Di passaggio alla Porziuncola verso Roma, Monsignor Bruno Varriano, Vescovo Ausiliare di Cipro, è giunto in questi giorni a Santa Maria degli Angeli con 33 giovani ciprioti, in preparazione al Giubileo dei Giovani nella Capitale.
Abbiamo avuto l’opportunità di parlare con lui delle sfide e delle speranze che animano il suo ministero, in un’isola segnata da profonde divisioni.
Un ministero in crescita in terra di Cipro
Di origine brasiliana, fr. Bruno Varriano è nato a San Paolo nel 1971 ed è entrato a far parte della Custodia di Terra Santa nel 1996. Nominato Vescovo nel dicembre 2023, è a Cipro da quasi due anni, un percorso iniziato con un “santo timore” per una missione ignota, lontano dalla sua Nazareth. Le sfide non sono mancate: una nuova lingua (greco e inglese), un territorio occupato e una realtà pastorale da ripensare.
Nonostante le difficoltà, i frutti sono stati sorprendenti. La sua ordinazione episcopale ha segnato un momento di profonda comunione con le altre confessioni religiose presenti nell’isola: l’Arcivescovo Ortodosso, i metropoliti, l’Arcivescovo Armeno Ortodosso, il Vescovo Anglicano, l’Imam della moschea, e persino buddisti ed evangelici. «È stato un momento non solo ecclesiale, ma di comunione», ha affermato.
Le sfide, tuttavia, persistono. Il 37% dell’isola è occupato dalla Turchia, e le comunità cristiane, inclusa quella latina, soffrono. «Non possiamo celebrare nelle nostre chiese, trasformate in moschee; celebriamo ancora nei garage» spiega. Ma in questa sofferenza, la Chiesa è vitale: la Saint Barnabas Pastoral Training Center, una scuola di teologia per laici, ha subito attratto 140 studenti, inclusi quelli del territorio occupato. Inoltre, le richieste di battesimo e iniziazione cristiana per adulti sono in aumento, anche da parte di turco-ciprioti che desiderano conoscere Gesù. «È una Chiesa che cresce ed è in continuo cammino», conclude con speranza.
Assisi, laboratorio di pace per i giovani ciprioti
I giovani sono una priorità per Mons. Varriano, che ha iniziato il suo ministero con la Giornata Mondiale della Gioventù a Lisbona e, lo scorso anno, con il Cammino di Santiago di Compostela. Quest’anno, prima del Giubileo, li ha voluti accompagnare qui ad Assisi per un’esperienza francescana. «Vogliamo che Assisi sia per loro un incoraggiamento a essere strumenti di pace e unità» spiega. L’obiettivo è audace: «I nostri giovani non vogliono una guerra, non vogliono una divisione: sognano l’isola unita».
Anche se quest’anno ai giovani del territorio occupato è stato negato il visto, il Vescovo spera di poterli accompagnare di nuovo, l’anno prossimo, ad Assisi, per un’esperienza ancora più profonda, coinvolgendo anche i giovani ortodossi. «La speranza è che Assisi diventi proprio un laboratorio di pace, come Compostela: i ragazzi sono entusiasti di conoscere San Francesco e vivere la spiritualità francescana, guidati dai Frati Minori di Santa Maria degli Angeli».
Un vescovo francescano, costruttore di ponti
Come Vescovo francescano, Varriano porta il carisma dell’Ordine nell’episcopato a Cipro. Essere “sensibili ai dolori” della gente – rifugiati, immigrati – è fondamentale. Ha notato il dolore dei latini ciprioti, le cui tombe nel cimitero nella “Buffer Zone” (zona cuscinetto) sono distrutte e non possono essere riparate. È presente con loro, li visita e benedice le tombe.
La sua missione, ribadisce, è quella essere un “operatore di pace”: «Quello che ha una mano sulle spalle di uno e la mano sulle spalle dell’altro. Non prende parte, ma riunisce, li accompagna a dialogare». Per questo, sta valorizzando la lingua greca, imparandola e celebrando in greco per parlare al cuore dei ciprioti latini e in dialogo costante con la Chiesa Ortodossa.
Dalla sofferenza alla speranza del Giubileo
Il suo impegno verso i rifugiati è una profonda espressione della sua missione evangelica francescana. Non è stata una scelta pianificata, ma una realtà che lo ha interpellato direttamente: si è trovato ad accogliere personalmente 12 minori non accompagnati fuggiti da un campo profughi, una situazione che ha richiesto una risposta immediata e compassionevole. Da lì è nata una pastorale settimanale per i rifugiati che offre assistenza a cristiani e non cristiani, attività per bambini e accompagnamento per adolescenti e famiglie.
«I francescani sono sempre stati vicini ai più vulnerabili» spiega, vedendo nei rifugiati “un altro tipo di lebbra della nostra società”. Cerca di sensibilizzare la comunità latina e ortodossa, portando persino vescovi ortodossi e l’Arcivescovo Maronita nei campi profughi, a conoscere ragazzi, famiglie e migranti accolti».
«Non devono avere paura: sono ragazzi come noi, fratelli da incontrare, bambini con cui giocare» e, citando Papa Francesco, dice: «Siamo davvero fratelli tutti».







