La mattina del 3 ottobre, giorno del Transito di San Francesco, le strade di Santa Maria degli Angeli si sono fatte luogo di raccoglimento e memoria, quando ha preso avvio dalla piazza del Comune il corteo – composto dalle confraternite e dalle autorità di Assisi, Umbria, Lazio e Abruzzo – che si è incamminato con composta solennità verso la Basilica che custodisce l’ultimo respiro del Poverello d’Assisi.
A guidare simbolicamente la processione, la “Frate Jacopa” 2025, la signora Adele Previtali, figura scelta per incarnare la donna romana alla quale San Francesco, in punto di morte, si rivolse con affetto e fiducia. Al suo fianco, la Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, il Sindaco di Assisi, Valter Stoppini, una rappresentanza del Comune di Assisi, membri dello “Storico Cantiere” di Marino (Roma) e la Pro Loco di Santa Maria degli Angeli: un insieme di presenze che ha restituito il senso di una comunità larga e viva, radicata nei valori della spiritualità francescana.
La Solenne Concelebrazione Eucaristica è stata presieduta da fr. Francesco Piloni, Ministro Provinciale dei Frati Minori dell’Umbria e della Sardegna, alla presenza di numerosissimi pellegrini e fedeli che hanno riempito la Basilica.
Nell’omelia (qui il link per il video integrale) fr. Francesco Piloni ha invitato a riscoprire la forza degli inizi e la bellezza di una vita piena, radicata nel Vangelo. Richiamandosi alla Scrittura, ha affermato: “Un uomo lo puoi chiamare beato solo alla fine della vita”, ma è proprio guardando a Francesco d’Assisi che possiamo intravedere una via per la felicità autentica. Guardare a lui non significa imitarlo meccanicamente, ma lasciarsi provocare: “Francesco non vuole lo sguardo su di sé, è un dito puntato verso Dio per dire: anche tu vuoi una vita all’altezza della tua dignità.” È un invito a uscire dall’ansia del fare, dal logoramento quotidiano, per riscoprire il desiderio di cose grandi, di infinito, perché “se non ci turba il desiderio dell’infinito, vuol dire che ci siamo ripiegati sulle cose del mondo.”
Il cuore dell’omelia ha ruotato attorno a due espressioni decisive di San Francesco: “Cominciamo, fratelli” e “Io ho fatto la mia parte, la vostra ve la insegni Cristo”. Il Ministro ha sottolineato che per il santo di Assisi la vita è un continuo inizio, un ricominciare ogni giorno dalla potenza del Vangelo e della risurrezione: “Dio non ci chiede l’ansia di risolvere, ma l’inquietudine di iniziare.” È un invito a non lasciarsi paralizzare dalla paura, dal compromesso o dal realismo rassegnato, ma a riscoprirsi figli felici e fecondi: “Tu non sei i tuoi errori. Tu non sei i tuoi sbagli. Comincia.” Francesco ci insegna che l’amore, quello vero, è eterno e non muore: ogni gesto d’amore fatto oggi resta per sempre.
Fr. Francesco ha consegnato a ciascuno una responsabilità personale, unica e irripetibile: “Qual è la tua parte in questo mondo? Qual è quella parte che puoi fare solo tu?” Non si tratta di ripetere ciò che altri hanno già fatto, ma di essere amore nel mondo in modo originale e fedele alla propria chiamata. È l’amore che resta — “quell’amore che hai sempre sognato e che diventa carne, persona, vita concreta” — a cui Francesco ci chiama: “L’amore va amato, l’amore va creduto, l’amore va vissuto.” E oggi, nella memoria del suo transito, ci ricorda che anche noi siamo in cammino: “Le cose più belle si scelgono oggi, non domani.”
Nel corso della celebrazione, fr. Massimo Travascio, Custode della Porziuncola, ha consegnato a Adele Previtali il riconoscimento “Rosa d’Argento” 2025, omaggio alla dedizione e al significato profondo del ruolo di Frate Jacopa all’interno delle celebrazioni francescane.
È stata la signora Adele Previtali, nel ruolo di Frate Jacopa, a offrire infine i doni tradizionali secondo quanto tramandato dalla viva voce di Francesco: un panno cenerino, simbolo di umiltà e penitenza, ceri per la sepoltura, mostaccioli e incenso. I doni sono stati consegnati al Ministro Provinciale, per poi andare ad arricchire la Cappella del Transito. Un gesto carico di bellezza simbolica che ha riecheggiato la lettera indirizzata alla nobile romana – letta con intensità e commozione da fr. Matteo Ferraldeschi: «E porta con te un panno di colore cenerino per avvolgere il mio corpo e i ceri per la sepoltura. Ti prego anche di portarmi quei dolci, che tu eri solita darmi quando mi trovavo malato a Roma».







