È Natale anche alla Porziuncola, nel luogo amato dal santo Francesco più di ogni altro: qui, nel segno della preghiera, della lode e della gratitudine, la comunità francescana ha guidato le solenni celebrazioni liturgiche del Natale, dell’accoglienza dell’Emmanuele, del Verbo che si è fatto carne.
Quest’anno il Natale segna anche l’inizio delle celebrazioni per il Centenario del Transito di San Francesco: a poche giorni del Rito di Apertura (il 10 gennaio), nella Basilica di Santa Maria degli Angeli è risuonata la buona notizia di Gesù che entra nella storia, che prorompe a ricordare che la speranza deve guidare questa terra ancora fortemente segnata da violenza e odio.
Il Bambino da accogliere
La vigilia di Natale ha avuto inizio con i primi Vespri presieduti da fr. Massimo Travascio, Custode del Protoconvento della Porziuncola, che ha invitato l’assemblea «a fermarci per contemplare proprio il mistero dell’Incarnazione». «Dio non resta distante – ha continuato – ma entra nel tempo e nella storia, vi entra fragile, un bambino da accogliere, è ormai sera, e pensavo che non è difficile immaginare una notte silenziosa come quella di Betlemme, illuminata soltanto da una piccola luce, la stella sopra la mangiatoia, la quiete attorno al bambino che dorme, e in quel silenzio ogni rumore del mondo si placa e la presenza di Dio diventa tangibile».
Il canto della Kalenda
La Messa Solenne della Vigilia è stata introdotta dall’Ufficio delle Letture e dal canto della Kalenda, eseguito dal maestro fr. Matteo Ferraldeschi.
La Kalenda è la solenne proclamazione della nascita di Nostro Signore: uno splendido riassunto dell’attesa universale del giorno ormai giunto, del compimento del tempo dell’Avvento, che ci ricorda come Dio abbia scelto di incarnarsi in un tempo preciso della storia per assumerla e redimerla.
Quando il silenzio diventa luce
L’omelia della messa solenne, presieduta da fr. Massimo Travascio si è aperta invitando a contemplare il cielo di Betlemme, ieri come oggi: immutabile sopra una terra ferita. In questo scenario convivono due silenzi, quello dell’attesa e quello del dolore, ed è proprio “nel punto più fragile” che Dio sceglie di venire. Le stelle vegliano su un’umanità spesso addormentata, distratta e sola, ma anche su chi, come Giuseppe, Maria e i pastori, veglia nel silenzio carico di promessa, ascoltando l’annuncio: «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce».
La nascita di Gesù segna una svolta radicale: la Luce entra nel mondo senza rumore, nella fragilità di un neonato. Non con la forza, ma con il dono di sé: «È apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini». I pastori, ultimi tra gli ultimi, sono i primi a ricevere l’annuncio: «Non temete, vi annuncio una grande gioia». Cristo diventa la luce del cuore umano, come ricorda sant’Agostino: «Ciò che il sole è per gli occhi del corpo, Cristo lo è per gli occhi del cuore».
Accogliere questa luce significa scegliere umiltà e verità, come san Francesco che volle mostrare l’umiltà di Dio nel presepe, e come Giuseppe, “custode silenzioso dell’Essenziale”. La pace di Dio nasce così: fragile ma reale, da custodire ogni giorno. Il Natale allora interroga la vita di ciascuno: dove nasce oggi Gesù? Ogni volta che l’amore vince l’indifferenza e la fragilità diventa accoglienza. Sotto lo stesso cielo che ancora brilla, resta la certezza finale: Dio è vicino e “non smette mai di nascere dove c’è un cuore che gli apre la porta”.
Dopo l’Eucaristia della Notte, nel giorno del Natale le due celebrazioni più solenni – la Messa solenne del giorno e i Secondi Vespri del Natale – saranno presiedute dal Ministro provinciale fr. Francesco Piloni.







