Ottocento anni dopo quella sera del 3 ottobre 1226, la Porziuncola torna a raccogliere la Chiesa e la comunità civile attorno alla memoria del Transito di san Francesco.
Nel pomeriggio di sabato 3 ottobre, la Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli ha accolto la solenne commemorazione del passaggio del Poverello dalla vita terrena alla «Casa del Padre», momento centrale dell’anno dell’VIII Centenario del Transito. Una ricorrenza che nel 2026 assume anche una particolare rilevanza civile: la celebrazione precede infatti il primo 4 ottobre dopo l’entrata in vigore della legge che ha istituito la festa nazionale di san Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia.
Non soltanto, dunque, una memoria interna alla Famiglia francescana. Nell’anno centenario, il Transito si colloca dentro un orizzonte più ampio, nel quale la testimonianza di Francesco torna a interpellare il Paese sui valori della pace, della fraternità, della solidarietà e della custodia del creato, richiamati dalla stessa legge istitutiva della festa nazionale. La sera della Porziuncola, nella sua essenzialità, conserva però anzitutto il significato cristiano dell’evento: la memoria di un uomo che giunge alla morte come all’ultimo atto di una vita consegnata, accogliendo anche «sorella morte corporale» dentro la lode al Creatore.
Il corteo dei Gonfaloni e l’accoglienza delle autorità
La commemorazione è stata preceduta, alle 16.30, dallo storico corteo civile con i Gonfaloni sul sagrato della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola. Un segno della partecipazione della città e delle istituzioni alla memoria francescana, particolarmente significativo nell’anno in cui il Paese torna a riconoscere nel 4 ottobre una festa nazionale.
Alle 17 le autorità sono state accolte dal Custode del Protoconvento di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, fra Saul Tambini OFM. Numerose le presenze istituzionali, religiose, civili e militari. Tra queste il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Alfredo Mantovano insieme a numerosi rappresentanti delle istituzioni nazionali e territoriali e autorità civili e militari.
Una presenza corale che, nell’ottavo centenario, ha dato alla celebrazione una particolare ampiezza: attorno alla Porziuncola, luogo degli ultimi giorni di Francesco, si sono incontrati la Chiesa, le diverse componenti della Famiglia francescana, le istituzioni e i pellegrini arrivati ad Assisi.
I Primi Vespri nel Transito
Alle 17.30 ha avuto inizio la Solenne Commemorazione «Nel Transito di san Francesco» con la celebrazione dei Primi Vespri, presieduta da S.E.R. Mons. Giuseppe Baturi, Arcivescovo di Cagliari, alla presenza di S.Em.R. card. Ángel Fernández Artime, Legato Pontificio per le Basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli in Assisi. Con lui S.E.R. mons. Felice Accrocca, Vescovo delle diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, i Vescovi del Consiglio Episcopale Permanente della CEI, fra Massimo Fusarelli Ministro Generale dei Frati Minori con i Ministri Generali e Provinciali delle Famiglie francescane, sacerdoti, religiosi e numerosi pellegrini che hanno riempito la Basilica.
Il saluto di mons. Felice Accrocca
Nel saluto iniziale, mons. Felice Accrocca ha ricondotto l’assemblea all’essenzialità dell’ultima esperienza di Francesco. Rivolgendosi ai cardinali, ai vescovi, ai Ministri delle Famiglie francescane, alle autorità e al popolo di Dio raccolto alla Porziuncola, ha ricordato come il Poverello abbia vissuto l’attesa della morte dentro la lode: «Francesco attese la morte cantando». Da qui l’augurio che la celebrazione del Transito possa aiutare ciascuno «a guardare al mistero della vita e della morte con occhi di fede»: non dunque una semplice rievocazione degli ultimi istanti del Santo, ma uno sguardo cristiano sul compimento della vita.
Fra Massimo Fusarelli: una «memoria pericolosa» perché piena di Vangelo
Nel suo saluto, fra Massimo Fusarelli OFM, Ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori, ha collocato il Transito del 2026 al culmine del percorso dei Centenari francescani iniziato nel 2023. Francesco, ha ricordato, «è passato dalla vita alla vita» e ha saputo chiamare la morte «sorella». L’VIII Centenario non chiude però una stagione commemorativa: lascia piuttosto aperta una responsabilità. Quella di Francesco, ha affermato Fusarelli, resta infatti una «memoria pericolosa perché è piena di Vangelo e non possiamo addomesticarla e non vogliamo».
