Nel pomeriggio del 5 maggio, la Biblioteca Porziuncola si è riempita di profumi intensi e avvolgenti: lavanda, rosmarino, basilico, erba cipollina. Fragranze semplici e familiari che hanno trasformato lo spazio della biblioteca in un luogo vivo, quasi un giardino, capace di accogliere i ragazzi in un’esperienza sensoriale e profondamente umana.
Si è svolto infatti il terzo incontro del percorso dedicato alla valorizzazione del patrimonio francescano all’interno del progetto – promosso dalla Biblioteca Porziuncola, con la partecipazione della Provincia Serafica di San Francesco d’Assisi e in collaborazione con l’associazione Vi.Va. Partecipazione e Solidarietà APS – che unisce la cura del patrimonio librario antico alla dimensione del sociale.
Protagonista dell’appuntamento è stato l’Erbario di fra Giuseppe da Spello: la prof.ssa Romilda Saggini, paleografa storica e curatrice del volume dell’Erbario, ha saputo coinvolgere i ragazzi con uno stile narrativo appassionato e diretto, conducendoli in un vero e proprio viaggio alla scoperta dell’erbario e del mondo delle piante officinali. «Ero andata nella biblioteca del convento francescano di Montesanto, nei pressi di Todi… e trovai un bellissimo libro… credevo fosse a stampa e invece dentro c’erano 413 piante vere».
Da questo episodio, raccontato con vivacità e passione, prende avvio la scoperta di un documento di straordinario valore: un erbario settecentesco, ovvero un manoscritto in cui sono conservate piante essiccate – i cosiddetti exsiccata – raccolte nel momento della loro fioritura e utilizzate per le loro proprietà medicinali. Si tratta di un’opera unica, composta nel 1746 da fra Giuseppe da Spello, un frate francescano con competenze di infirmarius, ovvero dedito alla cura dei malati. L’erbario raccoglie ben 413 piante, disposte con straordinaria cura e sensibilità estetica, come ha sottolineato la stessa Saggini: «Ogni pagina è un quadro… perché chi ha fatto questo libro amava il bello. Guardate, questa pianta è messa a forma di cuore».
L’importanza dell’erbario – oggi conservato presso la Biblioteca Porziuncola – risiede non solo nella sua rarità, ma anche nella sua origine: esso rappresenta il frutto del lavoro di un frate che raccolse e catalogò piante provenienti dall’“Orto dei Semplici” di un convento francescano padovano, dove soggiornò tra il 1745 e il 1746. In un’epoca in cui non esistevano ospedali come li intendiamo oggi, i frati svolgevano infatti un ruolo fondamentale nella cura delle persone, utilizzando le conoscenze botaniche e le risorse naturali a disposizione.
Attraverso parole semplici ma incisive, la prof.ssa Saggini ha mostrato come l’erbario non sia solo un documento storico, ma una testimonianza viva di un rapporto profondo tra uomo, natura e cura: «Queste piante sono importanti perché curavano le persone… a quei tempi non c’erano ospedali, e la gente bussava ai conventi. I frati avevano l’orto e curavano con quello che coltivavano».
Ma il cuore dell’incontro è stato soprattutto esperienziale. I ragazzi hanno potuto entrare in contatto diretto con le piante, toccandole, annusandole, osservandole da vicino. Un invito esplicito, quello della professoressa: «Le piante sono cose vive… si parlano, sentono. Dovete arrivare a capire che sono vive e che vi possono dare qualcosa». E ancora: «Conoscetele con tutti i vostri sensi: toccatele, sentite il profumo, guardatele bene… assaggiatele anche! Entrate in collegamento con loro».
Sul tavolo, tra vasetti e foglie, ogni pianta è diventata simbolo e occasione di riflessione. Il rosmarino, ad esempio, ha portato con sé “energia, chiarezza e risveglio”; ogni essenza era legata a parole chiave capaci di stimolare domande interiori e condivisioni personali.
I ragazzi, guidati in questo percorso, hanno così potuto rielaborare esperienze e vissuti, scoprendo sé stessi anche attraverso il linguaggio delle piante. Non solo apprendimento, ma crescita, ascolto, relazione. Questo terzo incontro ha dimostrato con forza quanto sia importante proporre esperienze culturali che sappiano essere vive, coinvolgenti, radicate nella realtà. Non una cultura astratta, ma un percorso concreto, capace di incidere nella vita delle persone.
La Biblioteca Porziuncola si conferma così un luogo in cui la memoria si intreccia con il presente, dove libri ed erbe, storia e sensi, conoscenza e interiorità diventano strumenti per costruire comunità.
Un’iniziativa preziosa, che continua a dimostrare come sia possibile legare profondamente cultura e vita, offrendo ai ragazzi non solo contenuti, ma occasioni autentiche di scoperta, consapevolezza e crescita.







