Ogni volta che conclude una telefonata con la madre, riceve la stessa richiesta: «Figlio mio, prega per il tuo Paese, perché finisca questa situazione». Una richiesta semplice, che lo accompagna nella preghiera e diventa intercessione per un popolo ferito, che soffre e grida il desiderio di libertà e di pace.
A parlare è Fra Danilo Bellorin, frate minore della Provincia Serafica di San Francesco d’Assisi, venezuelano originario di Maracay e da anni residente in Italia. La sua testimonianza aiuta a comprendere il dramma umano e spirituale che attraversa oggi il Venezuela, un Paese segnato da una crisi profonda, non solo materiale ma esistenziale, che ha generato una diaspora senza precedenti nella sua storia.
Oggi il paese continua a occupare le cronache internazionali come un corpo sociale profondamente ferito, mentre attraversa una crisi che non è solo economica, ma esistenziale. La recente cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti ha impresso una brusca accelerazione a una situazione politica cristallizzata da decenni, segnata da un’emigrazione che ha ormai superato i 9 milioni di persone: famiglie, comunità ecclesiali e tessuti sociali sono stati spezzati. In questo scenario di incertezza, la voce di Fra Danilo si fa eco di un popolo che, pur nel dolore, cerca di custodire la propria identità e di aprirsi a un futuro di riconciliazione. «Vediamo un segno di speranza – afferma – una timida finestra di libertà che si sta aprendo. Preghiamo perché non prevalgano logiche di violenza e di caos, ma si affermi il bene delle persone e della pace».
La sua riflessione nasce da un’esperienza personale maturata nel tempo. «In questi anni – e ne sono testimone – ho visto come il potere e il denaro abbiano trasformato persone che un tempo lottavano per i poveri, per i diritti umani, per la giustizia e la pace». Avvocati, leader sociali, insegnanti, uomini e donne della Chiesa, membri di associazioni cattoliche: figure che, secondo il frate, hanno progressivamente smarrito le ragioni ideali che li avevano animati. «Prego per loro, perché si convertano e tornino a essere figli della luce».
La sua preghiera si allarga fino a comprendere l’intero Paese. «Sono certo che il Signore ascolta il mio grido e quello di tante persone che oggi soffrono persecuzioni perché pensano in modo diverso, di milioni di venezuelani che desiderano tornare a casa, della Chiesa minacciata, delle famiglie divise. Prego perché si ritrovi un punto di incontro e di comunione, perché chi la pensa diversamente non sia visto come un nemico, e perché torni il rispetto per la vita, riscoperta come dono di Dio».
Per comprendere il presente, Fra Danilo invita a guardare al passato recente. Era il 1999 quando Hugo Chávez salì al potere in un clima di grande aspettativa. «Sembrava davvero un tempo di cambiamento e di speranza – ricorda – e la gente era affascinata». Parole che restituiscono il senso di un’illusione collettiva, maturata in un contesto che progressivamente ha conosciuto una concentrazione del potere e una profonda trasformazione del tessuto istituzionale.
Tra gli aspetti più dolorosi della sua testimonianza emerge la questione dei simboli nazionali, letti come espressione dell’identità profonda di un popolo. Mostrando la bandiera che porta con sé, spiega come le modifiche apportate dal regime – l’aggiunta di una stella, il cambiamento dello stemma e dell’orientamento del cavallo – non siano stati gesti puramente estetici, ma il segno di una frattura più radicale, capace di incidere sull’anima collettiva di una nazione tradizionalmente orientata alla pace e alla libertà.
Il ritorno in Venezuela nel 2023 ha confermato al frate la gravità della situazione. «Mi sono trovato davanti a una realtà molto difficile: il Paese è come tornato indietro di cinquant’anni». La mancanza di servizi essenziali, le infrastrutture deteriorate, le strade deserte hanno dato l’impressione di una terra provata nel profondo. «Il percorso dall’aeroporto fino a casa sembrava quello di un Paese passato attraverso una guerra».
In questo contesto, la Chiesa ha continuato a svolgere un ruolo silenzioso ma decisivo, cercando di sostenere la popolazione attraverso aiuti umanitari e una presenza pastorale costante, spesso ostacolata da difficoltà operative e logistiche.
Nonostante tutto, Fra Danilo non rinuncia alla speranza. «Oggi vediamo una luce: in tanti Paesi e città dove vivono venezuelani, si prega. È una speranza concreta, perché qualcosa sta cambiando e può aprire a una situazione diversa». La sua lettura resta profondamente spirituale: più che un cambiamento strutturale, ciò che auspica è una conversione del cuore, personale e collettiva.
La testimonianza si chiude come una professione di fede. «Siamo un popolo di pace, un popolo che desidera vivere nella vera libertà, un popolo cristiano che non ha mai perso la speranza».
In questo spirito, Fra Danilo invita a un momento di preghiera l’8 febbraio ad Assisi: «Pregheremo per la pace in Venezuela e per tutti coloro che soffrono, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, alle ore 11.30». Un invito che supera i confini nazionali e interpella chiunque creda che la dignità umana, la riconciliazione e la giustizia restino orizzonti possibili, anche dopo le notti più oscure della storia.







