C’è un fuoco che arde nella notte della Porziuncola e porta con sé parole, invocazioni, lacrime, ringraziamenti. E c’è una porta, quella del cielo, che la liturgia dell’Assunta indica aperta davanti all’uomo. Tra queste due immagini – il fuoco che sale e il cielo che accoglie – la Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola ha vissuto la solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, una delle feste mariane più care alla tradizione cristiana e particolarmente significativa nella terra di Francesco.
Quest’anno la celebrazione assume un significato ulteriore perché si inserisce nell’VIII Centenario del transito di san Francesco, nell’anno in cui la famiglia francescana e la Chiesa fanno memoria degli ottocento anni dalla morte del Poverello. Proprio qui, alla Porziuncola, accanto alla piccola chiesa amata da Francesco e non lontano dal luogo del suo Transito, la festa di Maria Assunta riconduce così lo sguardo alla meta ultima del pellegrinaggio cristiano: quella vita piena verso la quale il Santo di Assisi camminò fino a chiamare la morte «sorella».
Le celebrazioni hanno preso avvio nella vigilia del 14 agosto con i Primi Vespri, presieduti da fra Paolo Guerrini, per proseguire in serata con la suggestiva Veglia dell’Assunta, presieduta da fra Saul Tambini, nuovo Custode della Porziuncola, e con il tradizionale fuoco sul piazzale della Basilica. Il culmine nella mattina del 15 agosto, con la solenne celebrazione eucaristica presieduta da fra Danilo Tremolada.
«Maria è già là dove noi speriamo di arrivare»
È stato fra Paolo Guerrini, nell’omelia dei Primi Vespri, a introdurre i fedeli nel mistero celebrato dalla Chiesa, partendo dal dogma dell’Assunzione di Maria in anima e corpo, proclamato nel 1950, ma maturato lungo i secoli nella fede del popolo cristiano. Al centro della sua riflessione, il corpo di Maria: quello stesso corpo nel quale il Figlio di Dio aveva assunto la carne dell’uomo e che, secondo la fede della Chiesa, non avrebbe conosciuto la corruzione del sepolcro.
«Quel corpo che era stato il punto di contatto tra la terra e il cielo, quel corpo attraverso il quale Dio aveva preso carne, non poteva essere dissolto dalla corruzione del sepolcro», ha ricordato fra Paolo. L’Assunzione appare allora non come un privilegio da contemplare a distanza, ma dentro la storia della salvezza inaugurata dall’Incarnazione. Colui che era stato accolto nel grembo della Vergine accoglie ora Maria nella gloria: «Come un giorno il corpo di Cristo era stato accolto nel grembo di Maria, ora è Maria che, con il suo corpo, viene accolta nel Regno dei cieli».
Richiamando anche il celebre verso dantesco «Vergine Madre, figlia del tuo Figlio», fra Paolo ha indicato Maria come primizia della risurrezione di Cristo e ha consegnato ai fedeli una delle immagini più antiche e care alla devozione mariana: quella della Ianua caeli, la Porta del cielo. «Una donna aveva chiuso la porta del cielo; una donna la apre per noi», ha sottolineato. Se Eva richiama la ferita del peccato, il “sì” di Maria annuncia invece una storia riconciliata e una porta che torna ad aprirsi all’uomo.
È proprio qui che il mistero dell’Assunta smette di apparire lontano dall’esperienza quotidiana e diventa una parola pronunciata sul destino di ciascuno. «L’Assunzione di Maria ci riguarda, perché Maria è la primizia di ciò che saremo noi quando, finalmente, anche il nostro corpo risorgerà». La festa del 15 agosto parla dunque non soltanto di Maria, ma dell’uomo e della promessa che Dio gli rivolge.
Da qui l’invito alla speranza, particolarmente eloquente in un luogo che custodisce la memoria degli ultimi giorni terreni di Francesco. «Il nostro destino non è la morte, ma la vita. Non è la corruzione, ma la risurrezione. Non è il sepolcro, ma il cielo», ha affermato fra Paolo. Fino alla sintesi che sembra raccogliere l’intera liturgia della vigilia: «Maria è già là dove noi speriamo di arrivare».
Il fuoco della vigilia e le preghiere dei pellegrini
Con il calare della sera, la celebrazione si è spostata sul piazzale antistante la Basilica per uno dei momenti più suggestivi della vigilia dell’Assunta alla Porziuncola. La Veglia, presieduta da fra Saul Tambini, ha riunito religiosi, pellegrini e fedeli attorno al grande fuoco, segno che nella notte diviene luce e preghiera.
All’accensione del suggestivo fuoco della Veglia ha provveduto la Confraternita dell’Immacolata Concezione, alla presenza e con la partecipazione anche della Confraternita del Santissimo Redentore, entrambe unite alla comunità dei fedeli nel clima di preghiera che ha accompagnato la vigilia dell’Assunta.
Nel braciere vengono affidate alle fiamme le intenzioni lasciate nel corso del tempo dai pellegrini nei santuari francescani della Porziuncola, di San Damiano e dell’Eremo delle Carceri. Fogli che custodiscono storie sconosciute, nomi, richieste di aiuto, gratitudine, sofferenze e speranze. Il cosiddetto “focaraccio” diviene così uno dei gesti più intensi della notte dell’Assunta. Le intenzioni raccolte nei luoghi segnati dalla presenza e dalla preghiera a Francesco e Chiara sono consegnate simbolicamente al fuoco, mentre la comunità si raccoglie in preghiera. Un gesto semplice, capace però di ricordare che dietro ogni pellegrino che attraversa un santuario esiste una storia e che nessuna invocazione, anche quella affidata in silenzio a un piccolo foglio, è estranea alla preghiera della Chiesa.
