In occasione della memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes e della XXXIV Giornata Mondiale del Malato, che sarà celebrata l’11 febbraio 2026 con il tema “La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro”, abbiamo incontrato fra Domenico Spagnoli OFM, assistente ecclesiastico dell’UNITALSI Umbra e Assistente nazionale dei giovani.
Dal suo osservatorio privilegiato, a stretto contatto con la sofferenza e la speranza di tanti fratelli ammalati, emerge con forza un messaggio che va controcorrente rispetto alla frenesia del nostro tempo.
La Grotta insegna a fermarci
Per fra Domenico, la Grotta di Massabielle è anzitutto una scuola di lentezza e di presenza. «La Grotta ci insegna prima di tutto a fermarci. Lourdes non è il luogo delle risposte immediate, ma della presenza fedele». Maria, ricorda il frate francescano, non ha risolto i problemi di Bernadette, ma le è rimasta accanto. In una società che tende a scartare la fragilità perché percepita come un ostacolo, Lourdes diventa così un segno profetico: «La cura nasce dalla vicinanza, dall’ascolto, dal “restare”». È questa l’esperienza che l’UNITALSI è chiamata a vivere oggi, scegliendo di non correre davanti al malato, ma di camminare al suo passo, riconoscendo che «la fragilità non è un limite da nascondere, ma un luogo in cui Dio passa».
Il miracolo più frequente: lo sguardo che cambia
Accompagnare i fratelli ammalati a Lourdes significa entrare in una dinamica che va ben oltre l’organizzazione di un viaggio. L’UNITALSI è una vera famiglia in cammino, e il “miracolo” più frequente a cui si assiste non coincide quasi mai con una guarigione clinica. «Il miracolo più frequente è lo sguardo che cambia», racconta fra Domenico. Molti pellegrini arrivano carichi di domande, di rabbia, di dolore, e ripartono con una pace nuova, non perché tutto sia risolto, ma perché non si sentono più soli. A Lourdes si riscopre la possibilità di donare, di sorridere, di essere ancora parte viva della Chiesa. «Spesso tornano dicendo: “Non sto meglio nel corpo, ma il cuore è più leggero”. Questo è un miracolo quotidiano».
La sofferenza restituisce domande autentiche
Uno sguardo particolare va poi a chi accompagna: giovani, barellieri, volontari che scelgono di dedicare tempo ed energie al servizio dei malati. Le motivazioni iniziali possono essere diverse – curiosità, amicizia, desiderio di fare qualcosa di buono – ma ciò che trattiene è l’incontro con una verità profonda. «Servire un malato mette a nudo, smonta le maschere, obbliga a essere veri». La sofferenza dell’altro non offre risposte facili, ma restituisce domande autentiche, e proprio lì la fede smette di essere teoria per diventare gesto concreto: una carezza, una fatica condivisa. «Paradossalmente, chi accompagna torna a casa più curato di quando è partito», perché ha incontrato Cristo nel volto fragile dell’altro.
Chi pensa a Lourdes solo come a un luogo di dolore, spesso rimane sorpreso dalla gioia che vi si respira. Una gioia contagiosa, che nasce da quella che fra Domenico definisce una vera e propria “rivoluzione silenziosa”. «Al centro non c’è l’efficienza, ma la relazione». Nei pellegrinaggi UNITALSI il malato non è mai un oggetto di assistenza, ma il protagonista, colui che accompagna a sua volta, insegna, testimonia. Celebrazioni, momenti di condivisione, pasti vissuti insieme rendono visibile una Chiesa capovolta ed evangelica, dove la fragilità diventa il cuore pulsante della comunità. «È una gioia vera, che nasce dall’essere riconosciuti».
Lourdes viene da voi
Non tutti, però, possono partire. Molti vivono la loro sofferenza nelle case o negli ospedali. A loro, in questa Giornata Mondiale del Malato, fra Domenico rivolge una parola di conforto che è anche una professione di fede: «Lourdes viene da voi». Ogni stanza di ospedale, ogni casa segnata dalla prova può diventare una grotta, se lì si prega, si ama, si spera. Maria non chiede di muoversi, ma di fidarsi. «La Vergine di Lourdes non è lontana: passa nei volti di chi assiste, nelle mani che curano, nel silenzio offerto a Dio». Nessuna sofferenza vissuta con amore è inutile, nessuna lacrima è invisibile.
La Porziuncola e la Grotta di Massabielle
Il legame tra la spiritualità francescana e Lourdes emerge con particolare forza nel racconto di fra Domenico. La Porziuncola e la Grotta di Massabielle sono luoghi poveri, piccoli, apparentemente insignificanti, eppure scelti da Dio come spazi della sua manifestazione. Francesco e Bernadette lo hanno compreso con la vita prima che con le parole. «Dio non sceglie spazi grandiosi: sceglie ciò che è fragile, nascosto, scartato». La Porziuncola è il cuore ferito di Francesco ricostruito dalla grazia; la Grotta è una ferita nella roccia, umida e povera, scelta da Maria perché lì potesse risuonare la voce di Dio.
Richiamando le parole di san Paolo – «Non sapete che siete tempio di Dio?» (1Cor 3,16) – fra Domenico allarga lo sguardo al mistero dell’uomo. La Porziuncola, la Grotta e il cuore umano condividono la stessa verità: sono luoghi abitati. Dio non si impone, ma dimora. E nel servizio ai malati questa verità diventa carne: il corpo fragile diventa luogo teologico, spazio sacro. «Il cuore ferito dell’uomo è una Porziuncola nascosta, una grotta interiore dove Dio continua a manifestarsi».
Imparare a togliersi i sandali davanti alla fragilità dell’altro
Essere francescano, in questa missione, significa imparare a togliersi i sandali davanti alla fragilità dell’altro, riconoscendo che Dio è già presente. Come Francesco e Bernadette, non si è chiamati a spiegare Dio, ma a custodire i luoghi della sua presenza: «una grotta, una piccola chiesa, un cuore umano. Tutti spazi poveri, tutti spazi santi».







