In questa intensa giornata di sabato 21 marzo, Assisi respira un’aria di profonda sacralità. Mentre ci avviniamo alla conclusione dell’ostensione delle spoglie di san Francesco, la Basilica di Santa Maria degli Angeli e la Domus Pacis sono diventate il grembo di una riflessione che trasforma il timore della fine in una luminosa apertura verso l’eterno. La mattinata ha avuto il suo inizio spirituale proprio ai piedi della Porziuncola, con la solenne celebrazione eucaristica presieduta da Sua Eccellenza Monsignor Ivan Maffeis, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve. In un clima di grande fraternità, hanno concelebrato il Ministro Provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, Fra Francesco Piloni, e il Predicatore della Casa Pontificia, Fra Roberto Pasolini, circondati dai tanti convegnisti giunti da ogni parte d’Italia.
Spostandoci nell’Auditorium della Domus Pacis, i lavori sono entrati nel vivo con l’apertura di Fra Pietro Maranesi, che ha saputo delineare con precisione la sottile ma cruciale differenza tra la morte intesa come rovina e quella accolta come sorella. Da questa premessa, il panel della mattinata sul tema della “Morte” ha esplorato il mistero del morire attraverso quattro “sguardi” che hanno attraversato la psicologia, i media, la scuola e la sociologia. La psicoterapeuta Beatrice Toro ha guidato l’assemblea tra le pieghe dei diversi tipi di lutto — da quello ambiguo a quello congelato — indicando nella saggezza della presenza e nel coraggio di “stare” nel dolore la postura più efficace per non restare intrappolati nel trauma. Il giornalista Alessandro Sortino ha poi scosso la platea con una provocazione necessaria, interrogandosi sul perché la morte, pur essendo il tabù per eccellenza, diventi così facilmente una “notizia” di successo mediatico; una dinamica che forse nasconde il nostro bisogno inconfessato di confrontarci con l’unico evento che riguarda davvero ognuno di noi. Il ritmo della riflessione si è fatto ancora più vitale con l’intervento di Marco Erba, scrittore, che parlando con il linguaggio di chi vive ogni giorno accanto agli adolescenti ha proposto tre coppie di parole come antidoti al nichilismo contemporaneo: sostituire il giudizio tagliente con lo sguardo che accoglie, il possesso egoistico con la logica del dono e la ricerca ossessiva della perfezione con la bellezza liberante del perdono. A chiudere questo primo blocco, Massimiliano Padula, sociologo, ha illustrato i concetti di spettacolarizzazione e mercificazione della vita digitale, descrivendo con tratti inquietanti il fenomeno del “foreverismo” e dei cimiteri virtuali, dove la tecnologia tenta di attivare una memoria affettiva che rischia però di restare prigioniera dello schermo.
Il vertice teologico della mattinata è stato raggiunto con la parola di Fra Roberto Pasolini. Il Predicatore della Casa Pontificia ha condotto i presenti dentro il cuore della Sacra Scrittura, mostrando come la Parola di Dio non ignori la drammaticità della morte, ma la attraversi e lo ha fatto partendo dal tema della nudità.
Nella seconda parte della mattinata, la concretezza del quotidiano è emersa attraverso il dialogo tra un medico palliativista, Giulia Nazzicone, un rianimatore pediatrico, Alberto Giannini, e un cappellano d’ospedale, fra Luigi Cavagna. Da queste voci è scaturito un appello unanime alla costruzione di un’alleanza autentica con chi è nel dolore, fondata sulla cura della persona nella sua interezza.
Nel pomeriggio, prima di dare spazio ai vivacissimi workshop tematici, la riflessione si è arricchita di ulteriore bellezza: lo scrittore Edoardo Rialti ha esplorato la morte narrata nella letteratura, svelandone il fascino e il mistero nelle grandi pagine degli autori di ogni tempo, mentre fra Emanuele Rimoli ha offerto una sintesi teologica capace di ricucire i frammenti del discorso umano nel disegno di Dio.
Subito dopo, il convegno si è articolato in una serie di vivacissimi workshop, che hanno permesso ai convegnisti di scegliere l’argomento più vicino alla propria sensibilità o al proprio servizio. Si è passati dall’approfondimento morale sulla “morte sorella” alla narrazione della memoria come valore del ricordo per chi resta, fino a esercizi di profonda consapevolezza come la scrittura della propria lettera di addio. Altri gruppi si sono concentrati sull’accompagnamento spirituale e la supervisione degli operatori in Hospice, sulle sfide delle cure palliative domiciliari, sul delicatissimo tema dell’accompagnamento dei bambini o sulla provocazione letteraria e filosofica della morte di Ivan Il’ič.
Infine, la giornata ha regalato un momento di pura festa e commozione con lo spettacolo “Hai turbato la Signora. Festa dei morti e dei vivi“. Tra i versi potenti del poeta Davide Rondoni e le note vibranti dei musicisti dell’Orchestra Popolare Italiana, Alessia Petrilli e Raffaello Simeoni, la morte è stata celebrata non come fine, ma come parte di una danza eterna. È stata la dimostrazione plastica di come, nel solco dell’intuizione francescana, la poesia e la musica possano cantare la Vita anche davanti al suo tramonto, trasformando il teatro della Domus Pacis in un luogo di incontro tra il cielo e la terra.







