La festa liturgica di San Bernardino da Siena, il 20 maggio, è; particolarmente sentita all’Eremo delle Carceri, il primo eremo francescano, dove san Francesco si ritirò in preghiera durante la sua conversione, ma anche luogo che custodisce tracce importanti del passaggio di San Bernardino alle pendici del Monte Subasio.
“Qui c’è; la grotta in cui San Francesco d’Assisi si ritirava a pregare“, spiega fra Daniele Randazzo, della Comunità; dell’Eremo. “Bernardino, animato dal desiderio di riscoprire le origini del francescanesimo, non poteva trascurare questo luogo“.
San Bernardino da Siena (1380-1444) è; una delle figure più significative del rinnovamento francescano nel Quattrocento: insieme ad altri frati – come san Giacomo della Marca e san Giovanni da Capestrano – fu uno dei grandi promotori dell’Osservanza, un movimento che cercava di riportare l’ordine francescano alla radicalità; delle origini. “Non era l’iniziatore, ma uno dei protagonisti di quel rinnovamento“, precisa fra Daniele, “incarnando perfettamente lo spirito francescano, alternando vita eremitica e impegno nella società;”.
L’Eremo trasformato
Prima di Bernardino, i frati vivevano sotto questo grande blocco roccioso, nelle grotte sparse lungo il monte. “L’unica struttura costruita era una piccola edicola dedicata alla Vergine”, racconta fra Daniele. Con l’arrivo di Bernardino, all’inizio del 1400, l’eremo prese una forma più stabile: “Vennero costruiti la chiesa, il coro, il refettorio, il chiostro e le cellette per i frati“. Molti di loro, riconosciuti per la loro santità; di vita, sono qui vissuti lungo i secoli, tra i quali il Beato Antonio da Stroncone, il Beato Francesco da Pavia e San Giacomo della Marca.
Una delle testimonianze più evidenti del suo passaggio è; il monogramma del Nome di Gesù (IHS), scolpito sopra la porta d’ingresso, nel chiostro dell’eremo. “Bernardino promuoveva questa devozione e portava con sé tavolette con quel simbolo durante le predicazioni“, spiega fra Daniele. “Era un segno di riconciliazione: nelle città; divise dalle lotte tra fazioni, Bernardino univa gli stemmi nobiliari attorno al nome di Gesù, simbolo di pace“.
Predicazione e impegno sociale
Bernardino non era un predicatore astratto: affrontava problemi concreti, con stile vivace e commovente, e predicava la necessità; di penitenza e la scelta di povertà;, denunciando il gioco d’azzardo, il lusso, l’usura, le stregonerie, la superstizione e le faziosità;. “Le sue prediche erano così infuocate che la gente le trascriveva”, racconta fra Daniele. “Predicava nelle piazze all’alba, con assistenti che ripetevano le sue parole perché tutti potessero sentirle”.
La sua denuncia dell’usura portò alla nascita dei Monti di Pietà;, banche senza interessi per aiutare i poveri. “Qui all’Eremo c’è; la tomba del Beato Barnaba Manassei da Terni, uno dei fondatori”, aggiunge fra Daniele. “Gli affreschi con Gesù morto sulla pietra ricordano proprio questa missione”.
Tra eremo e città;
“L’eremo non era un rifugio dal mondo, ma un luogo da cui guardare la realtà; con occhi diversi“, continua fra Daniele. “Come Francesco, che da qui vedeva Rivotorto, dove vivevano i lebbrosi, Bernardino portava nel mondo ciò che viveva nel silenzio”.
Oggi, l’Eremo conserva quello spirito: “Alcune cellette sono ancora usate per ritiri spirituali“, dice fra Daniele. “Bernardino ci ricorda che non si può donare agli altri ciò che non si è; prima ricevuto nel silenzio“.
Una lezione ancora viva, a più di sei secoli di distanza.







