L’ultimo messaggio ci raggiunge dall’aeroporto dell’Havana, mentre Fr. Francesco Piloni è; in attesa del volo di rientro, al termine di una settimana trascorsa a Cuba, nella visita canonica che ha toccato il cuore della comunità;. è; l’epilogo di un viaggio (qui il sesto giorno) che non si misura solo in chilometri o giorni, ma in incontri, volti, preghiere e silenzi. Una settimana intensa, di ascolto e condivisione, di preghiera e fraternità;, in una terra lontana eppure sorprendentemente capace di parlare al cuore e vissuta con lo sguardo del pellegrino e la disponibilità; del fratello.
Il mattino della Domenica delle Palme: un Osanna che chiede salvezza
La giornata del 13 aprile si è; aperta con la celebrazione della Domenica delle Palme, vissuta tra un popolo che sa ancora dire il proprio Osanna con voce piena.
«è; stata una grande festa – dice fr. Francesco -. Un piccolo pellegrinaggio all’esterno della chiesa, poi la celebrazione: qui la gente viene per le Palme con una convinzione che emoziona. In Italia, spesso, quando benediciamo, le persone “schivano” l’acqua santa… qui invece, se non li bagni, guai! è; stato divertente, ma soprattutto significativo».
La liturgia della Passione, l’ascolto raccolto e partecipe, la semplicità; che diventa forza spirituale. Fr. Francesco lo racconta con emozione viva, sottolineando come la parola Osanna – che significa “salvaci” – abbia assunto un peso tutto particolare. «Questa parola racchiude tutto il desiderio di un’umanità; che vuole fiorire, che vuole vivere una vita piena, unita al Signore, anche dentro a condizioni spesso difficili. Ho ringraziato Dio per aver potuto vivere questa celebrazione, che ha fatto tanto bene alla mia piccola fede».
Il pellegrinaggio della memoria: dal cimitero francescano alla grande piazza
Il passo successivo lo conduce al cimitero, là; dove riposano i frati minori e i terziari francescani che, fin dal 1800, hanno seminato il Vangelo su questa isola. «Andare a pregare sulle loro tombe è; stato come dire grazie. Grazie per la compagnia che hanno offerto a questa terra, per le radici che hanno piantato, per un francescanesimo che, anche se piccolo, può germogliare in bellezza. C'è; una comunione profonda con chi ci ha preceduto, e questa comunione si sente qui, viva».
Poi la visita alla Plaza della Revolución, un luogo che fr. Francesco guarda con occhi attenti, senza sovrastrutture, cogliendone il simbolismo e la storia: nasce allora il ricordo della messa di San Giovanni Paolo II proprio in questa piazza. «Abbiamo riletto le parole del Papa durante la sua visita nel 1988, quando aveva esclamato «Cuba si apra con tutte le sue magnifiche possibilità; al mondo e il mondo si apra a Cuba!». Quelle parole, oggi, fanno ancora più riflettere».
Il pranzo fraterno e la forza di restare
A pranzo, l’ultimo grande momento di fraternità;. Tutti i frati insieme, seduti attorno a un’unica tavola, nella gioia della condivisione. «Abbiamo parlato di speranza, di come molti giovani qui scappano, perché sembra che venga loro sottratto il futuro. Ma anche di come restare, testimoniare, credere che Cristo ha vinto, vince e vincerà;, sia ancora possibile».
Nel pomeriggio, la seconda celebrazione eucaristica e poi i saluti, che hanno il tono caldo della famiglia. «Sono venuti in tanti, con una familiarità; costruita in una settimana appena. è; questa la potenza del francescanesimo: si entra nel cuore della gente con verità;, senza maschere. E quella verità; resta».
Affrontare la Settimana Santa con uno sguardo diverso
Dal terminal dell’aeroporto, Fr. Francesco ammette come questo viaggio abbia lasciato una traccia, che insegna il silenzio, la lode, l’umiltà;. «Partire da Cuba oggi significa affrontare la Settimana Santa con uno sguardo diverso, più denso, più arricchito. E ciò che ho ricevuto – nei gesti più semplici, nei volti più umili, nei sorrisi più veri – resterà; formidabilmente vicino al mio cuore».







