Una comunità chiamata a lasciarsi provocare dalla testimonianza dei santi e dei martiri per trasformare la fede in vita concreta.
È questo il messaggio che ha attraversato la solenne celebrazione eucaristica in onore di Sant’Antonio di Padova, svoltasi il 13 giugno presso la chiesa di Sant’Antonio da Padova e Santuario dei Protomartiri Francescani di Terni. Nell’occasione, il Ministro Provinciale fra Marco Vianelli ha guidato la riflessione dei fedeli, richiamando il legame profondo tra Sant’Antonio e i Protomartiri Francescani, le cui reliquie sono custodite proprio nel santuario ternano.
Il santuario rappresenta una memoria viva delle origini del francescanesimo. Qui sono infatti custodite e venerate le reliquie dei cinque Protomartiri Francescani: il suddiacono Berardo, i sacerdoti Ottone e Pietro, e i fratelli laici Adiuto e Accursio, originari dell’Umbria meridionale. Inviati in Marocco per annunciare il Vangelo, furono decapitati il 16 gennaio 1220 per ordine del sultano Miramolino. La loro testimonianza segnò la prima pagina di martirio dell’Ordine fondato da san Francesco e lasciò un segno profondo nella Chiesa nascente. Fu proprio la vista delle loro reliquie a Coimbra a suscitare nel giovane agostiniano Fernando di Lisbona il desiderio di entrare tra i Frati Minori: quel giovane sarebbe diventato Sant’Antonio di Padova.
Grazie alla concessione del vescovo di Coimbra, le reliquie dei cinque martiri sono tornate a riposare nella loro terra d’origine e oggi trovano collocazione nella chiesa di Sant’Antonio di Terni. La storia del complesso affonda le sue radici nel primo Novecento: nel 1913 la Provincia Serafica assunse definitivamente la parrocchia di San Tommaso, mentre nel 1923 venne acquistato il terreno per la costruzione della nuova chiesa e del convento di Sant’Antonio, progettati dall’architetto Cesare Bazzani. La prima pietra fu benedetta il 21 dicembre 1924.
Nell’omelia, fra Marco Vianelli ha invitato i fedeli a non fermarsi all’ammirazione esteriore del santo, ma a lasciarsi interpellare dalla sua esperienza. «Il rischio di fare festa a Sant’Antonio – ha affermato – è quello di perderci nella bravura del santo e non lasciarci provocare noi oggi». Il Ministro Provinciale ha ricordato come la vita di Antonio cambiò radicalmente dopo l’incontro con la testimonianza dei martiri francescani: «Quando la tua vita inciampa nella vita di qualcun altro, questo scontro diventa trasformativo». Per questo ha esortato la comunità a domandarsi se sia davvero capace di lasciarsi cambiare dall’incontro con il Vangelo e con i suoi testimoni.
Un secondo passaggio dell’omelia è stato dedicato alla predicazione di Sant’Antonio, capace di unire profondità teologica e attenzione concreta alla vita delle persone. «Antonio non si limitava a parole che restano solamente sulla testa», ha spiegato fra Vianelli. «La sua predicazione metteva le mani nelle relazioni, nella vita delle famiglie, nella costruzione del bene comune». L’Eucaristia, al centro del suo annuncio, diventava strumento di riconciliazione e comunione per comunità spesso segnate da divisioni e contrapposizioni. Una lezione che conserva tutta la sua attualità anche per la società contemporanea.
Il Ministro Provinciale ha poi sviluppato il tema del dono e della sapienza, richiamando la prima lettura liturgica. «La prudenza e la sapienza sono dono, non conquista», ha sottolineato, invitando a superare una mentalità fondata esclusivamente sulla prestazione e sul merito. «Antonio ha studiato tanto, ma il meglio gli è arrivato gratis». Una provocazione che interpella anche la comunità cristiana di oggi, chiamata a riconoscere la gratuità dell’amore di Dio e a lasciarsi sorprendere dalla sua azione nella storia.
Infine, fra Vianelli ha ricordato che ogni credente è chiamato a mettere i propri carismi a servizio della comunità e a diventare portatore di una “lingua nuova”, quella della comunione e dell’ascolto reciproco. «Quelli che hanno incontrato il Signore sono capaci di smascherare le bugie, di creare comunione e di vincere la divisione». Concludendo la celebrazione, ha affidato ai fedeli un auspicio: «Il Signore oggi, grazie ad Antonio, passi nella nostra vita, ci provochi e ci lasci inquieti».
Un invito a non vivere la festa come semplice tradizione, ma come occasione di autentica conversione e di rinnovato impegno evangelico.







