Luogo delle origini e del Perdono

News / Chiesa e Mondo / L’umiltà dei “cocci”

L’umiltà dei “cocci”

L'intensa omelia tenuta dal Cardinale Pierbattista Pizzaballa. Al termine della celebrazione, la prima esecuzione dell'inno del Centenario

Sua Eminenza il Cardinale Pierbattista Pizzaballa ha presieduto la Celebrazione Eucaristica nella Basilica di Santa Maria degli Angeli l’8 febbraio 2026. Partendo dal celebre passo del Vangelo di Matteo – «Voi siete il sale della terra… voi siete la luce del mondo» – il Patriarca di Gerusalemme dei Latini ha proposto una riflessione sul senso della presenza cristiana oggi (QUI IL LINK): riflessione che ha trovato una forte attualizzazione nel presente, diventando chiave di lettura concreta non solo per la drammatica situazione del Medio Oriente, ma anche per quella del Venezuela, a cui è stata intenzionalmente dedicata la celebrazione. Il Paese sudamericano continua ad essere segnato da una crisi profonda e prolungata che continua a colpire la vita quotidiana della popolazione.

Sale e luce: una vocazione non autoreferenziale

Il primo movimento dell’omelia è stato chiarissimo: il cristianesimo non è mai autoreferenziale. Sale e luce, ha ricordato il Cardinale, esistono solo in funzione di altro. Il sale, da solo, è inutile; la luce, se non illumina, tradisce se stessa. In questa affermazione apparentemente semplice si condensa una critica netta a ogni forma di ripiegamento identitario: il cristiano non vive per preservare se stesso, ma per trasformare e illuminare la realtà che attraversa. È qui che la fede smette di essere un rifugio e torna a essere una responsabilità.

“Il problema non è essere pochi, ma essere irrilevanti”

Uno dei passaggi più incisivi, e più attuali, ha riguardato la questione dei numeri. In un tempo in cui la Chiesa è spesso tentata di misurare la propria vitalità in termini di quantità, Pizzaballa ha introdotto quella che potremmo definire una vera e propria teologia della differenza.
La minorità numerica – condizione familiare alle Chiese del Medio Oriente, come anche nel Venezuela – non è una sconfitta. Il problema non è essere pochi, ma essere irrilevanti. Come nel cibo, ha osservato il Cardinale, la presenza o l’assenza del sale si avverte subito: ciò che conta è la capacità di incidere, di dare senso, di comunicare qualcosa che valga la pena ascoltare.

È un monito che supera i confini geografici della Terra Santa e interroga l’intera Chiesa occidentale: senza un contenuto reale, senza una parola autentica, anche la massa più imponente rischia di diventare muta.

Vedere oltre il conflitto

Dallo spazio simbolico di Assisi, lo sguardo del Patriarca è tornato con forza alla sua Gerusalemme, segnata da un conflitto che “ci sta lacerando”. Ma anche qui la domanda non è sociologica né politica: è spirituale.
Davanti alle macerie della storia, il credente vede solo il conflitto o riesce ancora a scorgere i segni di un Regno che cresce? La risposta, ha suggerito Pizzaballa, dipende dalla luce che portiamo e dal “gusto” della nostra vita. Non si tratta di negare il dolore, ma di non assolutizzarlo, lasciando che l’oscurità diventi l’unico criterio di lettura del reale.

“Siamo dei derivati”: la centralità di Cristo

Il cuore teologico dell’omelia è forse racchiuso in un’espressione tanto umile quanto decisiva: «Siamo dei derivati». Il sale non genera se stesso, la luce non nasce da noi. L’origine è Cristo.
Ogni pretesa di autosufficienza spirituale viene così smascherata. La “salinità” del cristiano è il frutto di una relazione, di una familiarità coltivata nel tempo. Solo lasciandosi nutrire da questa relazione – ha insistito il Cardinale – si forma il cuore, il pensiero, lo sguardo sulla realtà. Senza questa sorgente, ogni impegno rischia di ridursi a attivismo sterile.

I “cocci” e la lezione di Francesco

Non poteva che essere francescana la conclusione, proprio alla Porziuncola. Pizzaballa ha scelto l’immagine dei “cocci”, fragile e disarmante, per descrivere la condizione umana e quella ecclesiale. “Siamo tutti un po’ rovinati, imperfetti, incompleti”. È esattamente da qui che parte anche San Francesco, uomo in ricerca di senso. Il Poverello capì che dare sapore alla vita non significava fare cose straordinarie, ma restare con Lui, permettere a quella relazione di nutrire tutto.

L’esortazione finale, quasi una preghiera, è stata un invito alla custodia: custodire, nei nostri cocci, un po’ di quel sale che è Cristo; proteggere, nella nostra piccola lampada, un riflesso della sua luce.

Un manifesto di speranza sobria

Le parole del Cardinale sono state rivolte ad una speranza che non cerca il potere, non insegue la visibilità, non si misura con le statistiche, ma si fonda sulla fedeltà a una presenza.
In un tempo di grandi oscurità, dentro e fuori la Chiesa, il Patriarca di Gerusalemme ricorda che la vera forza del cristianesimo sta ancora tutta lì: nel dare sapore alla storia, anche quando sembra insipida, e nel custodire una luce che non abbaglia, ma permette di vedere.

Francesco, fuoco d’amor crocifisso

Al termine della celebrazione, l’inno “Francesco, fuoco d’amor crocifisso”, composto da Mons. Valentino Miserachs Grau su testo di Angelo D’Acunto, è stato cantato per la prima volta dalla Corale Porziuncola, diretta da fra Matteo Ferraldeschi: qui il link per ascoltare l’inno.

L’inno ha raccolto e trasfigurato in musica il senso profondo dell’intera liturgia. Pensato come inno ufficiale del Centenario del Transito di San Francesco, il brano ha unito solennità e semplicità in una scrittura volutamente accessibile, capace di essere cantata dal popolo e non solo eseguita. Ispirato al canto gregoriano e allo spirito francescano, l’inno racconta il passaggio del Santo alla gloria come trasformazione del dolore in lode, offrendo una melodia che diventa preghiera condivisa.

Articoli correlati

13 Ottobre 2026

Chiesa e Mondo, Provincia Serafica

“È tutto qui?”: missione popolare…

11 Ottobre 2026

Eventi e Cultura, Francescanesimo

Francesco e il creato: la…

10 Ottobre 2026

Chiesa e Mondo, Provincia Serafica

Mons. Vittorio Francesco Viola nominato…

9 Ottobre 2026

Chiesa e Mondo, Eventi e Cultura

Papa Leone XIV torna ad…

7 Ottobre 2026

Eventi e Cultura

Un frate “Giusto tra le…

4 Ottobre 2026

Eventi e Cultura, Famiglia francescana, Francescanesimo, Provincia Serafica, Spiritualità

Rivivi la giornata del Transito…

3 Ottobre 2026

Eventi e Cultura, Famiglia francescana, Francescanesimo, Provincia Serafica

I Vespri del Transito, ottocento…

3 Ottobre 2026

Chiesa e Mondo, Famiglia francescana, Provincia Serafica

Verso il Transito di san…

3 Ottobre 2026

Chiesa e Mondo, Eventi e Cultura, Famiglia francescana, Francescanesimo

Frate Jacopa – Rosa d’Argento…

Resta in cammino con noi!

Una newsletter per chi desidera seguire da vicino il cammino dei Frati Minori: notizie, spunti di spiritualità e vita condivisa.

Questo sito è protetto da reCAPTCHA e da Google Privacy Policy e Termini di Servizio.