In una bellissima giornata di sole, il 21 febbraio, anche numerosi frati minori della Provincia Serafica di Sardegna hanno partecipato all’apertura dell’ostensione straordinaria del corpo di San Francesco d’Assisi, esposto per un mese nella Basilica inferiore di Basilica di San Francesco d’Assisi in occasione degli ottocento anni dal transito del Santo (1226-2026).
L’iniziativa, presentata nella Sala Cimabue del Centro convegni Colle del Paradiso dalla comunità dei frati del Sacro Convento, segna l’avvio di un tempo di grazia che unisce fedeli, pellegrini e istituzioni nel segno della fraternità universale. Dal pomeriggio è infatti possibile sostare in preghiera davanti ai resti mortali del Patrono d’Italia, mentre si attendono fino a 400mila pellegrini fino alla conclusione dell’ostensione prevista per il 22 marzo.
Il momento vero e proprio del rito di apertura dell’ostensione è avvenuto nel pomeriggio: alle ore 16.00 si è svolta la celebrazione della traslazione e dei Vespri nella chiesa inferiore, presieduta dal cardinale Ángel Fernández Artime, momento culminante di una giornata che ha visto riunite le comunità francescane provenienti da diverse realtà ecclesiali, con la partecipazione attiva alla liturgia dei frati minori riuniti per questo primo giorno dell’estensione straordinaria.
Tra loro, erano presenti Fra Ignacio Ceja Jiménez, Vicario Generale dell’Ordine dei Frati Minori, Fra Francesco Piloni, Ministro Provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, e Fra Massimo Travascio, Custode della Porziuncola. Fra Luca Di Pasquale, frate minore della Provincia Serafica, è stato uno dei commentatori, insieme a padre Roberto Pasolini, predicatore della Casa Pontificia e Aldo Cazzullo, giornalista e scrittore, della diretta televisiva su RaiUno per sottolineare i momenti salienti del rito e a spiegare l’eccezionalità di questo appuntamento. Un racconto corale che ha consentito ai fedeli collegati da tutta Italia di partecipare spiritualmente a un gesto liturgico di straordinaria intensità, nel quale la memoria del Santo si fa nuovamente presenza viva nella Chiesa e nella storia.
La verità del divino è in tutto il mondo
Fra Francesco Piloni ha voluto ribadire il valore spirituale dell’evento dichiarando: «Questa giornata è storica perché ci è data l’opportunità di venerare il corpo di frate Francesco, le ossa, per dire proprio che lui in realtà non è qui, quelle sono semplicemente quella parte umana che resta, ma quello che conta è assolutamente il suo essere vivo in tutte le realtà che hanno raccolto la sua testimonianza, il suo messaggio, le sue parole, per cui Francesco continua a essere in tutte le parti del mondo. È come queste ossa ci dicessero: “io ho attraversato questa storia, qui rimane qualcosa che voi venite a vedere, ma in realtà il mio messaggio è universale”. Perché? Perché il messaggio è evangelico, perché io ho seguito il Signore Gesù Cristo, l’umano resta qui, ma la verità del divino è in tutto il mondo».
Un segno tangibile di memoria e di speranza, dunque, che si inserisce nel cammino giubilare francescano 2026, rendendo visibile non solo la reliquia di un corpo, ma l’eredità viva di un Vangelo incarnato nella storia.
Un evento di grazia straordinaria
Nella sua omelia, il Cardinale Ángel Fernández Artime ha presentato questo tempo come «un evento di grazia straordinaria» che non invita a uno sguardo nostalgico sul passato, ma a una conversione concreta nel presente. Il corpo del Santo diventa infatti «un invito forte e concreto per il nostro presente», segno che il Vangelo si vive nelle scelte quotidiane e nell’amore incarnato, fino a lasciarsi toccare dall’appello di Dio: «Fermatevi. Guardate. Lasciatevi toccare dal mio Amore». L’ostensione è così descritta come «una grande icona quaresimale» che pone davanti ai fedeli la concretezza della santità vissuta.
Richiamando le ultime ore di Francesco, accompagnate dalle parole evangeliche «li amò fino alla fine», il Cardinale ha sottolineato come la sua vita sia stata segnata dal servizio e dalla minorità, scegliendo «la povertà contro l’accumulo dei beni» e «il Vangelo contro lo spirito del mondo». La contemplazione del suo corpo diventa quindi una «predica silenziosa ma potentissima» che interroga ogni credente: «Cosa deve morire in me perché Cristo viva davvero?», indicando nella santità una via possibile che passa attraverso la croce per giungere a una Pasqua con «un cuore rinnovato».







