La Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola si è fatta ancora una volta custode e cuore pulsante della Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, radunando una moltitudine di fedeli in un abbraccio di fede e preghiera. Le celebrazioni, iniziate alla vigilia, hanno scandito momenti di profonda spiritualità, culminati nella solennità del 15 agosto.
La Vigilia: tra preghiera e fuoco
La sera del 14 agosto, i Primi Vespri hanno aperto le celebrazioni di questa grande solennità. Ma il momento culminante della vigilia è stata senza dubbio la Veglia di preghiera dell’Assunta, svoltasi sul piazzale antistante la Basilica. In un silenzio raccolto, un rito antico ha preso forma: turibolo, croce e candele hanno raggiunto il grande braciere, pronto ad accogliere le preghiere dei tanti pellegrini giunti quest’anno dai santuari della Porziuncola, di San Damiano e dell’Eremo delle Carceri.
Il rito è stato presieduto da fra Danilo Tremolada, Vicario Provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna. Con l’accensione del fuoco, le preghiere sono salite al cielo, segno tangibile di affidamento alla Vergine. Da lì, una grande processione ha guidato i fedeli in Basilica, pregando i Salmi. All’interno del santuario, le letture e l’omelia di fra Danilo hanno preparato i cuori alla festa.
«Questa veglia serale è un momento di preghiera che ci “chiama fuori”» ha ricordato fra Danilo. «Pregare insieme ci permette di uscire dai nostri schemi mentali e di aprire lo sguardo verso orizzonti più ampi, nella Chiesa e nel mondo» ricordando, anche che il nostro cammino dal fondo della piazza verso la Porziuncola e l’altare simboleggia il nostro cammino di fede come pellegrini verso la patria eterna. E in questo percorso, Maria Assunta ci mostra la via, essendo già entrata nel regno di Dio e illuminando il nostro cammino come segno di consolazione e speranza.
Il “fuoco vivo” che ha bruciato le nostre intenzioni di preghiera ci ha ricordato la luce di Cristo risorto, di cui Maria è riflesso, che illumina le tenebre del mondo.
Il giorno della solennità
Il 15 agosto, giorno di festa, la celebrazione più solenne è stata la Santa Messa delle 11.30, presieduta ancora una volta da fra Danilo Tremolada e animata dalla Corale Porziuncola.
L’omelia di fra Danilo Tremolada
Nel contesto di questo Anno Santo che ci vede pellegrini di speranza, riflettiamo insieme sul Cantico del Magnificat di Maria, tracciando un’analogia con il Cantico delle Creature di San Francesco, del quale celebriamo quest’anno l’ottocentesimo anniversario. Come le biografie di San Francesco ci raccontano, l’esperienza delle stimmate alla Verna lo ha trasformato profondamente, rinnovando la sua alleanza con Dio e riconciliandolo con la fraternità. Il Cantico delle Creature, composto in seguito a questo evento, è il frutto di una profonda esperienza pasquale, di una vera e propria trasfigurazione. Francesco acquisisce un nuovo sguardo, una prospettiva che gli permette di vedere la realtà e ogni creatura con gli occhi di Dio, cogliendo il loro segreto più profondo e riconoscendo in ogni cosa un segno divino. Da questa visione contemplativa nasce un canto di lode incontenibile, destinato a essere condiviso. In un’analogia ancor più sublime, Maria di Nazareth ci dona il Magnificat come un canto di lode che scaturisce dall’esperienza dell’Incarnazione. Questo canto esprime una gioia che non può essere contenuta, ma che fa esultare l’intero essere, tanto da essere percepita persino da Giovanni Battista nel grembo di sua madre Elisabetta. Giovanni sussulta perché in Maria viene il Signore, e Maria esulta perché il Signore ha visitato la sua vita. Per noi, l’incontro con Dio può iniziare con timore, ma il suo esito è sempre la lode, un canto che scaturisce dalla consapevolezza dell’opera divina nella nostra esistenza. Il Magnificat non è solo un canto di gioia, ma anche una manifestazione dello sguardo di fede di Maria sulla realtà. Con gli occhi di Dio, ella vede un mondo capovolto: i superbi dispersi, i ricchi a mani vuote, i potenti spodestati. Al contrario, sono gli umili a essere innalzati, gli affamati saziati. Dio rende vincenti i perdenti e primi gli ultimi. In questo canto, Maria assapora già la vittoria della risurrezione di suo Figlio, una verità che risuona potente in ogni epoca. Il Magnificat ci rivela non solo come Dio ha agito, ma anche come agirà per sempre, ed è per questo un canto di fede e di speranza, che ci conforta quando le promesse divine tardano a manifestarsi. In questo nuovo sguardo sulla realtà, Maria ci lascia due insegnamenti essenziali: la misericordia e l’umiltà. La parola “misericordia” è ripetuta due volte nel Magnificat, sottolineando l’essenza stessa di Dio e la sua fedeltà incrollabile. Come ha scritto Giovanni Paolo II, Maria partecipa in modo unico alla rivelazione della misericordia divina, diventando la “Madre della misericordia”. Ella è la memoria vivente dell’amore di Dio, un amore che non viene mai meno, sempre pronto a riaccoglierci quando ci allontaniamo. Quando poi Maria dice che Dio ha “guardato l’umiltà della sua serva”, ci indica la giusta disposizione per accogliere l’azione divina. L’umiltà non è un merito, ma il riconoscimento della nostra piccolezza e della nostra distanza da Dio. È proprio in questa povertà che Dio può agire in noi in modo pieno e assoluto. Maria ci invita a spogliarci della nostra superbia, delle nostre ansie religiose e del nostro perfezionismo per aprirci fiduciosamente all’amore di Dio.
Le celebrazioni si concluderanno nel pomeriggio con i Secondi Vespri, un momento di preghiera e lode alla Vergine Assunta che sigillerà una giornata di profonda devozione e comunione fraterna.







