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La seconda serata del Triduo di Santa Chiara

Il commento e la meditazione di Fr. Michele Pini su l' "Audite poverelle"
Presso il convento di San Damiano, la sera dell’8 agosto fr. Michele Pini, frate minore della fraternità della Verna ha guidato i vespri nella seconda serata di preghiera del Triduo  in preparazione alla solennità di Santa Chiara.

In questa sua seconda meditazione, fr. Michele ha aperto la meditazione riprendendo le parole di San Francesco dall’Audite poverelle:
«Non guardate a la vita de fore,
ka quella dello spirito è migliore.
Io ve prego per grand’amore
k’aiate discrezione de le lemosene ke ve dà el Segnore».

«Ieri abbiamo ascoltato come San Francesco esorti all’ascolto» – ha ricordato – «oggi ci invita a vigilare su noi stessi, sul nostro sguardo, su ciò che attira la nostra attenzione. Perché l’apparenza inganna… eppure quanto ci colpisce!».
Il predicatore ha messo in guardia dall’illusione delle forme esteriori: «Qualcosa che ha valore non ha bisogno di un incanto. È bella nella sua semplicità». Ha denunciato le maschere con cui cerchiamo di apparire diversi, spinti dal desiderio di piacere più che di nutrire ciò che davvero ci fa bene.

Poi ha richiamato alla coerenza: «Viviamo il presente con un animo che ha il sapore dell’eternità… Il passato non ci appartiene più e il futuro non è ancora nelle nostre mani. L’unico tempo che possiamo vivere è questo».
La vita dello Spirito – ha spiegato – si scopre quando gli diamo spazio con il silenzio, l’ascolto e la preghiera: «È la visione di Dio nell’attimo presente, che anticipa la contemplazione eterna… Lo Spirito è creativo, è vento di novità». Ha invitato a guardare ai santi non per copiarne forme e gesti straordinari, ma per imitarne lo sguardo e l’amore: «Se l’hanno fatto loro, perché non posso farlo anch’io?».

Ha paragonato la vita spirituale a una storia d’amore: «Quando c’è amore vero, non si tradisce non per paura del castigo, ma perché quell’amore è talmente bello e gratificante che non c’è alternativa». E ha aggiunto: «L’amore, quando è vero, è una rinuncia… si rinuncia a tutto ciò che non è amore».
Riflettendo sull’invito di Francesco a non sprecare la generosità dell’amore, ha avvertito: «Quando tratteniamo qualcosa per noi, ci muore nelle mani. Il bene è diffusivo, l’amore è diffusivo: lascia che passi».

Il frate ha concluso con un invito al discernimento e al coraggio di lasciarsi guardare da Cristo: «È troppo facile amare i santi e dar loro gloria senza avere il coraggio di imitarli… Quando sono debole, allora sono forte, perché scopro che io non basto a me stesso e grido il mio bisogno. E il Signore ascolta il grido di chi invoca la sua grazia».
Poi ha consegnato l’ultima esortazione: «Se ci scopriamo limitati, desideriamo la cosa più grande che c’è: l’amore di Dio e la sua salvezza».

La terza e ultima meditazione del triduo si terrà domani, 9 agosto, alle ore 19:00, sempre presso il santuario di San Damiano.

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