Il 14 novembre, nella cornice della Biblioteca Porziuncola, è stato presentato il progetto “Impariamo conservando”, un’iniziativa che coniuga la cura del patrimonio librario antico con un percorso sociale e formativo rivolto a giovani in situazioni di fragilità. Promosso dalla Biblioteca Porziuncola e dalla Provincia Serafica di San Francesco d’Assisi, in collaborazione con l’associazione Vi.Va. Partecipazione e Solidarietà APS, il progetto ha ricevuto un finanziamento per il primo anno e sta già restituendo risultati significativi: dallo studio e dalla mappatura del fondo antico proveniente dal convento di Montesanto di Todi, alla catalogazione e all’avvio di importanti restauri.
La Biblioteca Porziuncola, per l’occasione, si è riempita di un pubblico attento, partecipe, curioso, che ha trasformato l’incontro in un momento di vitalità culturale. Tra domande, racconti, scambi di idee e parole condivise, lo spazio si è animato di voci e di interesse autentico, segno di una comunità che ama profondamente la sua biblioteca e riconosce in essa un luogo vivo, accogliente e generatore di conoscenza. L’incontro è stato moderato da fr. Adriano Bertero, vice direttore della Biblioteca Porziuncola.
Marta Silvia Filippini: restauro come riscoperta e salvataggio della memoria materiale
Marta Silvia Filippini, responsabile del laboratorio Papier Restauro, ha ripercorso il complesso lavoro iniziato nel 2020 sul fondo di circa 400 volumi giunti a Santa Maria degli Angeli dal convento di Montesanto. Un patrimonio segnato da muffe, attacchi di insetti, danni strutturali e condizioni spesso critiche, al punto che oltre il 70% dei volumi necessitava di interventi urgenti.
La responsabile ha illustrato le fasi del restauro – dalla disinfezione all’intervento sulle legature, dal recupero dei frammenti alla ricostruzione dei capitelli – mostrando esempi di grande valore, tra cui l’Erbario di Giuseppe da Spello e la riscoperta, sotto una coperta moderna, di una pergamena manoscritta quattrocentesca. Accanto agli interventi tecnici, la restauratrice ha raccontato anche il laboratorio realizzato con i ragazzi dell’associazione Vi.Va., impegnati nella creazione di piccoli quaderni cuciti a mano: un modo per avvicinarli alla materia del libro attraverso un’esperienza concreta e partecipata.
Antonella Pesola: la catalogazione come chiave di accesso e conoscenza
Antonella Pesola, critica, storica dell’arte e catalogatrice della Cooperativa CONSER, ha illustrato l’imponente lavoro di catalogazione informatizzata che da anni accompagna la crescita del patrimonio della Biblioteca Porziuncola, oggi impegnata nell’inserimento in OPAC dei manoscritti, incunaboli e cinquecentine del fondo di Montesanto.
La studiosa ha spiegato come il catalogo rappresenti il ponte indispensabile tra biblioteca e lettore, uno strumento che permette non solo di individuare ciò che è posseduto, ma anche di ricostruire provenienze, percorsi storici e caratteristiche materiali dei volumi. Attraverso esempi concreti, ha mostrato come una scheda catalografica – costruita secondo gli standard nazionali e inserita nelle reti informatiche regionali e nazionali – diventi una miniera di informazioni utili per studiosi, bibliotecari e restauratori, permettendo la tutela, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio librario.
Maria Serena Galassi: il valore sociale del patrimonio culturale
Maria Serena Galassi, socia fondatrice di Vi.Va. Partecipazione e Solidarietà APS, ha portato il punto di vista dell’associazione impegnata nel coinvolgimento di giovani che vivono situazioni di fragilità.
Il progetto, avviato concretamente il mese scorso dopo un lungo lavoro di preparazione, prevede attività in diversi luoghi: la sede dell’associazione, la Biblioteca Porziuncola e il laboratorio di restauro. I ragazzi partecipano a incontri formativi, laboratori manuali e momenti di avvicinamento alla lettura e alla storia dei testi antichi. L’obiettivo, ha spiegato Galassi, è costruire un percorso di inclusione che permetta ai partecipanti di sentirsi parte attiva di un processo culturale, scoprendo nel patrimonio librario non un oggetto distante, ma un’occasione di crescita personale e comunitaria, di relazione e di cura, in un cammino che affianca l’inclusione alla valorizzazione culturale.
Un primo frutto del progetto: il restauro dell’Erbario di Giuseppe da Spello
L’incontro si è concluso con la presentazione di uno dei primi risultati concreti del lavoro: il restauro, lo studio e la pubblicazione dell’Erbario di Giuseppe da Spello, una delle gemme più preziose del fondo antico di Montesanto. Un volume danneggiato, fragilissimo, riportato alla vita grazie a un intervento minuzioso che ne ha salvato la struttura, le pagine e perfino i frammenti non ricollocabili, oggi conservati per studi futuri. Il restauro dell’Erbario è stato reso possibile grazie alla collaborazione con Saint Francis’ Ways, che ne ha curato anche la digitalizzazione. Questo recupero è il simbolo di un progetto che non si limita a salvare libri, ma genera conoscenza, inclusione e nuove opportunità di relazione con un patrimonio che torna a essere vivo e condiviso.
Lo storico Paolo Capitanucci ha approfondito la figura di Fra Giuseppe da Spello e il suo erbario settecentesco, spiegando come l’opera rappresenti un prezioso tassello della tradizione medico-farmaceutica francescana: un testo in volgare, non erudito ma tutt’altro che semplice, che rivela competenze botaniche, chimiche, filosofiche e mediche, e documenta l’uso terapeutico delle piante in un’epoca in cui i frati speziali rivestivano un ruolo essenziale nella cura dei malati.
Infine, la prof.ssa Romilda Saggini ha raccontato con entusiasmo e passione la scoperta dell’Erbario di Fra Giuseppe da Spello negli ambienti del convento di Montesanto: un manoscritto a lungo dimenticato, fragile ma straordinariamente ricco, che solo un’attenta ricognizione del fondo ha permesso di riportare alla luce.
Da quella prima individuazione è iniziato un lavoro di studio e ricostruzione storica durato anni, svolto grazie alla collaborazione di botanici e studiosi come Elsa Mariella Cappelletti e Giancarlo Cassina. Saggini ha illustrato come il volume, composto da 413 piante essiccate disposte secondo la logica dell’antico orto botanico di Padova, rappresenti oggi un unicum: è infatti l’unica testimonianza materiale rimasta di quell’assetto settecentesco.
L’intervento ha messo in evidenza non solo il valore scientifico del manoscritto, ma anche la sua importanza culturale, capace di connettere la storia del sapere botanico con la tradizione francescana e con un modo concreto e quotidiano di prendersi cura del mondo attraverso la conoscenza delle piante.







