È stata inaugurata il 13 marzo, presso la Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, la mostra “Giotto e san Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento”, grande evento espositivo organizzato nell’ambito delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.
La rassegna, aperta al pubblico dal 14 marzo al 14 giugno 2026, è curata da Veruska Picchiarelli ed Emanuele Zappasodi e propone un ampio percorso attraverso la straordinaria stagione artistica che tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento trasformò l’Umbria in uno dei centri più vitali dell’arte europea.
Alla cerimonia inaugurale erano presenti la Sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, la Presidente Regione Umbria Stefania Proietti, il Direttore dei Musei Nazionali di Perugia Costantino d’Orazio, il Direttore generale dei Musei – Ministero della Cultura prof. Massimo Osanna, il Presidente del Comitato Nazionale Davide Rondoni e la segretaria particolare del ministro della Cultura dott.ssa Elena Proietti Trotti.
Per la Provincia Serafica hanno partecipato fra Saul Tambini direttore del Museo della Porziuncola e la dott.ssa Donatella Vaccari curatrice del Museo della Porziuncola e referente per i Beni Culturali, che ha supervisionato e coordinato tutte le fasi di movimentazione e allestimento dell’opera della Maestà, in prestito alla mostra.
La Tavola del Maestro di Farneto
La Madonna col Bambino, il Profeta Isaia, il Profeta Daniele e fra Corrado da Offida è un dipinto su tavola che in questa occasione è stato oggetto di studi e approfondimenti da parte di Donatella Vaccari e Veruska Picchiarelli. L’opera di proprietà della Provincia Serafica era originariamente conservata presso il convento di San Damiano; dal 2018 è stata musealizzata ed è entrata a far parte delle collezioni del Museo della Porziuncola, presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi.
Il trasferimento dell’opera nella sede espositiva rappresenta un contributo significativo alla mostra, che intende raccontare il clima artistico e spirituale dell’Umbria tra XIII e XIV secolo, quando il carisma francescano e le innovazioni pittoriche introdotte da Giotto di Bondone segnarono una svolta decisiva nella storia dell’arte occidentale.
«Siamo felici – ha dichiarato Fra Saul Tambini – di contribuire con tale prestito all’allestimento di questa mostra e di continuare la preziosa collaborazione con la direzione della Galleria Nazionale». In questi anni, i Musei Nazionali di Perugia hanno portato avanti un vero e proprio percorso di avvicinamento culturale a questo anno anniversario con una serie di mostre tutte in qualche modo collegate alla figura straordinaria del Poverello di Assisi, evidenziando la sua influenza sullo sviluppo spirituale e culturale della nostra identità e della nostra storia. «In particolare – ha continuato Fra Saul – la tavola del Maestro del Farneto fa parte di questa originale rilettura di un passaggio così significativo della storia dell’arte: una vera rivoluzione, dovuta non solo alla figura isolata di Giotto di Bondone, ma anche a diversi di artisti, anche locali, come il Maestro del Farneto, che hanno contributo a questa svolta».
Una nuova rappresentazione dello spazio
L’esposizione ripercorre la felice congiuntura culturale che ebbe il suo centro nella Basilica di San Francesco, dove tra la fine del XIII secolo e i primi decenni del Trecento si sviluppò uno dei cantieri artistici più innovativi d’Europa. Proprio qui il linguaggio figurativo tradizionale della cosiddetta “maniera greca”, ancora legato alla tradizione bizantina, venne progressivamente superato da una nuova visione della pittura capace di rappresentare lo spazio, la corporeità e le emozioni con una forza fino ad allora inedita.
Il percorso espositivo, articolato in otto sezioni e oltre sessanta opere, mette in dialogo i grandi protagonisti di questa stagione – accanto a Giotto, artisti come Simone Martini e Pietro Lorenzetti – con i maestri umbri che seppero accogliere e reinterpretare in modo originale le nuove soluzioni figurative. Polittici ricomposti, croci dipinte, tavole restaurate e opere raramente esposte al pubblico restituiscono la ricchezza di una stagione creativa di straordinaria intensità.
La mostra rappresenta così un’occasione preziosa per approfondire il rapporto tra la spiritualità francescana e la nascita della pittura moderna, offrendo al visitatore un viaggio tra capolavori che testimoniano il profondo rinnovamento artistico avvenuto in Umbria tra Due e Trecento.







