Attorno alla Cappella del Beato Egidio, cuore spirituale della comunità di Monteripido, si è svolta il 26 aprile la celebrazione eucaristica in onore del compagno di San Francesco d’Assisi.
La memoria del Beato Egidio, quest’anno inserita nell’Anno giubilare francescano, è stata preparata dalla celebrazione del Giubileo, preceduta dalle confessioni personali dei numerosi fedeli accorsi: anche quest’anno la liturgia si è svolta all’aperto, a causa dei lavori che interessano la chiesa conventuale, restituendo tuttavia un clima di raccoglimento e autenticità profondamente legato alle origini francescane del luogo.
Come già ricordato nella tradizione della comunità , la cappella sorge sul luogo in cui il Beato Egidio visse nella preghiera e nella contemplazione, diventando nei secoli un punto di riferimento spirituale. In questo spazio si è rinnovato il legame tra la storia e il presente, tra la semplicità delle origini e la vita concreta dei fedeli di oggi, che continuano a riconoscere in Egidio una guida discreta ma luminosa nel cammino di fede.
A presiedere l’Eucaristia è stato Fra Georges Massinelli, Guardiano della comunità francescana di Monteripido e da poco eletto nuovo Vicario provinciale, che nella sua omelia ha offerto una meditazione intensa sul Vangelo del Buon Pastore.
Quando senti la Sua voce, la riconosci
Fra Georges Massinelli ha guidato la riflessione dei fedeli sul capitolo 10 del Vangelo di Giovanni, soffermandosi sul tema dell’ascolto della voce di Cristo. «Le pecore conoscono la sua voce», ha ricordato, sottolineando come, tra le molteplici voci che abitano il cuore umano, solo quella del Buon Pastore «infiamma il cuore, mette luce negli occhi e dona la gioia». Un discernimento spirituale che richiama l’esperienza dei discepoli di Emmaus, capaci di riconoscere la presenza del Signore attraverso un ardore interiore. «Quando l’hai sentita quella voce, lo sai», ha affermato il predicatore, invitando a seguire con decisione quella voce che «guarisce e non ferisce».
Ciascuno di noi è oggetto privilegiato di quello sguardo d’amore
Il secondo tratto evidenziato è la relazione personale tra il Pastore e ciascuna pecora. «Il pastore chiama ciascuna per nome», ha detto padre Massinelli, ponendo l’accento su uno sguardo divino che non si limita alla massa, ma raggiunge l’unicità di ogni persona. In questo orizzonte ha evocato figure della tradizione francescana come San Francesco d’Assisi ed Egidio, esempi di vite irripetibili plasmate dalla chiamata di Dio. «Nessuno è uno tra tanti», ha sottolineato, «ma ciascuno è oggetto privilegiato di quello sguardo d’amore». Anche nelle fragilità e nelle contraddizioni, Dio continua a vedere «la bellezza che quella persona può essere», come un padre che intuisce il compimento futuro del proprio figlio.
Infine, l’omelia ha richiamato la dinamica dell’uscita: il Buon Pastore «conduce fuori» verso una vita piena. Non si tratta di un semplice cambiamento di luogo, ma di un passaggio da un’esistenza limitata a una pienezza inattesa. «Stavamo in un recinto… ma fuori c’è il pascolo, c’è l’erba fresca», ha spiegato, indicando nel cammino di figure come Francesco ed Egidio il segno concreto di questa trasformazione. Dio, ha concluso, «viene a fare con noi solo bellezza… darci una vita grande», esortando i fedeli ad avere il coraggio di «lasciarsi chiamare e condurre fuori» dalla voce del Buon Pastore.
Nel contesto francescano di Monteripido, la memoria del Beato Egidio – tra i primi compagni del Poverello – continua così a parlare al cuore dei credenti. Ritiratosi su questo colle dopo la morte di Francesco, vi visse per oltre trent’anni in preghiera e silenzio, lasciando una testimonianza di fede concreta e luminosa che ancora oggi ispira quanti cercano Dio nella quotidianità.
Prima della benedizione finale, fra Georges Massinelli ha voluto esprimere un sentito ringraziamento alla pastorale universitaria, alla Gioventù Francescana, alla comunità OFS, alle Suore del Bambino Gesù, ai giovani postulanti e a tutti coloro che hanno contribuito all’organizzazione della celebrazione, conclusasi con un momento di agape fraterna.
Il Guardiano ha inoltre ricordato con gioia che il prossimo mese il diacono Fra Simone Lunedei riceverà l’ordinazione sacerdotale presso la Porziuncola, affidando questo evento alla preghiera della comunità. Non è mancato infine uno sguardo al futuro del convento: l’auspicio è che i lavori alla chiesa possano concludersi entro il mese di settembre, così da poter tornare a celebrare solennemente la festa di San Francesco nel luogo rinnovato e restituito alla comunità.







