Il 3 maggio, al termine di un intenso cammino spirituale, il Santuario di San Damiano vive il culmine della solennità del Santissimo Crocifisso. L’immagine sacra, scolpita nel 1637 da frate Innocenzo da Palermo, torna a essere il cuore pulsante di una comunità che da secoli riconosce in quel legno una testimonianza viva di grazia e consolazione.
Un segno pasquale: la luce nel blackout
La celebrazione di quest’anno è stata segnata da un imprevisto che si è trasformato in un potente segno spirituale. A causa di un improvviso blackout che ha interessato tutta la città di Assisi, non è stato possibile celebrare la funzione all’interno della chiesa. I numerosi fedeli si sono così spostati nella Sala del Cantico, un ambiente più luminoso e raccolto che ha permesso di vivere la liturgia in un’atmosfera di particolare intensità.
Come sottolineato da fra Mauro Botti, guardiano della fraternità di San Damiano, l’intera celebrazione è stata accompagnata da segni che rimandavano direttamente al mistero celebrato: proprio nel momento in cui terminava la proclamazione del Vangelo, la luce elettrica è tornata. Questo “fuori programma” ha donato una chiave di lettura pasquale all’evento, ricordando visivamente come la Parola di Dio porti la luce nelle tenebre, un momento vissuto con commozione dai moltissimi assisani accorsi per questa festa così sentita.
Il cammino del Triduo
La preparazione alla festa è stata guidata dalle meditazioni di fra Dante Serra, il quale ha accompagnato i fedeli in un percorso teologico che ha preso le mosse dall’appartenenza a Cristo Re. Nella prima tappa, la riflessione si è concentrata sulla scelta di un Re che non regna secondo le logiche del mondo, ma attraverso il servizio estremo della Croce per la salvezza di tutti. Il cammino è proseguito con l’approfondimento della teologia paolina tratta dalla prima lettera ai Corinzi, dove la Croce viene presentata nel suo paradosso di scandalo e stoltezza, rivelandosi invece come autentica potenza e sapienza di Dio per chi crede. L’ultima tappa del Triduo ha invece proposto la Croce come modello esistenziale, seguendo l’invito della prima lettera di Pietro a seguire le orme di Cristo. Arricchendo il pensiero con le parole di san Tommaso d’Aquino e una riflessione di Natalia Ginzburg, fra Dante ha evidenziato come il Crocifisso sia un segno universale di unità, capace di rappresentare l’umanità intera e di parlare tanto ai credenti quanto ai non credenti.
La riflessione del Vescovo: uno sguardo che interpella
La Messa Solenne è stata presieduta da S.E. Monsignor Felice Accrocca, Vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tavino e Foligno. Durante la sua riflessione, il Vescovo ha messo in luce la difficoltà che spesso l’uomo incontra nel riconoscere la verità di Dio in un’umanità fragile e precaria, proprio come quella di Gesù che scelse la marginalità e l’invisibilità per gran parte della sua vita. Monsignor Accrocca ha esortato i presenti a non cercare una verità “sbandierata” per colpire gli altri, ma ad assumere lo stile di Cristo, ripercorrendo le Sue orme come fece sapientemente san Francesco.
Commentando la suggestiva immagine della “pietra viva” e la particolarità del Crocifisso di frate Innocenzo, il Vescovo ha descritto l’opera come una bilancia spirituale che, dall’alto della croce, osserva e pesa la nostra esistenza. Non si tratta però di un giudizio di condanna: quello sguardo che sembra seguire il fedele in ogni suo movimento è lo sguardo di chi ci conosce meglio di noi stessi e ci ama così come siamo. In conclusione, Monsignor Accrocca ha invitato a non cadere nella tentazione di costruire un “Dio a nostra immagine” che soddisfi i nostri desideri di punizione verso gli altri, ma di accogliere la misericordia come unica vera misura della vita, facendo di Gesù il principio e la fine di ogni esistenza.
Una devozione che attraversa i secoli
Come ricordato anche nelle cronache storiche, il legame tra Assisi e questo Crocifisso è indissolubile. Fin dal 1855, quando l’immagine fu portata in processione per invocare la fine dell’epidemia di colera, il popolo assisano non ha mai smesso di rivolgersi a frate Innocenzo per trovare conforto nelle ore più buie.
Ancora oggi, la Pia Confraternita del SS. Crocifisso mantiene viva questa “devozione silenziosa”. Come spiegato dal guardiano del convento, non si tratta di una struttura formale, ma di un impegno affettivo: chi vi aderisce si impegna a un pellegrinaggio annuale a San Damiano e alla preghiera per i defunti, in uno scambio costante di carità tra i frati e i laici.
L’opera di frate Innocenzo
Scolpita in soli nove giorni – un tempo che i contemporanei definirono miracoloso – l’opera di frate Innocenzo da Palermo rimane intatta nella sua cappella laterale da oltre 400 anni. Insieme alla copia del celebre Crocifisso che parlò a san Francesco e alle altre immagini sacre custodite nel santuario, essa rappresenta una delle tante “incarnazioni” della sensibilità spirituale francescana che, nel tempo, ha saputo dare volto e forma all’amore di Dio per l’umanità.







