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Mons. Accrocca Vescovo di Assisi

Tra gratitudine e affidamento: Assisi saluta mons. Domenico Sorrentino e accoglie mons. Felice Accrocca

Oggi, 10 gennaio, mentre la Chiesa e la famiglia francescana sono unite nel rito di apertura del Centenario del Transito di san Francesco, un’altra notizia di rilievo segna la vita ecclesiale umbra. Papa Leone XIV ha nominato S.E.R. mons. Felice Accrocca nuovo vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e, insieme, vescovo di Foligno, unendo le due sedi in persona episcopi. Una decisione che apre una nuova fase per comunità profondamente legate al carisma francescano e alla responsabilità pastorale di un territorio dal forte valore simbolico e storico.

A rendere particolarmente significativo questo passaggio è anche una coincidenza carica di senso: solo pochi giorni fa, il 3 gennaio, mons. Accrocca era ad Assisi come storico, invitato al primo appuntamento della rassegna «Francesco ha gli occhi tuoi». In quell’occasione ha presieduto i vespri alla vigilia del rito della Memoria del Transito: la Porziuncola, luogo che lo aveva accolto come studioso e pellegrino, la prossima volta lo accoglierà come vescovo della Chiesa di Assisi.

La profonda impronta di Mons. Sorrentino

Dopo oltre diciassette anni alla guida della Chiesa assisana — e più recentemente anche di quella folignate — mons. Domenico Sorrentino conclude una stagione che ha lasciato un’impronta profonda e riconoscibile. Pastore dal pensiero ampio e dal passo paziente, ha attraversato il suo ministero con lo sguardo fisso sull’orizzonte, tenendo il Vangelo tra le mani come criterio di discernimento : la sua è stata una Chiesa pensata e vissuta come fraternità, alleggerita da sovrastrutture, capace di abitare le crisi come luoghi di grazia.

Formatosi tra Nola, Roma e la Santa Sede, teologo attento al “vissuto” e fine interprete della tradizione spirituale, mons. Sorrentino ha trovato in Assisi non solo una sede episcopale, ma una vera grammatica ecclesiale. Qui ha accolto tre Pontefici — Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco — accompagnando la città serafica nel suo ruolo universale senza mai smarrire l’attenzione alle comunità locali. Il Santuario della Spogliazione, l’insistenza sulle “famiglie del Vangelo”, il dialogo tra economia, fraternità e profezia francescana e non ultimo l’importante ruolo che ha rivestito nel cammino verso la canonizzazione di Carlo Acutis, restano segni concreti di una visione che ha saputo tenere insieme pensiero e pastorale.

Le parole di ringraziamento di fra Francesco Piloni e di fra Massimo Travascio

Nel momento del congedo, non sono mancati i segni di una gratitudine intensa. Fra Francesco Piloni OFM, Ministro Provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, ha voluto affidare a poche parole il senso di un rapporto costruito nel tempo: «La gratitudine per questi vent’anni a servizio della Chiesa di Assisi e, negli ultimi anni, anche di quella di Foligno è profonda e sincera. Monsignor Domenico Sorrentino è stato un pastore dal cuore appassionato, caldo, con una fede solida e lo sguardo sempre in avanti, capace di vedere oltre. Ha guidato le comunità con libertà evangelica e senso ecclesiale, senza mai perdere il contatto con le persone e con le domande reali del nostro tempo».

Parole che restituiscono il clima di una collaborazione ecclesiale non formale, maturata dentro una fiducia reciproca e una comune passione per una Chiesa povera e generativa.

Sulla stessa linea si colloca la riflessione di fra Massimo Travascio OFM, Custode della Porziuncola, luogo-sorgente del carisma francescano: «Mons. Sorrentino ha abitato Assisi con rispetto e con amore, esercitando una paternità profonda che ha saputo farsi presenza quotidiana. Fin dai primi giorni del suo ministero episcopale ha mostrato un legame particolare con la Porziuncola, luogo che ha custodito come sorgente viva da accompagnare. Ha saputo stare accanto ai luoghi simbolici del francescanesimo ricordandoci che essi vivono solo se parlano al presente; alla Porziuncola abbiamo spesso percepito la sua vicinanza silenziosa, il desiderio di proteggere non solo le pietre, ma l’anima stessa di questo luogo, affidandola con cura alla Chiesa e alle generazioni future.»».

L’arrivo di Mons. Accrocca alla guida della Diocesi

Accanto alla riconoscenza per il passato, lo sguardo si apre ora al futuro.

Mons. Felice Accrocca non arriva ad Assisi come uno sconosciuto. Storico del medioevo, studioso del francescanesimo, docente alla Gregoriana, Accrocca conosce da tempo il tessuto ecclesiale e culturale umbro. A questa competenza unisce un lungo ministero pastorale e l’esperienza di governo maturata come arcivescovo di Benevento. Una figura che tiene insieme studio e territorio, riflessione e prassi.

È ancora fra Francesco Piloni a sottolineare, con realismo e speranza, il senso di questa nuova fase: «A mons. Felice Accrocca va un benvenuto fraterno e grato in questa terra che custodisce la memoria viva di Francesco e Chiara d’Assisi. Per decenni li ha studiati e pregati, fino a diventarne familiare; ora la Divina Provvidenza lo ha voluto a casa, affidandogli una Chiesa che vive di quella stessa eredità spirituale e che attende di essere ancora accompagnata e interpretata nel tempo presente».

Gli fa eco fra Massimo Travascio, con parole che suonano come un augurio e insieme come un affidamento: «A mons. Accrocca auguriamo di lasciarsi sorprendere ancora da Francesco. Assisi non si finisce mai di conoscerla davvero. È una terra che chiede ascolto più che risposte, silenzio più che parole. Siamo certi che saprà camminare con noi in questo ascolto».

La scelta di Papa Leone XIV — che affida a un unico vescovo due Chiese segnate da una forte identità — sembra indicare una direzione chiara: continuità senza immobilismo, avvicendamento come atto di responsabilità ecclesiale.

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