Sotto lo sguardo attento di molti parrocchiani e pellegrini, il sagrato della Basilica diventa il luogo di un ricongiungimento che commuove da anni. Il rito della “Renchinata” non è una rappresentazione, ma un’esperienza viva: da una parte Maria, l’Immacolata, portata a spalla con amorevole devozione dai suoi figli della Confraternita, giunge dopo un cammino che sa di ricerca e di strazio materno. Dall’altra parte, ecco il Cristo Risorto, splendente nel suo trionfo sulla morte, sostenuto dai portantini del Redentore.
Quando le due effigi si ritrovano l’una di fronte all’altra, il tempo si ferma. In quell’inchino profondo, in quella riverenza carica di un silenzio sacro, si scioglie il dolore del Sabato Santo. È l’abbraccio che ogni pellegrino cerca arrivando qui: la certezza che nessuna madre è abbandonata e nessun figlio è perduto per sempre. Con questo spirito di comunione, la processione varca la soglia della Basilica, portando la gioia della piazza fin dentro il grembo della Porziuncola.
La voce del pastore: “Cristo è la nostra realtà”
All’interno, tra le navate che profumano di incenso e di speranza, la solenne celebrazione vede come guida il Cardinal Ángel Fernández Artime, Legato Pontificio per le Basiliche Papali di Assisi e Santa Maria degli Angeli. Accanto a lui, la famiglia francescana si stringe in un’unica preghiera con fra Francesco Piloni, Ministro Provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna e fra Massimo Travascio, Custode del Protoconvento Porziuncola.
Le parole del Cardinal Artime scendono nel cuore dei fedeli come pioggia su terra assetata. La sua omelia è un invito a guardare oltre il buio dei tempi difficili che l’umanità sta attraversando:
“Nel cuore della notte di un mondo che affronta sfide cruciali,” esordisce il Cardinale, “risuona la voce della Chiesa: Cristo è risorto, mia speranza! Questa non è solo una bella notizia, ma una realtà ultima che cambia il senso della nostra esistenza oggi e per sempre”.
Richiamando il Vangelo, Artime dipinge la corsa di Pietro e Giovanni al sepolcro: “Quando si ama davvero non si cammina, si corre”. È l’intuizione del cuore che precede la vista, lo stesso stupore che deve abitare noi oggi. “Che Cristo è risorto significa che la morte non ha più l’ultimo valore. Tutto ciò che sembra fallimento, dolore o ingiustizia non è definitivo. Dio può scoperchiare sepolture che noi consideriamo chiuse per sempre”.
Il Cardinale conclude con un mandato accorato: essere testimoni non con grandi discorsi, ma con una vita trasformata. “Ogni volta che scegliamo la vita invece dell’odio, il bene invece del male, la speranza invece della rassegnazione, la Pasqua si rinnova in noi. Cantiamo l’Alleluia con le labbra, ma soprattutto con uno stile di vita umile e fecondo di azioni. Cristo è risorto: facciamo che questa verità illumini la nostra vita”.
La benedizione papale e il tesoro dell’indulgenza
Il momento conclusivo è un atto di misericordia purissima. Il Cardinal Artime, agendo per mandato speciale di Papa Leone XIV, impartisce la benedizione apostolica con annessa l’indulgenza plenaria.
È la “carezza del Papa” che giunge a ogni pellegrino. Attraverso questo dono solenne, la Chiesa apre i suoi tesori di grazia: per chi è accorso con il cuore aperto, l’indulgenza è un nuovo inizio, una remissione che rinnova l’anima nel profondo. È il desiderio di san Francesco — “voglio portarvi tutti in Paradiso” — che si fa ancora una volta realtà tangibile.
Mentre la festa prosegue tra le vie di Assisi e Santa Maria degli Angeli, il cammino spirituale continua. Questa sera, alle ore 19:00, la Basilica accoglierà i Secondi Vespri Solenni, presieduti dal Ministro Provinciale fra Francesco Piloni. Sarà l’ultimo incenso di questa giornata gloriosa, il ringraziamento corale per una Pasqua che resterà scolpita nel cuore di chi ha saputo correre, come Giovanni, verso la luce del mattino.
Cristo è veramente Risorto, Alleluia!







