Nella Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, si è aperta il 30 settembre la prima serata del Triduo in preparazione alla Solennità di San Francesco, presieduta da padre Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa e Guardiano del Monte Sion (qui la prima meditazione)
Fr. Massimo Travascio, Custode della Porziuncola, ha accolto con parole fraterne il Custode di Terra Santa, ringraziandolo per la sua presenza ad Assisi. Fr. Massimo ha indicato il senso profondo di questo appuntamento spirituale, sottolineando l’attualità della testimonianza del Poverello di Assisi. «In un tempo in cui il rumore delle guerre copre le voci della giustizia e la logica del potere sembra imporsi sul sogno di una fraternità universale, la solennità del nostro Padre san Francesco ci invita ancora una volta a essere “voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore”», ha dichiarato. Ha poi richiamato l’armonia del Cantico delle Creature come modello di comunione e di speranza: «Siamo convinti che sia tempo di gridare sempre più forte il Vangelo della vita, di lasciarci scaldare il cuore dalla Parola di Dio e dalla testimonianza di san Francesco, per rendere visibile il sogno di Dio: la pace del Risorto per ogni uomo e ogni donna».
L’intervento di Padre Ielpo, incentrato sul Cantico delle Creature, ha posto al centro la domanda sulla possibilità di lodare Dio in tempi di sofferenza e di dolore, con uno sguardo che dall’esperienza di Francesco d’Assisi si apre ai drammi della storia contemporanea. «Quando mi è stato chiesto di predicare sul Cantico di Frate Sole – ha affermato padre Ielpo – mi sono subito domandato: come si può parlare di lode nella Terra Santa martoriata, in un tempo in cui donne, uomini e bambini vivono una sofferenza indicibile?».
Il Custode di Terra Santa ha mostrato come lo stesso Francesco abbia composto il Cantico non in un momento di gioia o di serenità, ma nel pieno della fragilità fisica e spirituale. Tornato dalla Terra Santa nel 1219, il Santo di Assisi era ormai segnato da infermità gravi e dalla progressiva cecità; accanto a queste sofferenze esteriori, vi erano poi le prove interiori: incomprensioni nella fraternità e il travaglio della Regola. «Il Cantico – ha ricordato padre Ielpo – è una lode partorita nel dolore. Francesco è un uomo ormai crocifisso, provato nella carne e nello spirito, ma proprio per questo trasfigurato: la sua sofferenza diventa spiraglio attraverso cui guardare la realtà con gli occhi di Dio».
Il cuore della meditazione ha toccato la certezza della salvezza, che per Francesco diventa sorgente di pace interiore. «È proprio la certezza della salvezza – ha sottolineato – che trasforma Francesco e lo rende capace di dettare il Cantico. Non una salvezza intesa in senso banale, come scampare a un pericolo o a una malattia, ma la salvezza evangelica: Cristo stesso che entra nella vita dell’uomo, come accadde a Zaccheo a Gerico. La salvezza è la presenza del Risorto che libera dal peccato e dalla morte e che, anche dentro l’oscurità della sofferenza, apre a una speranza indistruttibile».
Questo annuncio conserva una forza decisiva anche oggi, nei luoghi segnati da guerra e ingiustizia. Padre Ielpo ha richiamato la testimonianza dei cristiani di Gaza, che pur vivendo «in un inferno», mantengono uno sguardo di fede e di speranza. «Come è possibile? – si è chiesto – È la certezza di non essere soli, la certezza di una salvezza che trasfigura il dolore in lode». La conclusione ha riportato all’esperienza di Francesco: «Solo chi è certo che Cristo è qui, ora, in mezzo a noi, può avere occhi nuovi, capaci di vedere la realtà non con sfiducia, ma con uno sguardo pacificato, già abitato dal cielo. Questa è la nostra invocazione in questa sera: non un cuore che odia, ma un cuore riconciliato».