Volgere nuovamente lo sguardo a Maria
Fra Saul Tambini ha invitato a contemplare l’Assunta come Madre della Speranza, facendo della solennità mariana una chiave di lettura anche del tempo presente. Una speranza di cui oggi, ha osservato, si avverte con particolare urgenza il bisogno: «Questo tempo è tante cose, ma penso che tutti possiamo concordare nel definirlo un tempo di crisi. E, soprattutto, un tempo di crisi della speranza». Una crisi che attraversa le diverse generazioni e che «impedisce ai giovani di sognare, agli anziani di offrire una parola sapiente su questo tempo e, forse, anche agli adulti di impegnarsi con operosità per il bene e per la pace». Da qui l’invito a volgere nuovamente lo sguardo a Maria e al suo «santo transito»: il suo compimento diventa annuncio di ciò a cui è chiamato ogni credente e, proprio «in un tempo che sembra essere quello della fine», può riaccendere «nei nostri cuori la luce della fede e della speranza».
La speranza, però, non rimane un concetto astratto. Fra Saul l’ha ricondotta al gesto concreto che aveva aperto la Veglia: il grande fuoco attorno al quale sono state raccolte e affidate a Dio le intenzioni di preghiera dei pellegrini. «Abbiamo alimentato le nostre preghiere attorno a quel fuoco che abbiamo acceso prima dell’inizio della Veglia», ha ricordato, indicando proprio nella preghiera la via attraverso la quale la speranza può tornare ad ardere: «Solo la preghiera può riaccendere la speranza». E richiamando san Tommaso, che definiva la preghiera «l’interprete della speranza», fra Saul ha affidato al Signore il desiderio che quella luce possa riaccendersi «nei nostri cuori, nel cuore delle nostre comunità e nel mondo intero».
È una speranza, ha proseguito, capace di incidere concretamente sull’esistenza. Quando davanti all’uomo «si apre un orizzonte, una porta, una feritoia», non cambia soltanto il modo di guardare al futuro, ma cambiano le scelte del presente: «Diventiamo più capaci di generosità, di apertura del cuore, di sincerità d’animo. Diventiamo capaci di grandi progetti». Persino lo sguardo sugli altri può diventare nuovo. Per questo l’Assunzione di Maria non allontana il credente dalla storia, ma lo riconsegna ad essa con una responsabilità e una fiducia rinnovate. «La speranza cambia la nostra vita», ha sintetizzato fra Saul. Ed è con questa invocazione che la Veglia ha rivolto ancora una volta lo sguardo all’Assunta: perché «in questo mondo e dentro ciascuno di noi, si riaccenda la luce della speranza».
Il 15 agosto, il culmine della festa
La solennità è giunta al suo momento culminante nella mattina del 15 agosto, quando la Basilica di Santa Maria degli Angeli ha accolto fedeli e pellegrini per la celebrazione eucaristica presieduta da fra Danilo Tremolada.
Nell’omelia, fra Danilo ha proposto di leggere il Magnificat come il “testamento spirituale” di Maria, una parola capace ancora oggi di rimettere in cammino e di «dilatare il cuore». Tre, in particolare, le indicazioni consegnate ai fedeli. Anzitutto il ringraziamento, espresso dalle parole «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente»: Maria mostra la creatura rimasta fedele al progetto originario di Dio e ricorda che ogni cristiano è chiamato «a passare dalla schiavitù del peccato alla bellezza della grazia», trasformando i propri “no” al Signore in quel “sì” che nella Vergine trova il suo compimento.
Il secondo insegnamento è l’invito a “ospitare il cielo” dentro di sé, facendosi, come Maria, dimora di Dio: «Siamo chiamati a generare Gesù nella nostra vita, a generare Gesù attraverso i nostri gesti, le nostre parole, le nostre scelte». Un richiamo che alla Porziuncola assume un significato particolare pensando a san Francesco, che attraverso la propria esistenza seppe rendere Cristo visibile agli uomini, tanto da essere chiamato alter Christus.
Il terzo insegnamento conduce direttamente al cuore della solennità: l’Assunzione rivela il destino ultimo dell’uomo, la vita eterna in Dio. «Nella misura in cui noi ospitiamo Dio nella nostra vita, così Dio ci ospiterà per sempre nella sua luce», ha affermato fra Danilo, ricordando come ciò si sia realizzato pienamente in Maria: lei che aveva accolto Gesù è stata a sua volta accolta nella gloria del cielo. Ma la speranza cristiana non riguarda soltanto il futuro: chiede di trasformare già il presente. Da qui l’esortazione conclusiva: «Rimettiamoci in cammino, perché Maria accende in noi la speranza di una vita luminosa, di una vita bella quando saremo con il Signore, ma già ora, su questa terra». L’Assunta diventa così invito a «vivere da risorti già oggi», portando nel mondo quella speranza che nasce dalla certezza che la vita dell’uomo è chiamata a una bellezza «oltre ogni male, oltre ogni peccato, oltre ogni morte».
Dopo la notte della Veglia e il fuoco delle intenzioni, la liturgia del giorno ha riportato al centro l’annuncio proprio dell’Assunzione: Maria, creatura pienamente redenta, partecipa con tutta la sua persona alla gloria del Figlio e diventa per il popolo cristiano segno di consolazione e di sicura speranza.








