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Il germoglio innestato nelle ferite

Il Settenario prosegue: la Promessa al centro della seconda serata con la riflessione di fr. Francesco Maria Sorice

Ieri, 18 dicembre, alle ore 19.00, durante la celebrazione del Vespro presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli, si è svolta la seconda serata del Settenario verso il Natale. A guidare la riflessione, dedicata alla parola Promessa, è stato fr. Francesco Maria Sorice.
Il cammino, intitolato “Sette parole di speranza… verso il Natale!” e ispirato a «Spes non confundit» (Rm 5,5) e al Documento sinodale “Lievito di Pace e di Speranza”, continua così ad accompagnare i fedeli verso il Natale del Signore, invitandoli a rileggere la propria storia alla luce della fedeltà di Dio.

La promessa che nasce quando Dio pone un limite al male

A partire dal profeta Isaia, fr. Francesco ha ricordato che la promessa di Dio fiorisce proprio là dove sembra regnare la violenza e la sterilità. Commentando il passaggio tra il capitolo 10 e 11 di Isaia, ha sottolineato che «la prima grande notizia è che il Signore pone un limite alle potenze mondane, a tutto ciò che imprigiona il cuore e rende sterile il nostro vivere». Da questo limite imposto al male può nascere qualcosa di nuovo: un germoglio, segno di vita e di speranza, che apre alla promessa dell’Incarnazione.

Il germoglio innestato nella nostra storia ferita

L’immagine del germoglio che spunta dal tronco di Iesse è diventata il cuore della meditazione. «È un inizio che non azzera la nostra storia – ha spiegato fr. Francesco – ma si inserisce in essa, con tutte le sue pieghe e le sue ferite». Richiamando la pratica agricola dell’innesto, ha affermato che Cristo, con la sua incarnazione, «ci innesta nella vita stessa di Dio», passando attraverso un “taglio” che richiama la croce: «In quel tau, in quella croce, Gesù ripete al mio cuore e al tuo cuore: per amore, per amore, per amore».

Fidarsi della promessa: Dio fa germogliare vita dove sembra impossibile

La promessa di Dio, ha continuato il predicatore, è quella annunciata da Isaia: «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia». È una promessa che chiede fiducia: «Ti fidi di me? Ti fidi che io venga a nascere proprio lì dove pensi che nessuno possa portare vita nuova?». Anche nei luoghi interiori che “puzzano di stalla”, là dove il cuore è abitato dai rimpianti e dai “se”, Dio continua a operare. Le sue promesse parlano di pace vera, di benedizione e di misericordia, e rendono la vita di ciascuno una benedizione per gli altri. «Lasciandoci innestare in Cristo – ha concluso fr. Francesco – diventiamo un germe sempre più forte di unità, di speranza e di salvezza per tutta l’umanità».

Il Settenario prosegue stasera con la parola “Fraternità” (fr. Simone Lunedei).

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