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Francesco: uomo ecclesiale

Fra Fabio Nardelli ci accompagna in un viaggio in quattro tappe alla riscoperta del Poverello di Assisi: terzo appuntamento con Francesco uomo ecclesiale

In occasione dell’ottavo centenario della Pasqua di San Francesco d’Assisi, il Dossier Francesco 1226–2026 (Uniti nel dono) propone un itinerario in quattro tappe che accompagna i fedeli alla riscoperta di una delle figure più radicali e profetiche della storia cristiana.

A guidare il percorso è padre Fabio Nardelli, dell’Ordine dei Frati Minori, che insegna anche presso la facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense.

L’itinerario è giunto al terzo appuntamento (clicca qui per leggere la seconda tappa è dedicata a Francesco come “uomo evangelico”), nel quale Fra Fabio propone un approfondimento del Poverello di Assisi come uomo ecclesiale.


dal Dossier. Francesco, 1226-2026: uomo ecclesiale (3)

Francesco e la santa “madre” Chiesa

In seguito all’intuizione evangelica, le Fonti francescane attestano che Francesco si recò a Roma dal “signor Papa” forse nel 1209, per richiedere l’approvazione della sua “forma di vita” (cfr. FF 372-376). Questo atteggiamento concreto del Poverello manifesta il suo forte “sentire cum Ecclesia”, che non può essere considerato solamente in maniera formale, come atto di dovuta obbedienza, ma è una interpretazione della creatività dello Spirito che invita a compiere un esodo e a vivere come l’ispirazione evangelica in vista della riforma della Chiesa.

Riflettendo sull’idea di rinnovamento della Chiesa, secondo Francesco d’Assisi, si considerano due aspetti particolarmente caratteristici della sua riflessione ecclesiologica: a) l’immagine della casa e, quindi, l’aspetto materno della Chiesa; b) la dimensione dell’annuncio del Vangelo. Innanzitutto, si può affermare che è la Chiesa la sua casa, sua madre e la sua famiglia. Essa, infatti, è lo spazio di vita nel quale si compiva la sua speranza. La Chiesa, quindi, è la grande “fraternità” chiamata a raggiungere tutti, perché diventino veri fratelli in Gesù Cristo: non è un concetto, né un’organizzazione con una storia passata, ma è la Madre in cui si riflette l’immenso amore di Dio. La Chiesa, infatti, si mostra “madre” camminando in questo mondo tra speranze e difficoltà, con uomini santi e peccatori e vivendo la sua storia secondo la donazione totale di Cristo e ciò potrebbe consentire ad essa di manifestare la sua bellezza come istituzione unita, serva e povera, nella continua lode di Dio e intenta a mostrare la via salvifica del Vangelo.

Comunione e fedeltà

In tale contesto di un sempre più crescente “fervore” riformatore, ad opera di tanti movimenti sorti tra il XII e il XIII secolo, nacquero una serie di gruppi che cercavano sinceramente di essere fedeli al Vangelo e condurre una vita autenticamente cristiana e questa situazione storica ed ecclesiale influì fortemente sul modo di concepire la Chiesa da parte di Francesco d’Assisi. Per il Poverello esiste una sola Chiesa, cioè quella che si siede alla mensa con Cristo per celebrare l’Eucaristia. Ciò che ripeteva continuamente ai frati era di essere saldi nella fede cattolica e di vivere cattolicamente. Questa in realtà fu la prima conseguenza dell’opzione fondamentale proposta da Francesco: “vivere in conformità al santo Vangelo”, nella Chiesa, per preservare l’unità e conservare la Parola, secondo il volere di Cristo. In questo cammino emerge chiaramente la dimensione della comunione, che può essere definita concretamente come la buona notizia, e come rimedio donato dal Signore contro la solitudine. Pertanto, la Chiesa è una comunità di fedeli chiamati a vivere la parola di Dio in comunione fraterna, servendosi l’un l’altro secondo il comandamento nuovo (cfr. Gv 13,34), dando testimonianza del Signore risorto, e celebrando nel tempo la sua memoria fino al suo ritorno (cfr. 1Cor 11,23-26).

