Sabato 5 settembre, all’Auditorium della Domus Pacis di Assisi, si è svolto il nono appuntamento della rassegna “Francesco ha gli occhi tuoi”, dedicato al tema “Francesco e l’annuncio nella Chiesa”. Un nuovo momento di ascolto e formazione nel cammino dell’ottavo centenario del Transito di San Francesco, per rileggere la sua esperienza e interrogarne l’attualità.
Ospiti dell’incontro sono stati S.E. mons. Felice Accrocca, Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno e studioso del francescanesimo, nel ruolo di storico, e Davide Rondoni, poeta, scrittore e Presidente del Comitato nazionale per l’Ottavo Centenario della morte di San Francesco d’Assisi, chiamato ad attualizzare i temi emersi. A moderare il confronto fra Fabio Nardelli OFM, docente di Ecclesiologia presso la Pontificia Università Lateranense.
Prima delle parole, una presenza
A partire dalle fonti francescane, mons. Accrocca ha ricostruito lo stile con cui Francesco e i primi frati intesero la missione e l’annuncio. Un riferimento centrale è il capitolo XVI della Regola non bollata, dedicato a coloro che vanno tra i “saraceni e altri infedeli”.
Francesco contempla due modalità: anzitutto stare in mezzo agli altri da cristiani, senza contese e senza cercare di imporsi; solo quando le circostanze lo consentono e i frati riconoscono che ciò piace a Dio, l’annuncio può diventare esplicito. Ne emerge uno stile missionario pacifico, nel quale la testimonianza della vita precede la parola: una presenza silenziosa che, ha osservato Accrocca, può diventare «più eloquente di mille parole».
L’esperienza di Francesco presso i musulmani diventa così una chiave per comprendere una missione che non nasce dal desiderio di conquistare l’altro, ma dalla disponibilità a incontrarlo e ad abitare la realtà con uno stile evangelico.
Annunciare ciò che si è ricevuto
Rondoni ha riportato questa intuizione nel presente partendo da un punto essenziale: prima di annunciare, il cristiano è qualcuno che ha ricevuto un annuncio.
La forza della testimonianza di Francesco non nasce dalla pretesa di essere perfetto, ma dalla sproporzione tra la propria fragilità e ciò che gli è accaduto. L’annuncio, secondo Rondoni, perde forza quando diventa soltanto una pratica o una strategia; diventa invece credibile quando nasce dalla commozione per qualcosa che si è ricevuto gratuitamente.
Da questa esperienza nasce anche la fraternità. Francesco non può essere compreso come una figura isolata: la sua vicenda è inseparabile da quella dei fratelli che condivisero con lui la stessa esperienza. Allo stesso modo, la Chiesa può essere compresa come il luogo nel quale l’annuncio ricevuto continua a essere vissuto e condiviso.
Francesco dentro la Chiesa
Accrocca ha quindi approfondito il rapporto di Francesco con la Chiesa. Il Santo non elaborò una teoria sistematica su di essa: la Chiesa, prima di tutto, la visse.
Anche nel suo cammino iniziale, Francesco non rimase solo. L’esperienza della misericordia trasformò i suoi criteri di giudizio, ma il discernimento della propria vocazione avvenne anche nel confronto con altri e con l’autorità ecclesiale. La forma di vita che Francesco riconosce come rivelata dall’Altissimo viene scritta e successivamente sottoposta alla conferma del Papa.
In questa esperienza, ha spiegato Accrocca, non emerge una contrapposizione tra carisma e istituzione. Francesco conosce le fragilità e le contraddizioni della Chiesa del suo tempo, ma continua a riconoscerla come il luogo nel quale ha ricevuto una grazia e dentro il quale vivere la propria vocazione.
Una testimonianza che incontra la domanda dell’uomo
Portando nuovamente il confronto nell’oggi, Rondoni si è soffermato su tre parole proposte dal moderatore: testimonianza, linguaggio e rinnovamento.
La testimonianza, ha osservato, può essere realmente efficace soltanto quando incontra una domanda. Una delle difficoltà del presente è proprio il rischio di ridurre o soffocare le grandi domande dell’uomo. Il Vangelo, invece, incontra una “fame”: il desiderio di comprendere il significato della propria vita.
L’annuncio cristiano non può quindi ridursi a una tecnica comunicativa. Chiede anzitutto di intercettare nuovamente quella domanda di senso e di testimoniarla attraverso una vita capace di suscitare interesse e desiderio.
Un cantiere sempre aperto
Nel dialogo tra storia e presente è emersa così un’immagine di Francesco lontana tanto dall’individualismo quanto da un annuncio fatto soltanto di parole. La sua esperienza tiene insieme Vangelo e vita, carisma e Chiesa, annuncio e fraternità.
In conclusione, il confronto è tornato sull’invito rivolto da Cristo a Francesco: «Va’ e ripara la mia Chiesa». Un compito che non appartiene soltanto al passato. Ciascuno, con la propria vocazione e il proprio carisma, è chiamato a prendere parte a questo «cantiere sempre aperto», contribuendo a rinnovare la vita della Chiesa a partire da se stesso e dalla propria comunità.
Il nono appuntamento di “Francesco ha gli occhi tuoi” ha restituito così all’annuncio la sua dimensione più profondamente francescana: non una strategia da applicare, ma una vita raggiunta dal Vangelo che, proprio per questo, diventa capace di comunicarlo agli altri.