Una memoria tanto più necessaria dentro un tempo nel quale «la guerra torna ad essere strumento ordinario di potere» e la violenza rischia di imporsi come linguaggio dominante. Proprio accanto al luogo in cui Francesco morì povero, Fusarelli ha consegnato una parola di speranza che assume anche il valore di un giudizio sulla storia: «La storia resta nelle mani di Dio che è amore, non dei tiranni di questo mondo». Da qui l’invocazione finale perché, per intercessione di Francesco, cristiani e francescani possano rimanere fratelli e sorelle «piccoli per tanti» e continuare a essere nel mondo quel «seme di eternità» che il Santo di Assisi è stato e rimane.
Francesco, la morte e il compimento della vita
Nel cuore della celebrazione, mons. Giuseppe Baturi ha proposto una meditazione sul Transito capace di tenere insieme morte, amore per la vita e speranza cristiana. Il punto di partenza è la constatazione che Francesco ricevette «una morte coerente con la sua propria, unica e irripetibile vita», maturata «dal terreno di un amore vissuto che non ebbe mai paura del dolore». Per Baturi, è proprio la nostra cultura, che spesso nasconde o pretende di governare la morte, ad avere bisogno di una fede capace di tornare a confrontarsi con essa «per svelare il senso della vita». Francesco offre un’altra possibilità: «guardare in faccia ciò che può fare paura e chiamarlo sorella, senza negarlo, senza fuggirlo». Ma questo sguardo non nasce dall’eroismo individuale: diventa possibile soltanto dentro la relazione con il Crocifisso, che quel buio lo ha attraversato per primo.
Tutta l’esistenza di Francesco viene così riletta come progressiva conformazione a Cristo. Dal Crocifisso di San Damiano fino alla richiesta di essere deposto «nudo sulla nuda terra», la sua sequela tende all’immedesimazione con il Signore povero e crocifisso. La morte non contraddice allora l’amore per la vita, ma ne manifesta il compimento: «Muore così perché ama la vita», ha sottolineato Baturi. Francesco può cantare sulla soglia dell’eternità proprio perché ha riconosciuto l’esistenza e il creato come dono; da qui nasce anche una radicale custodia di ogni vita: «Nessuna vita, nessun frammento di vita è senza valore, nemmeno quella che si spegne».
È quindi l’annuncio del Paradiso a diventare, nell’omelia, un criterio per abitarlo. «Il paradiso è già un criterio per l’oggi», ha affermato Baturi: la speranza dell’abbraccio definitivo di Dio domanda già ora luoghi di riconciliazione, fraternità e pace. Gli ultimi gesti di Francesco verso i frati diventano così una vera «pastorale di prossimità, di custodia e di cura»: nessuno deve essere lasciato solo nella sofferenza e nella morte. È questa, per Baturi, anche la consegna dell’VIII Centenario: riprendere il «coraggio dell’essenziale», assumersi la propria responsabilità e ricostruire ogni giorno la Chiesa «nella prossimità, nella custodia, nella cura», lasciando che la fede in Cristo trasfiguri il vivere, il soffrire e anche il morire.
L’offerta della città
Al termine della celebrazione dopo il suono delle chiarine di Assisi le autorità istituzionali hanno presentato i doni al Ministro Provinciale Fra Marco Vianelli rinnovando un gesto che esprime l’antico legame tra la città e Francesco. Nell’anno dell’ottavo centenario, e alla vigilia della festa nazionale del Patrono d’Italia, l’offerta assume un significato che oltrepassa i confini della città: Assisi custodisce una memoria che appartiene alla sua storia, ma che da secoli parla ben oltre le sue mura.
Proprio il 2026 segna infatti il culmine del cammino dei Centenari francescani iniziato nel 2023: dopo la Regola e Greccio, le Stimmate e il Cantico delle Creature, la Famiglia francescana è giunta alla memoria degli ottocento anni dalla morte di Francesco. Lo stesso Ministro generale aveva indicato il rischio di trasformare il Santo in un monumento del passato, richiamando invece alla necessità di ritrovare il movimento evangelico che attraversa tutta la sua esperienza.
Ottocento anni dopo
La commemorazione del 2026 porta così con sé due dimensioni che ad Assisi si incontrano senza confondersi: la memoria cristiana del Transito e il riconoscimento civile della figura di Francesco. Da una parte il Santo che, nella nudità dell’ultima ora, restituisce la propria vita a Dio; dall’altra il Patrono d’Italia la cui testimonianza viene nuovamente proposta al Paese come richiamo alla pace, alla fraternità, alla solidarietà e alla custodia del creato.
Alla vigilia del 4 ottobre, ottocento anni dopo la morte di Francesco e nel primo anno della nuova festa nazionale, la Porziuncola riconsegna così la sua memoria alla Chiesa e all’Italia: memoria di un Vangelo vissuto che continua a chiedere di diventare storia.








