Si è concluso con un momento particolarmente significativo il mese di permanenza del corpo di San Salvatore da Horta nel Santuario a lui dedicato di Orta di Atella. Nella giornata di ieri, domenica 14 giugno, al termine delle celebrazioni religiose, è stato consegnato ufficialmente in chiesa l’attestato di Cittadinanza Onoraria della Città di Orta di Atella a San Salvatore da Horta, conferita dal Consiglio Comunale nella seduta straordinaria del 12 giugno.
L’attestato è stato consegnato a Fra Simone Farci, OFM, custode del corpo del Santo e rettore della chiesa di Santa Rosalia dell’Arcidiocesi di Cagliari, luogo in cui San Salvatore da Horta riposa abitualmente e dove i Frati Minori custodiscono le sue spoglie mortali.
La decisione del Consiglio Comunale rappresenta il riconoscimento ufficiale di un legame che da secoli unisce il popolo ortese al santo francescano, conosciuto e venerato come protettore della comunità. Nel documento di conferimento si legge che la cittadinanza onoraria viene attribuita «in riconoscimento del legame spirituale e identitario che unisce la sua memoria alla comunità di Orta di Atella; perché la devozione di un popolo, custodita nei secoli, è essa stessa una forma di appartenenza; perché ciò che una comunità sceglie di amare diventa, nel tempo, parte di ciò che essa è».
Un riconoscimento che nasce dalla storia
Nel suo intervento istituzionale, il sindaco Antonio Santillo ha spiegato il significato profondo della scelta dell’amministrazione comunale. «Può sembrare insolito conferire la cittadinanza a un Santo, vissuto per giunta cinque secoli fa. Ma l’insolito, in questo caso, è solo in superficie. San Salvatore è una presenza che Orta di Atella non ha mai smesso di riconoscere come propria».
Il primo cittadino ha ricordato come la devozione verso San Salvatore sia radicata nella storia della città e nelle tradizioni familiari degli ortesi, tanto da essere presente nelle edicole votive dei palazzi storici e nella memoria collettiva della comunità. Un legame che attraversa generazioni e che trova una testimonianza particolare anche negli eventi tragici del 1943, quando i Martiri Atellani si raccolsero davanti alla chiesa del Santo prima della deportazione nazifascista.
Il ritorno delle reliquie dopo 23 anni
La concessione della cittadinanza onoraria assume un valore ancora più significativo perché avviene nell’anno del ritorno delle reliquie del Santo a Orta di Atella, a distanza di ventitré anni dall’ultima permanenza.
Dal 15 maggio al 15 giugno il Santuario ha accolto migliaia di pellegrini provenienti non solo dalla provincia di Caserta e dalla Campania, ma anche dalla Puglia, dalla Sardegna e dalla Spagna. Un intenso calendario di celebrazioni religiose, incontri culturali, mostre e momenti di preghiera ha accompagnato l’evento, trasformando la presenza del corpo del Santo in una vera esperienza di fede e di comunità.
Nel suo intervento in Consiglio Comunale, il sindaco ha parlato di una autentica «manifestazione di comunità», promossa dalla famiglia francescana, dall’Ordine Francescano Secolare, dal Comitato Festeggiamenti, da Fra Simone Farci e da Padre Oliveir Mbusa, rettore del Santuario.
Orta, la seconda casa di San Salvatore
Particolarmente significativo il passaggio del discorso istituzionale dedicato al rapporto tra il Santo e la città. «Tutto questo è segno che il legame con San Salvatore non appartiene soltanto a Orta di Atella e, allo stesso tempo, è testimonianza del fatto che Orta di Atella sia ormai riconosciuta, nell’immaginario di migliaia di fedeli, come la sua seconda casa».
Un’affermazione che ben sintetizza il senso dell’intero pellegrinaggio: un ponte spirituale che unisce la Catalogna, terra natale del Santo, la Sardegna dove concluse la sua vita terrena e la Campania, dove la devozione popolare continua a tramandarne la memoria.
Un gesto che guarda al futuro
La cittadinanza onoraria conferita a San Salvatore da Horta non è soltanto un atto simbolico. È il riconoscimento civile di una storia condivisa, di una devozione secolare e di una identità che continua a parlare alle nuove generazioni. Come ha concluso il sindaco Santillo nel passaggio finale del suo intervento: «Oggi non diremo che San Salvatore diventa cittadino di Orta di Atella. Prenderemo semplicemente atto che, per il popolo ortese, lo è sempre stato».
Con la celebrazione conclusiva di oggi, 15 giugno, e il successivo ritorno del corpo del Santo a Cagliari, si chiude un mese di grazia che ha visto l’intera comunità raccogliersi attorno a una figura che continua a rappresentare un riferimento spirituale, culturale e identitario per il territorio atellano.







