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Cagliari celebra San Salvatore da Horta

La Chiesa di Cagliari rinnova la testimonianza del santo francescano, pellegrino di speranza e strumento della grazia

Il 18 marzo a Cagliari si è celebrata la Solennità di San Salvatore da Horta presso il Santuario di Santa Rosalia, casa filiale del vicino Convento di San Mauro. Una festa preparata con cura e vissuta intensamente già a partire dalla vigilia, in un clima di profonda devozione e partecipazione popolare.

Già il giorno precedente, infatti, le reliquie del santo, dopo aver visitato numerose chiese della regione, hanno raggiunto la comunità di Quartu Sant’Elena. I frati di San Mauro, insieme ai confratelli del convento di Santa Rosalia, custodi del culto del santo, hanno promosso questo cammino inserendolo nel contesto dei “nove mercoledì” a lui dedicati.

La vigilia: tra memoria, processione e adorazione

Nel pomeriggio della vigilia, la veglia di preghiera è stata presieduta dal Vescovo di Cagliari Mons. Giuseppe Baturi, e culminata nella processione dal convento di San Mauro al santuario di Santa Rosalia: un cammino condiviso, fatto di silenzio, luce e affidamento.

Alla luce delle Beatitudini del Vangelo di Matteo, Mons. Giuseppe Baturi ha offerto una riflessione segnata dalla “nostalgia” di una vita piena e compiuta. «Esiste anche una memoria del futuro», ha affermato, indicando nel desiderio di felicità e verità il segno di una vocazione più grande. Il cuore del messaggio è stato chiaro: «la ragione del vivere non è il consenso degli altri, ma è l’amore per Cristo», unica forza capace di unificare l’esistenza e sostenerla anche nelle prove, come accadde al santo francescano, che «ha vissuto per Cristo» senza dipendere dal giudizio umano.

Il richiamo alla speranza cristiana è risuonato come certezza e promessa: «Siamo nati per la vita, per la gioia eterna: vedremo Dio». In San Salvatore si manifesta il mistero dell’accoglienza divina: «noi siamo accolti nella misura in cui ci consegniamo». La santità appare così come esperienza concreta di abbandono in Dio, capace di dare senso al dolore e al cammino dell’uomo.

In serata la preghiera della veglia è proseguita con l’adorazione eucaristica.

Il giorno della festa: la devozione dei pellegrini

Numerosi i pellegrini che, sin dalle prime luci dell’alba del 18 marzo, si sono avvicendati presso il luogo che custodisce il corpo del santo catalano-calaritano. Molti hanno partecipato alle Sante Messe, altri si sono raccolti in preghiera per un gesto semplice ma sincero di devozione verso il grande taumaturgo e intercessore, frate minore umile e, proprio per questo, insignito di grandi carismi.

Alle ore 11.30 ha avuto inizio la solenne Celebrazione eucaristica presieduta da Fra Francesco Piloni, Ministro Provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna. Con lui hanno concelebrato numerosi frati operanti nell’isola, giunti da diverse parti della Sardegna.

Un “frutto maturo” del carisma francescano

Nel contesto dell’anno giubilare francescano per gli 800 anni dalla Pasqua di San Francesco d’Assisi, fra Francesco Piloni ha indicato San Salvatore da Horta come «un frutto maturo del carisma di Francesco», capace di incarnare una fede concreta e operosa.

La santità, ha ricordato, nasce da una vita vissuta nel Vangelo: «avere i piedi sempre in cammino nella fede e le mani sporche di umanità», perché Dio stesso «si è sporcato le mani con noi». Celebrare i santi non è dunque memoria sterile, ma invito personale: «questo cammino cristiano è possibile anche per te, per me, per ciascuno di noi».

Al centro dell’omelia è emerso il mistero del cuore umano, luogo in cui Dio opera con pazienza e misericordia. San Salvatore, come Francesco, è stato descritto come un uomo trasformato interiormente: «ha avuto un cuore lavorato da Dio», reso semplice, umile e capace di amare senza trattenere nulla per sé.

L’invito rivolto ai fedeli è stato chiaro: lasciarsi raggiungere e trasformare dalla grazia, senza maschere né difese. «Ogni cuore è un cantiere aperto per Dio». La santità non è perfezione ideale, ma disponibilità a lasciarsi amare e cambiare, anche nella fragilità. Il Vangelo, ha concluso Piloni, «non è una favola romantica ma la storia reale di un Dio che sceglie uomini fragili».

I segni della devozione: pane e olio benedetti

Nel corso della giornata, i frati minori hanno dispensato l’olio e il pane benedetti, in ricordo dei carismi di guarigione del santo. Segni semplici ma profondi, che alimentano una devozione già molto viva nei fedeli, i quali, nella loro semplicità, avvertono il bisogno di “toccare” e lasciarsi “toccare” dalla grazia che attraverso questi gesti si rende tangibile. I due giorni della memoria di San Salvatore da Horta si sono conclusi con la Celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Mauro Farci, Vescovo di Iglesias.

Lo sguardo riconoscente di fra Graziano

Al termine di queste intense giornate, fra Graziano Malgeri del Convento di San Mauro e responsabile del SOG Sardegna ha offerto una lettura profondamente spirituale e grata dell’esperienza vissuta, definendola anzitutto come «giorni di grazia e di vera fraternità», segnati dall’impegno comune di celebrare l’Altissimo, di cui San Salvatore da Horta è «un felice ed edificante riflesso». «Quello che rimane di questi giorni – sottolinea fra Graziano –  è il clima di comunione che ha accompagnato ogni momento: dalla celebrazione del Transito, vissuta nella chiesa di San Mauro, alla partecipazione raccolta e numerosa dei fedeli attorno al loro pastore, Giuseppe Baturi, fino al segno luminoso della processione serale, accompagnata dalla preghiera e dal canto. Un cammino reso ancora più significativo dalla presenza delle reliquie, pellegrine tra le parrocchie dell’arcidiocesi, e culminato nell’adorazione eucaristica, vissuta come un vero “episodio di cielo”, capace di accendere nei cuori il desiderio della vita eterna».

Una festa che rinnova la gioia del Vangelo

Nel suo sguardo, il giorno della solennità è stato il compimento naturale dell’itinerario di fede: un flusso continuo di pellegrini, la preghiera silenziosa davanti all’urna del santo, la gioia della celebrazione condivisa. Particolarmente significativa la solenne Eucaristia presieduta dal Ministro Provinciale, che ha invitato tutti a contemplare l’umiltà di San Salvatore, «degno figlio» di San Francesco d’Assisi. Fra Graziano parla della bellezza di una fraternità concreta, fatta di volti, di preghiera e di condivisione, culminata anche in momenti semplici e gioiosi come il pranzo fraterno. Una festa che, nelle sue parole, ha reso visibile un Vangelo vissuto e annunciato, sull’esempio del santo, capace di andare incontro agli uomini e di portare ovunque «il buon profumo di Cristo», facendosi presenza viva di consolazione e misericordia.

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