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San Luigi, re di Francia e patrono dell’Ordine Francescano Secolare

Un sovrano che visse la propria vocazione cristiana nel mondo, facendo della fede, della carità e del servizio il centro della sua vita

San Luigi (Ludovico) IX, re di Francia, è insieme a Santa Elisabetta d’Ungheria il patrono dell’Ordine Francescano Secolare. La sua figura ricorda come il carisma di Francesco d’Assisi possa essere vissuto pienamente anche nella condizione laicale, nel matrimonio, nella famiglia e nell’esercizio di importanti responsabilità civili e politiche.

Oggi espressioni come onore, zelo e coerenza sono talvolta considerate termini del passato, anacronistici se non addirittura da eliminare perché parte di una cultura dispotica e tirannica. Eppure, proprio queste parole possono aiutare a comprendere la testimonianza di San Luigi, un uomo che cercò di vivere con coerenza il Vangelo nella propria condizione di re e di cristiano.

Lo stesso San Francesco dimostra di avere queste qualità: è stato un uomo che ha vissuto con radicalità il Vangelo senza uscire dall’obbedienza alla Chiesa, insegnandolo a coloro che desiderano seguire la sua spiritualità.

Luigi IX, un re del Medioevo

Luigi IX, passato alla storia come San Luigi o San Ludovico, è stata una figura significativa del Medioevo. Nacque a Poissy il 25 aprile 1214, figlio di Luigi VIII e della principessa spagnola Bianca di Castiglia. Nel 1226, alla morte improvvisa del padre, si ritrovò a essere re a soli dodici anni. Il suo zelo per la Chiesa cattolica e per il Pontefice lo portò a promuovere due Crociate: la settima, su invito di Innocenzo IV, e l’ottava, suggerita da Clemente IV.

Nonostante il primo fallimento e la salute ormai compromessa, nel 1270 decise di partire per una nuova Crociata, questa volta puntando su Tunisi. Poco dopo lo sbarco, un’epidemia colpì l’accampamento francese. Luigi IX morì il 25 agosto 1270; 27 anni dopo, papa Bonifacio VIII lo proclamò santo.

Un laico francescano

Ludovico si iscrisse ed emise la professione nell’allora Terz’Ordine[1]. Visse pienamente gli ideali di San Francesco d’Assisi pur rimanendo laico, cercando di incarnare il Vangelo nella carità, nella difesa dei deboli e in una vita segnata dall’umiltà.

È proprio questa dimensione a rendere particolarmente significativa la sua figura per l’Ordine Francescano Secolare. San Luigi testimonia che la santità non è riservata a chi sceglie la vita religiosa, ma può fiorire anche nella quotidianità di una famiglia, nel lavoro e nelle responsabilità affidate dalla società.

Egli fu infatti un marito devoto e un padre premuroso, attento all’educazione morale e spirituale dei suoi undici figli. Scrisse una lettera al figlio, erede al trono, nella quale si manifesta tutto l’affetto di un padre, insieme alla preoccupazione di trasmettergli la responsabilità di governare con giustizia e, soprattutto, di vivere da cristiano.[2]

La fede tradotta in carità

San Luigi incarnò lo spirito di servizio che aveva appreso dal Vangelo e dalla spiritualità francescana. Istituì leggi giuste, sostenne gli ordini mendicanti, fondò ospedali e si prese personalmente cura dei poveri. Cercò di amministrare la giustizia in modo equo e di difendere i più deboli dai soprusi dei potenti.

Pur vivendo nel lusso della corte reale, mantenne un profondo distacco interiore dai beni materiali, praticando la penitenza e la carità concreta.

La sua fede non rimase dunque una realtà privata o puramente devozionale, ma cercò di tradursi nelle scelte quotidiane e nell’esercizio delle responsabilità che gli erano state affidate.

Una vita di preghiera e penitenza

Nell’epoca in cui visse, lo stile di vita di questo re si dimostrò particolarmente significativo. La sua non era una fede di facciata.

Testimoniava una moralità privata rigorosa. In un’epoca in cui i re medievali erano spesso associati agli eccessi e agli sfarzi della corte, Luigi viveva una vita caratterizzata dalla preghiera, dalla penitenza e dalla carità. Indossava il cilicio sotto le vesti reali, digiunava regolarmente, lavava i piedi ai poveri ogni sabato e invitava i mendicanti a mangiare alla sua tavola.

La sua attenzione all’insegnamento del Vangelo lo spingeva inoltre a esercitare con fermezza la giustizia. Credeva sinceramente che un re cristiano avrebbe dovuto rendere conto a Dio del modo in cui aveva esercitato il proprio potere e del benessere dei suoi sudditi.

Fu anche un uomo desideroso di pace. Cercò di evitare conflitti tra i popoli cristiani e arrivò a cedere spontaneamente alcuni territori all’Inghilterra attraverso il Trattato di Parigi, pur di favorire la pace.

Cosa può dirci oggi San Luigi?

Anzitutto, San Ludovico invita ad essere coerenti con la propria Fede e con l’insegnamento che nasce dalla Chiesa madre e maestra. In questi secoli abbiamo compreso come riconoscere la Fede: fiducia in Dio e nel suo insegnamento: “Ama il prossimo tuo come te stesso” sapendolo rispettare, chiunque egli sia.

Ricorda poi che il Vangelo può essere vissuto pienamente dentro le realtà ordinarie dell’esistenza: nella famiglia, nel lavoro, nella società e nell’esercizio delle responsabilità.

Infine, San Luigi insegna che la santità passa attraverso il servizio. La sua vita di marito, padre, sovrano e francescano secolare mostra come ogni condizione possa diventare luogo di incontro con Dio e di dono agli altri.

Fra Giuseppe Carta O.F.M. – assistente nazionale dell’OFS d’Italia per i frati minori

 

Note

[1] Iscritto al Terz’Ordine: indica l’atto formale di aggregazione e l’adesione iniziale alla fraternità, un passo che nel Medioevo veniva compiuto da moltissimi laici, nobili e sovrani attratti dalla spiritualità di San Francesco d’Assisi.

Professo nel Terz’Ordine: rappresenta lo stadio definitivo. Con la professione, il terziario emetteva una vera e propria promessa solenne, un impegno di vita a osservare il Vangelo nel mondo secondo la specifica Regola riconosciuta dalla Chiesa, riconoscendo la propria vocazione e vivendola in modo permanente per tutta la vita.

Re Luigi IX non si è limitato a una vicinanza formale o politica alla famiglia francescana. La tradizione e la devozione dell’OFS celebrano in lui proprio il professo, colui che ha legato stabilmente le sue scelte di uomo, di padre e di sovrano ai consigli evangelici vissuti nello stato laicale.

[2] Testamento Spirituale, in Acta Sanctorum, Augusti 5 (1868), 546.

 

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