La Porziuncola ha accolto ieri l’ottava tappa della Novena itinerante in preparazione alla festa di san Francesco. Nel luogo profondamente legato agli ultimi giorni della vita del Poverello, la riflessione si è concentrata su tre temi strettamente connessi tra loro: fraternità, perdono e missione.
A guidarla è stato S.E.R. Mons. Felice Accrocca, Vescovo delle Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, che ha preso le mosse dalla Lettera a un ministro. In questo scritto Francesco si rivolge a un frate che, provato dalle difficoltà vissute con i propri confratelli, desidererebbe ritirarsi in un eremo. La risposta di Francesco va però nella direzione opposta: è proprio nella fraternità, anche quando diventa difficile, che il frate è chiamato a vivere il proprio cammino.
Il perdono da leggere negli occhi
Al centro della riflessione di mons. Accrocca, il modo radicale con cui Francesco invita il ministro ad accogliere il fratello che ha sbagliato. Il perdono non deve essere soltanto dichiarato a parole: chi torna dal proprio fratello deve poterlo riconoscere già nel suo sguardo.
«Il frate doveva leggere negli occhi del ministro il perdono», ha sottolineato il Vescovo, richiamando la particolare forza dell’immagine scelta da Francesco.
Da qui l’invito a interrogarsi sul perdono nella propria vita. Non soltanto sulla capacità di perdonare, ma anche su quella di chiedere perdono e di perdonare se stessi. Per mons. Accrocca, il perdono è un dono anzitutto per chi lo riceve, perché permette di sentirsi nuovamente accolti, ma lo è anche per chi lo offre, perché apre la strada alla pace.
Ricostruire ponti di comunione
La riflessione si è poi allargata alla società contemporanea, segnata da tensioni e da parole che, soprattutto sui social, possono trasformarsi in «pietre». Mons. Accrocca ha richiamato la necessità di percorsi capaci di ricostruire le relazioni, facendo riferimento anche alla giustizia riparativa come possibilità di «ricostruire ponti di comunione» tra chi ha subito un’ingiustizia e chi l’ha commessa.
L’ottava tappa della Novena ha così riportato al centro una delle intuizioni più esigenti dell’esperienza francescana: la fraternità non come assenza di difficoltà, ma come luogo nel quale imparare concretamente la cura, l’accoglienza e il perdono.
«Ci aiuti il Signore a fare esperienza di perdono, a perdonare agli altri, a perdonare a noi stessi, per essere persone nuove», ha concluso mons. Accrocca, affidando all’intercessione di Francesco questo cammino di riconciliazione.







