Nel tempo sospeso che chiude le festività natalizie e apre simbolicamente l’anno nuovo, la Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli in Assisi ha accolto uno degli appuntamenti più alti e significativi della propria vita musicale e spirituale.
Lunedì 5 gennaio 2026, la Corale Porziuncola ha offerto il tradizionale Concerto di Canti Natalizi, un’elevazione musicale che si configura come sintesi liturgica, augurio e annuncio.
A guidare questo cammino è stato Padre Matteo Ferraldeschi, direttore della Corale dal 2022; all’organo, Angelo Silvio Rosati.
Il programma del Concerto
Il programma del Concerto , come da tradizione, ha privilegiato i grandi canti natalizi: «Ho notato che il pubblico, soprattutto a Natale, ama ascoltare brani della tradizione – sottolinea Padre Matteo Ferraldeschi – o comunque canti che si rifanno a motivi pastorali e al senso tradizionale del Natale». Accanto ai classici italiani come Tu scendi dalle stelle e Astro del Ciel, trovano spazio anche Carol della tradizione inglese: «Noel Noel, il primo Natale, oppure Christmas Lullaby di John Rutter, che cantiamo con testo italiano e che il pubblico apprezza tantissimo – continua il Direttore della Corale -. Crea un clima molto caldo, adatto alla meditazione, suscita nell’animo quella dolce tenerezza tipica del Mistero dell’Incarnazione».
Il Concerto porta un titolo carico di simbolismo: “Brilla una luce in cielo”, tratto da un canto di Don Luciano Migliavacca, «tra i più grandi direttori di coro e compositori italiani del ‘900, già direttore della Cappella Musicale del Duomo di Milano, che assieme a Domenico Bartolucci, Terenzio Zardini e Valentino Miserachs è uno dei nostri autori preferiti».
Il valore profondamente francescano del Concerto
Ma quest’anno l’appuntamento assume un valore ulteriore e profondamente francescano: «Questo concerto di Canti Natalizi è l’occasione per la Corale Porziuncola di inaugurare l’Ottavo Centenario della morte di San Francesco. La solennità del Natale, infatti, era amata da Francesco con particolare predilezione tanto da voler vedere con i propri occhi l’Incarnazione del bambino Gesù con la realizzazione del Presepe vivente di Greccio».
In questo senso, il canto diventa memoria viva, annuncio e profezia. Un segno di speranza, come lo stesso Padre Matteo riconosce: «La nostra attività musicale, che è prettamente liturgica, è da molti ritenuta un modello, e qualcuno la guarda anche come una speranza, perché la situazione della musica liturgica, purtroppo, non è rosea ovunque. Da più parti ci viene chiesto di “non mollare”. Noi cerchiamo di salvaguardare la tradizione e, nello stesso tempo, di accogliere il meglio delle proposte attuali, senza perdere qualità, anche nelle cose più piccole: tutto questo lo insegna il Concilio Vaticano II».
Padre Matteo alla direzione del “Coro dei Direttori di coro italiani”
Padre Matteo Ferraldeschi, figura riconosciuta nel panorama della musica sacra italiana, reduce da una recente e prestigiosa esperienza vissuta il 28 dicembre, quando è stato chiamato a dirigere, nella Basilica del Santuario di Pompei, il coro costituito dai direttori di coro italiani in occasione del Giubileo 2025, promosso dall’Associazione Nazionale Direttori di Coro Italiani (ANDICI).
Un’esperienza intensa, tanto per il valore simbolico quanto per le condizioni concrete in cui si è svolta. Padre Matteo la racconta con semplicità e lucidità: «È stato un bel momento, connubio tra arte e spiritualità, collaborazione e condivisione tra musicisti. La gente al santuario era numerosa ed ha mostrato commosso apprezzamento». Un coro formato da sessantacinque-settanta elementi, tra direttori di coro e cantori scelti, preparato in tempi estremamente ridotti: «Ho accettato l’invito a dirigere il Coro durante la Santa Messa, scegliendo i canti dal repertorio gregoriano e tradizionale, classico».
La formazione di P. Matteo affonda le radici in un percorso di studio e di vita profondamente intrecciato alla tradizione della Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli e della scuola musicale ecclesiastica romana: «Io ho studiato fondamentalmente al Pontificio Istituto di Musica Sacra a Roma, come i miei predecessori: Padre Maurizio Verde, Padre Antonio Giannoni, Padre Alberto Cerroni, Padre Evangelista Nicolini e Padre Pietro Starnini. Da loro, avendoli conosciuti ed essendo stato alla loro scuola, ho appreso una tradizione di amore, di custodia e di valorizzazione del patrimonio sacro, classico e popolare, ma anche con un’apertura alle composizioni contemporanee».
Un cammino iniziato ad Assisi nei primi anni Duemila, proseguito a Roma e poi ritornato alla Porziuncola: «Sono qui dal 2020, dopo esserci stato negli anni 2002-2008. In quel tempo ho avuto una buona formazione a partire dai miei maestri; poi a Roma ho fatto le mie esperienze, sia come studente che mettendo sul campo quanto appreso. Ho avuto la fortuna di cantare con direttori molto bravi e di servire la liturgia del Papa come direttore del Coro Guida “Mater Ecclesiæ” in San Pietro, e come cantore della Cappella Giulia».
La Corale Porziuncola
Lo stesso orizzonte liturgico è il cuore pulsante della Corale Porziuncola, la cui attività domenicale e festiva è profondamente radicata nel servizio alla celebrazione: «Dal 2022 sono direttore della Corale Porziuncola, la Cappella Musicale della Basilica. Riorganizzata nel 1949 da padre Pietro Starnini, ha attraversato le sfide della riforma liturgica grazie soprattutto a padre Antonio Giannoni, che ha custodito, selezionato e tramandato un vastissimo repertorio: vetera et nova… Il mio impegno è soprattutto in chiave liturgica, perché opero in una Basilica Papale: qui, infatti, come in tutte le Basiliche e Cattedrali, la liturgia – parole dei numerosi documenti della Chiesa stessa – è chiamata ad essere il modello, e quindi celebrata, con profonda competenza, nel rispetto delle norme che la regolano, anche quelle musicali, quest’ultime troppo spesso disattese o ignorate».
Il ricco Archivio musicale della Corale testimonia l’impegno e la cura per il servizio liturgico: canto gregoriano, laudi, polifonia sacra classica e moderna, brani liturgici di ieri e di oggi, semplici o più complessi per vari organici vocali, a testimonianza anche delle fasi vissute dalla medesima corale a livello di grandezza numerica e “assortimento” vocale.
Ed è proprio da questa fedeltà che nasce il Concerto di Canti Natalizi, uno dei momenti culminanti dell’anno: «Il concerto di Natale va sempre verso la fine delle feste perché vuole essere una sintesi del messaggio augurale che dal Natale si estende a tutto il nuovo anno: un augurio di pace, di serenità, di benedizione del Buon Dio».
Il 5 gennaio 2026, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, la luce del Natale continuerà a brillare. E sarà il canto della Corale Porziuncola a custodirla e a offrirla, ancora una volta, alla Chiesa e al mondo.







