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Al Sacro Speco di Narni, la “Pasquetta” è nel segno della pace

Si rinnova l'antica missione dei frati dello Speco: superare le divisioni e le paure quotidiane per riscoprirsi comunità nel segno del Risorto

Nel cuore verde dell’Umbria, dove la roccia si fonde con la preghiera, il Lunedì dell’Angelo al Sacro Speco di Narni non è solo una gita fuori porta, ma un ritorno alle radici della fraternità. Circa duecento persone, tra giovani, anziani e famiglie dei borghi limitrofi, si sono ritrovate per la tradizionale Messa per la Pace, un appuntamento che profuma di storia e di riconciliazione. A presiedere la celebrazione è stato il guardiano del santuario, fra Antonello Medda, che ha accolto i pellegrini giunti fin lassù.

Una tradizione nata per “disarmare” i cuori

La scelta di celebrare la pace il giorno dopo Pasqua non è casuale. Fra Antonello ha ricordato come questa messa sia nata per volontà dei frati secoli fa, con un obiettivo molto concreto: portare armonia tra le contrade.

“Un tempo c’era divisione, a volte nascevano liti proprio durante le feste, magari dopo aver mangiato e bevuto insieme al ritorno verso casa. Il senso di questa messa era riportare la pace laddove c’erano fazioni e contrasti.”

Questa missione pacificatrice è nel DNA dello Speco. Fra Antonello ha citato l’esempio storico di Bernardino da Feltre che, intorno al 1486-1489, percorreva queste terre per predicare la concordia in un’epoca di divisioni sanguinose. Ancora oggi, i frati continuano questa “vocazione all’incontro”, uscendo dalla contemplazione per farsi vicini alla gente.

Vincere la paura per tornare a vivere

Durante l’omelia, fra Antonello è partito dallo smarrimento delle donne davanti al sepolcro vuoto per addentrarsi nei labirinti delle nostre inquietudini moderne. Ha descritto con delicatezza come le paure umane possano paralizzare il cuore, parlando del timore di perdere il lavoro, della fragilità della salute o del dolore per la scomparsa dei propri cari. Ha rivolto un pensiero anche alla crisi dei legami, come la paura del fallimento di un matrimonio, spiegando che spesso queste ombre nascono quando la fede smette di essere alimentata.

Il guardiano ha poi spronato i fedeli a trasformare quella stessa paura in un mandato di speranza, proprio come fecero le donne del Vangelo. Ha sottolineato l’urgenza di tornare a trasmettere la fede partendo dagli ambienti più intimi, come la famiglia, dove i bambini osservano e imparano la testimonianza dei grandi. Il cuore del suo messaggio è stato un accorato appello a ritrovare Cristo come centro della propria esistenza, poiché è solo dalla sua assenza che scaturiscono le violenze e i soprusi che affliggono il mondo. Fra Antonello ha concluso invitando ognuno a compiere una pulizia interiore, abbandonando i gesti aggressivi, le parole cattive e quegli atteggiamenti di prepotenza che troppo spesso avvelenano i rapporti quotidiani.

Un appello contro la violenza

Il cuore del messaggio è stato un invito a guardarsi dentro. Le grandi divisioni del mondo, ha sottolineato fra Antonello, nascono quando Cristo non è più al centro. L’invito finale è stato quello di estirpare la violenza dai piccoli gesti: parole aggressive, soprusi domestici e cattiverie gratuite che avvelenano le relazioni.

La festa continua: pane, olio e vino

Come ogni tradizione popolare che si rispetti, la spiritualità si è poi sciolta nella convivialità. Dopo la benedizione, i presenti si sono ritrovati per il classico momento di fraternità a base di pane, olio e vino locale, suggellando con un brindisi quella pace invocata durante la liturgia.

Al Sacro Speco, la Pasqua non finisce con la domenica: continua nel sorriso di chi scende a valle con la consapevolezza che, nonostante le fatiche della salita, la pace è un cammino che vale sempre la pena percorrere.

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