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San Damiano, la gioia delle prime professioni francescane

"Siate testimoni di speranza, portatori di significati che vengono dal Vangelo" ha detto loro fr. Francesco Piloni

Nella cornice luminosa del Santuario di San Damiano, luogo in cui Francesco d’Assisi accolse l’invito del Crocifisso a ricostruire la Chiesa, sabato 30 agosto sei giovani frati hanno emesso la loro prima professione religiosa nell’Ordine dei Frati Minori.

A pronunciare i voti sono stati fr. Piersimone Crinelli, fr. Giuseppe Frongia e fr. Gabriele Tempesta, appartenenti alla Provincia Serafica di San Francesco d’Assisi di Umbria e Sardegna, e fr. Manuel Eduardo Alvarado Salinas, fr. Manuel Alejandro Chavarria Blanco e fr. Jimmy Alexis Marchante, della Provincia dell’Immacolata Concezione di New York. Questi ultimi hanno professato nelle mani del loro Ministro provinciale, fr. Patrick Boyle, mentre i confratelli umbri e sardi hanno emesso i voti davanti al Provinciale fr. Francesco Piloni.

L’Eucaristia, densa di raccoglimento e gioia, è stata segnata dalle parole di fr. Francesco Piloni, che nell’omelia ha consegnato ai giovani professi un’eredità spirituale che è insieme dono e compito.

«Questi fratelli – ha detto il Provinciale – hanno concluso il tempo del noviziato in piena libertà e consapevolezza, si sono accostati, come dice la Lettera agli Ebrei, a Gesù mediatore di una nuova ed eterna alleanza. È una gioia per loro ed è un richiamo per noi: in chi abbiamo posto la nostra fiducia, a chi rivolgiamo il nostro cuore e la nostra libertà?».

Richiamando il passo evangelico dei banchetti, fra Piloni ha denunciato la tentazione perenne della ricerca dei primi posti, contrapponendovi la logica disarmante del Vangelo: «Nel Regno di Dio – ha ricordato – non c’è spazio per chi vuole prevalere, per chi vuole emergere, per chi vuole imporsi. Non esistono primi posti: esiste piuttosto lo spazio che noi creiamo per accogliere, per ascoltare, per amare l’altro. Il posto migliore è quello di chi sa lasciare posto dentro di sé».

Ai giovani frati, che con semplicità e coraggio hanno consegnato la loro vita al Signore, il Provinciale ha affidato una parola forte e profetica: «Essere consacrati francescani oggi è una terapia: la terapia dell’ultimo posto. È il rimedio più urgente per un mondo ferito dall’ansia di prestazione e dal bisogno spasmodico di riconoscimento. Siate testimoni di speranza, portatori di significati che vengono dal Vangelo, uomini capaci di fare spazio e di diventare casa accogliente per le vite che Dio vi affiderà».

La celebrazione si è conclusa con un canto corale che ha raccolto il respiro della fraternità, mentre nei volti dei sei giovani consacrati brillava la sobria gioia di chi ha scelto la via dei “minori”, liberi non perché privi di legami, ma perché radicati nell’unico amore che non conosce tramonto.

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