondo». Non una conclusione, però, ma un passaggio.
«La missione continua. Le comunità iniziano un cammino unitario, “Le dieci parole”, che parte il 24 marzo a Osteria Nuova. Se qualcuno non ha partecipato, è ancora in tempo: il post-missione è già iniziato».
Resta allora, come eco di tutta la missione, una domanda che diventa promessa: “C’è posto per me?”. E la risposta prende la forma di un invito semplice e decisivo: «Con questa missione abbiamo cercato di far comprendere che c’è posto per tutti: che Gesù ha preparato un posto per ciascuno, che la vita di ogni persona custodisce questa certezza e che ciascuno è stato invitato a vedere il posto pensato per lui».







