In occasione del Giubileo della Vita Consacrata, che si celebra nei giorni 8 e 9 ottobre 2025, evento speciale dedicato a celebrare la vocazione dei religiosi e delle religiose sul tema “Pellegrini di speranza. Sulla via della pace” – abbiamo incontrato suor Cadia, delle Sorelle Francescane della Carità, che svolge il suo servizio nella Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, nella lavanderia liturgica, a servizio dei frati minori.
È stata l’occasione per ascoltare la sua testimonianza di vita consacrata, vissuta con semplicità, dedizione e una profonda speranza che nasce dalla fede.
Una piccola congregazione nata dalla carità
«Io appartengo all’Istituto delle Sorelle Francescane della Carità ̶ racconta suor Cadia – . È un piccolo istituto nato nel Molise nel 1948, nel dopoguerra, grazie a un sacerdote diocesano (il Servo di Dio Vittorio Cordisco) che vedeva tanta povertà, persone sole, orfani. Cominciò accogliendoli in una casa, un castello ducale che riscattò piano piano con l’aiuto della Provvidenza. Alcune giovani maestre lo aiutarono, e da lì, piano piano, nacque anche il desiderio di consacrarsi».
Con il tempo, la comunità fu riconosciuta come francescana: «Nel 1959 un vescovo frate minore, monsignor Crivellari, ci diede la regola del Terzo Ordine Regolare di San Francesco e il nome di Sorelle Francescane della Carità. Il nostro carisma è la carità: viviamo la parola del Vangelo “Tutto quello che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”».
Oggi le sorelle sono una trentina, presenti in Molise, Sicilia, Bari e ad Assisi. «Qui ad Assisi – spiega suor Cadia — siamo tre sorelle. Ci occupiamo della biancheria liturgica: è un servizio semplice, ma che facciamo con dedizione, perché, come diceva San Francesco, le cose del Signore vanno trattate con decoro. È un modo per contribuire alla bellezza e al rispetto della liturgia.»
Una vocazione nata tra la Parola e i poveri
«Sono entrata in convento a 19 anni – dice –. Facevo parte della Gi.Fra., la gioventù francescana, e pian piano, grazie alla Parola di Dio e a qualche esperienza con persone emarginate, ho cominciato a interrogarmi su cosa fare della mia vita. Sentivo dentro di me il desiderio di donarmi, di mettermi a servizio di qualcosa di più grande». Suor Cadia racconta con gratitudine il suo percorso: «Il Signore non si lascia vincere in generosità. Io Gli ho donato la mia vita, ma quello che ricevo da Lui è molto di più. È un’esperienza di fede, di fiducia, ma soprattutto di amore: ho sperimentato quanto Dio mi ama, e questo amore continua ad attrarmi ogni giorno».
Gli anni trascorsi a Bari, tra i poveri, le hanno insegnato molto. E parlando di quel lungo periodo si commuove: «Lì davvero ho visto la provvidenza di Dio. Noi ci facevamo strumento di provvidenza per gli altri, ma in realtà ricevevamo tanto dai poveri. Ti fanno ritornare all’essenzialità e ti ricordano che la vera ricchezza è l’affetto, la gratitudine, la fiducia».
Essere “pellegrina di speranza”
Il tema del Giubileo della Vita Consacrata, “Pellegrini di speranza, sulla via della pace”, trova in suor Cadia un’eco profonda: «Io ho questa immagine del pellegrino: un viandante che cammina, che tiene fissa la meta e non torna indietro. Così mi sento anch’io. Il nostro fondatore diceva: “La vetta è alta, l’ascesa faticosa, il sentiero irto di difficoltà, ma quanto sole lassù, quanta gioia nella conquista.” È proprio così: nel cammino ci sono difficoltà, ma la meta è chiara».
La speranza è inseparabile dalla fede e dalla carità: «Ho speranza perché ho fiducia in Dio che mi ama, che mi guida, che si prende cura di me. E perché mi sento amata, posso a mia volta amare e trasmettere fiducia. È questo che, forse, la vita consacrata può testimoniare oggi: la bellezza di sentirsi amati e guidati dal Signore.»
Il luogo del cuore e la gioia del servizio
Quando le chiadiamo se ci sia un luogo del cuore, suor Cadia sorride: «Sì, la Porziuncola. È qui che ho detto il mio “sì” definitivo al Signore. Qui ho sperimentato tante volte la sua misericordia. È un luogo privilegiato dello Spirito, dove le persone possono ritrovare sé stesse e sentire più forte la presenza di Dio».
Anche il suo servizio quotidiano diventa un’esperienza di grazia: «Mi piace quello che faccio. Ma anche l’accoglienza dei pellegrini mi riempie il cuore. Abbiamo poche stanze, ma cerchiamo di accogliere con semplicità francescana. Molti ci ringraziano per aver trovato qui un luogo di pace. E penso che questo sia il desiderio di San Francesco: accogliere le persone per portarle a Dio, per far loro riscoprire ciò che hanno perduto o che forse cercano senza saperlo».
“Il Signore non si lascia vincere in generosità”
Nel sorriso di suor Cadia si intuisce la gioia di chi ha trovato la sua strada. «Il cammino è faticoso, ma pieno di luce. Non sono sola: il Signore è con me, e la fraternità sostiene i miei passi. Ogni giorno cerco di vivere la speranza, di testimoniarla nella semplicità del servizio. Perché la vera gioia nasce dal sentirsi amati da Dio e dal sapere che, con Lui, la vita è sempre un dono che si rinnova».







