La Santa Messa crismale del mercoledì santo nella Cattedrale di San Rufino in Assisi è stata presieduta il 1° aprile dal nuovo vescovo di Assisi-Nocera U.-Gualdo T. Mons. Felice Accrocca che in questa celebrazione ha potuto incontrare, con profonda emozione, tutta la Chiesa diocesana riunita attorno al proprio pastore.
La Messa Crismale viene celebrata, per sua natura e significato, nella chiesa madre della diocesi, simbolo dell’unità della Chiesa locale e presieduta dal Vescovo diocesano, in quanto successore degli Apostoli, capo della Chiesa locale e garante dell’unità e della fede apostolica.
Durante la messa è avvenuto il rito di benedizione degli oli santi – l’olio dei catecumeni, l’olio degli infermi e il Crisma – simboli tangibili della presenza di Dio e del suo operato salvifico tra i fedeli, destinati a essere strumenti di guarigione, consacrazione e iniziazione alla vita cristiana. I sacerdoti presenti hanno riaffermato il loro impegno a servire Cristo, la Chiesa e il mondo con amore e dedizione, rinnovando il loro “sì” al servizio del popolo di Dio e confermando la continuità del cammino sacerdotale, radicato nella fede e nella responsabilità verso la comunità di fedeli.
Per la Provincia Serafica, erano presenti come concelebranti il Ministro Provinciale dei frati minori Fra Francesco Piloni, il Vicario episcopale per la Basilica di Santa Maria degli Angeli Fra Massimo Travascio e il Vicario Provinciale Fra Danilo Tremolada, insieme ad altri numerosi presbiteri diocesani e religiosi che prestano servizio nei Santuari Francescani e nelle diocesi.
Diffondere il Suo profumo
La riflessione di Mons. Accrocca si è elevata come un invito alla riscoperta dell’essenza gratuita dell’amore divino, ponendo la Chiesa sotto il primato della Parola. Commentando l’Apocalisse, l’Arcivescovo ha voluto scardinare ogni visione utilitaristica del sacro, ricordando che l’appartenenza al “popolo sacerdotale” non nasce da un merito, ma da un’elezione d’amore che precede ogni nostra risposta. Nella sua omelia Mons. Accrocca ha detto: «Dio ci ama, e quindi deve essere amato tra noi, non per timore d’inferno, neppure per desiderio di paradiso, ma perché Amore». Citando Basilio il Grande, il presule ha messo in guardia i fedeli da un “amore mercenario” che cerca Dio solo per interesse, esortando invece a una maturità spirituale che sappia riconoscere in Dio il fine ultimo della vita, ben oltre l’idea di un giudice pronto a punire.
La logica del servizio
Il cuore del discorso si è poi spostato sulla natura del ministero e della vocazione all’interno del “corpo crismato” della Chiesa. Mons. Accrocca, rivolgendosi ai confratelli e ai fedeli, ha spogliato l’autorità di ogni pretesa di privilegio, ribaltando la logica del potere in quella del servizio e del dovere verso l’unità. «Cari Fratelli, davanti a voi non ho diritti: ho più doveri. L’Ordine ci dà innanzitutto dei doveri verso i fratelli», ha affermato con forza, sottolineando come la testimonianza della pace e della comunione debba essere, innanzitutto, un atto interno alla comunità ecclesiale. La bellezza della Chiesa, secondo il Pastore, risiede nella capacità di gioire per il bene altrui: citando San Francesco, ha ricordato che invidiare il bene che Dio opera attraverso un altro fratello significa commettere un peccato di bestemmia contro lo Spirito.
L’omelia si è conclusa con una sfida lanciata alla quotidianità dei credenti: diventare un segno tangibile nel mondo attraverso la coerenza tra parola e vita. Mons. Accrocca ha espresso il desiderio di una Chiesa che non si limiti a narrare le gesta dei santi, ma che accetti la propria croce per diffondere la fragranza del Vangelo nel tempo presente. «È così che potremo diffondere, come corpo crismato, il profumo di Cristo. Questo profumo, il profumo della vita cristiana, chiede davvero la nostra vita», ha esortato l’Arcivescovo, invitando i catecumeni, gli infermi e i cresimandi a testimoniare il “sacerdozio regale” non con i discorsi, ma con la fedeltà nell’ora della prova e del servizio reciproco.
Infine, al termine della celebrazione, sono stati ricordati gli anniversari di sacerdozio: 25 anni per Fra Saul Tambini, Fra Danilo Tremolada e Fra Michele Ardò.







