«Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio», cita il libro del profeta Gioele, lettura della messa del Mercoledì delle Ceneri. E nel Salmo viene intonato: «Misericordia, o Signore, perché abbiamo peccato».
Parrocchiani e fedeli si sono riuniti il 18 febbraio nella Chiesa di San Giovanni Apostolo in Ponte d’Oddi per celebrare l’inizio della Quaresima, periodo di digiuno, penitenza e preghiera. La celebrazione eucaristica, con l’imposizione delle ceneri, è stata presieduta da Fra Vito D’Amato OFM, vicario parrocchiale e animata dal Gruppo Scout Perugia 4.
L’imposizione delle ceneri
Prima dell’eucarestia, la liturgia prevede l’imposizione delle sacre ceneri sul capo dei fedeli: simbolicamente, le ceneri indicano la penitenza, richiamano la caducità della vita terrena e la necessità della conversione.
C’è un’altra possibilità
Nella sua omelia fra Vito è partito proprio da questo segno che apre la Quaresima, ricordando come la formula più antica – oggi raramente utilizzata – suoni dura alla sensibilità contemporanea: «Ricordati, uomo, che polvere sei e polvere ritornerai».
Eppure, ha sottolineato, questa verità non esaurisce il destino dell’essere umano: «Siamo polvere, è vero, c’è però un’altra possibilità». La riflessione si è legata quindi alla memoria di San Francesco, di cui quest’anno si celebra l’anniversario della morte: «Noi festeggiamo la morte di un nostro fratello, di un nostro amico», perché anche quella “poca polvere” che è stato il suo corpo «ha fatto vedere il cielo» ed è diventata segno di santità nel tempo.
Siamo polvere “guardata” dal Padre
Il rischio, ha continuato fra Vito, è che gli uomini restino chiusi nella propria fragilità, preoccupati di apparire o di costruire sé stessi sugli altri: «C’è il rischio che la gente veda noi e veda soltanto noi». Quando si vive solo per sé, infatti, si finisce per «usare gli altri per farci un piedistallo». Ma proprio questa condizione di limite diventa occasione per scoprire uno sguardo diverso: «Questa poca terra che siamo oggi è amata, e Dio è geloso di questa terra». La polvere custodisce dunque un segreto, perché «la cosa più nobile che abbiamo è che questa polvere è guardata e amata dal Padre».
Da qui l’invito a gesti concreti che rendano visibile una vita nuova, a partire dalla preghiera quotidiana: «Iniziare la giornata dicendo: Signore, oggi provvedi Tu». Anche il digiuno e la carità acquistano così un significato profondo, non come pratiche esteriori ma come attenzione all’altro: «Mangiare quello che ti è messo davanti vuol dire che qualcuno ha pensato a te». E ancora: «Fare qualcosa per qualcun altro e non dirlo a nessuno». Solo coltivando questo rapporto nascosto con Dio, ha concluso fra Vito, la nostra povertà può trasformarsi in benedizione: «Facciamo vedere questo sguardo bellissimo che Lui ha su di noi».