Missione e riforma

La seconda caratteristica “rinnovatrice” della visione ecclesiologica di Francesco consiste sicuramente nella chiamata all’annuncio evangelico. Riprendendo l’espressione di Paolo VI, per il quale «la Chiesa esiste per evangelizzare» (EN 14), viene riaffermata l’imprescindibile vocazione e il dovere che è chiamata a svolgere nel mondo: per Francesco, figlio fedele della Chiesa, il suo primo compito fu quello di portare la Buona Novella a tutti gli uomini, trasformando il cuore della stessa umanità. Per il Poverello si tratta di annunciare pubblicamente l’opera della salvezza compiuta da Dio con la morte e risurrezione del Figlio: è la proclamazione del mistero pasquale a tutte le genti e lo Spirito è colui che ispira, dirige e anima a porre nel cuore degli uomini il messaggio evangelico. L’annuncio suscita la ricerca delle ragioni per credere, l’esperienza di vita cristiana, la celebrazione dei sacramenti, la testimonianza missionaria. Il vangelo è per gli uomini e, più che un’esigenza, è un’offerta gioiosa di vita in povertà, missione e itineranza.

In diversi passaggi dei suoi scritti Francesco parla del proprio rapporto con la Chiesa, ma vanno ricordate principalmente le dichiarazioni all’inizio di ciascuna Regola (cfr. FF 3;76). Egli utilizza di proposito l’espressione singolare “fede” (nei sacerdoti, nei chierici, nelle chiese) proprio per esplicitare la radice e il fondamento divino della sua scelta e appartenenza a tale istituzione. A cui aggiunge, come ulteriore elemento che esprime questo legame istituzionale, la “figura del cardinale protettore”. Le iniziative di rinnovamento, come anche quella degli Ordini mendicanti, in un’epoca di sette ed eresie, si può annoverare tra i più importanti esempi di “riforma della Chiesa nella Chiesa” (Da segnalare F. Nardelli, Riforma nella Chiesa. Un percorso storico-teologico, Cittadella editrice 2025).

Il messaggio di san Francesco oggi

Nell’attuale contesto ecclesiale la riforma è una realtà costitutiva della Chiesa e, proprio per la sua dimensione umana, la Chiesa ha sempre bisogno di riformarsi per tornare al Vangelo, che è l’essenziale del suo annuncio. In continuità con l’esperienza del Santo di Assisi, anche Papa Francesco aveva rilanciato la forza del vivere il messaggio della salvezza nella fedeltà al Vangelo (cfr. EG 271) e, in sintonia con quanto affermava il Concilio (cfr. LG 8), ciò non significa che il Vangelo sia proprietà esclusiva della Chiesa, piuttosto che è la misura della fedeltà della Chiesa a Gesù Cristo. Leone XIV, in continuità con il suo predecessore, presenta una visione di Chiesa chiamata a custodire l’unità nella costante tensione missionaria e seguendo uno stile sinodale. Pertanto, l’invito è a costruire una Chiesa fondata sull’amore di Dio e che sia segno di unità; una Chiesa missionaria, che apre le braccia al mondo, che annuncia la Parola, che si lascia inquietare dalla storia, e che diventa lievito di concordia per l’umanità.

Guardando all’esperienza di Francesco d’Assisi e, soprattutto, al contributo che ancora può dare al contesto ecclesiale attuale, si possono desumere alcuni elementi caratteristici che possono orientare ogni battezzato nel suo cammino di vita cristiana. L’esperienza “materna” che vive Francesco nella fraternità minoritica è un invito costante a rinnovare il nostro modo di guardare alla Chiesa nel suo divenire. La realtà materna della Chiesa diviene un modo con cui “prendersi cura”, rendendosi prossimi e, in particolare, divenendo attenti alle necessità di tutti, soprattutto degli ultimi. La dimensione “sacramentale” della Chiesa, che si può ritrovare chiaramente nel suo Testamento, diviene anche per il credente attuale un’opportunità per recuperare la presenza di un “luogo di salvezza” in cui sperimentare l’intima comunione con Dio e con tutto il genere umano.

La realtà dell’universalità e, quindi, della cattolicità, particolarmente cara a frate Francesco, diviene un invito per tutti ad allargare gli orizzonti nella prospettiva evangelizzatrice come opportunità per testimoniare le grandi opere di Dio.

 

Fabio Nardelli, ofm

Pontificia Università Lateranense

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