Il 23 dicembre nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, si è concluso il Settenario verso il Natale. A guidare l’ultima riflessione, dedicata alla parola Comunione, è stato fr. Francesco Maria Sorice.
Il cammino, intitolato “Sette parole di speranza… verso il Natale!” e ispirato a «Spes non confundit» (Rm 5,5) e al Documento sinodale “Lievito di Pace e di Speranza”, ha voluto accompagnare i fedeli verso il Natale del Signore, invitandoli a rileggere la propria storia alla luce della fedeltà di Dio.
Nella sua riflessione, fra Francesco Maria Sorice accompagna l’assemblea alla soglia del Natale come a una vera “svolta”, guidata dal Prologo del Vangelo di Giovanni. Sottolinea il passaggio decisivo dal “lui” al “noi”, perché l’Incarnazione coinvolge tutta l’umanità: «C’è un noi che siamo qui riuniti in attesa del Salvatore». Il Logos eterno entra nel tempo e lo rende luogo di salvezza: «Lo spazio, il tempo, l’oggi, sono il luogo dove il Signore vuole manifestare il suo amore». Dio assume la nostra umanità fino in fondo, anche nella fragilità del corpo, che diventa il luogo in cui Egli manifesta la sua grazia e la sua regalità.
Per spiegare il mistero dell’Incarnazione, fra Francesco usa l’immagine della tenda che Dio pianta nella nostra umanità: «Il Signore con il Natale pone la tenda nella nostra umanità, prende dimora in maniera stabile». Il primo “picchetto” è la comunione con Dio: Gesù si incarna «per riportarci alla comunione con la Santissima Trinità», perché Dio non può lasciarci perduti nelle nostre paure. Richiamando il profeta Osea, ricorda un Dio dal cuore commosso: «Il mio cuore si commuove dentro di me». Il secondo picchetto è la comunione tra i fratelli: «Il Salvatore viene in mezzo alle nostre relazioni» per sanare ferite e incomprensioni e rendere la Chiesa grembo di comunione.
Il terzo picchetto è la dignità filiale: «A quanti lo hanno accolto ha concesso di diventare figli di Dio», una identità che nulla può distruggere. Il quarto è la grazia e la verità: «Pieno di grazia e di verità», Cristo dona gratuitamente l’amore che guarisce e rivela il volto del Padre, specialmente nei sacramenti. Alle porte del Natale, il cuore del messaggio è semplice e radicale: «Dio ripete al mio e al tuo cuore: io ti amo». L’Incarnazione nasce da questo amore instancabile che non si arrende e continua a bussare alla nostra vita per riportarci a casa, nella comunione che profuma di eternità.







