Il 17 novembre, giorno dedicato a Santa Elisabetta d’Ungheria, la Basilica di Santa Maria degli Angeli accoglierà la celebrazione eucaristica per la patrona dell’Ordine Francescano Secolare.
A presiedere sarà fr. Andrea Dovio, assistente della fraternità OFS di Santa Maria degli Angeli: durante la messa Wanda Vanin emetterà la sua professione di vita evangelica nell‘Ordine Francescano Secolare. Un momento di festa e di memoria, che riunisce i francescani secolari dell’Umbria attorno a una figura luminosa della carità cristiana. Nello stesso giorno, anche a Terni-Borgo Bovio e a Spoleto si celebreranno altre professioni e due ammissioni, con l’ingresso di nuovi aspiranti che inizieranno il loro cammino di formazione alla Regola, in vista della futura professione.
Abbiamo incontrato per l’occasione fr. Daniele Rossi, assistente regionale dell’OFS dell’Umbria (da settembre 2021) per scoprire il significato profondo di questa giornata e la vitalità di un ordine laicale che, da otto secoli, custodisce e rinnova l’intuizione di Francesco.
Il servizio di assistente regionale
«L’assistente regionale – spiega fr. Daniele – accompagna il Consiglio regionale dell’OFS, composto da laici professi eletti nelle varie fraternità dell’Umbria. È una presenza di garanzia spirituale: veglia sull’integrità della fede, sulla comunione con la Chiesa e sul respiro autenticamente francescano di ogni scelta».
Un servizio discreto ma decisivo, che unisce e orienta le 25 fraternità umbre, circa 450 professi diffusi tra Perugia, Terni e molti altri centri, piccoli e grandi, spesso nati accanto a conventi o parrocchie antiche. «Il francescano secolare – aggiunge – non vive in strutture proprie ma nel cuore della Chiesa locale: nelle Caritas, nelle mense, nei centri d’ascolto, là dove il Vangelo si traduce in servizio concreto».
Seguire Cristo, nello spirito di Francesco, nel mondo
Fr. Daniele parla con tono pacato ma fermo: «L’OFS è un ordine riconosciuto dalla Chiesa. I suoi membri non solo si ispirano a San Francesco, ma scelgono di vivere secondo una regola di vita. È una vera vocazione, una chiamata a seguire Cristo nello spirito del Poverello, restando pienamente nel mondo».
La parola chiave è secolarità: «Essere francescani nel secolo significa abitare la quotidianità con cuore evangelico, praticando la sobrietà, la condivisione dei beni, la preghiera quotidiana. Anche nella vita familiare o professionale, ogni francescano secolare testimonia la fede nella concretezza».
La bellezza della formazione
Accanto al servizio, la formazione occupa un posto centrale: «Ogni fraternità – racconta – cura momenti di formazione permanente. Alcuni laici, dotati di particolare sensibilità o competenza teologica, si dedicano ad accompagnare nuovi aspiranti. È bello vedere la profondità di fede e di studio di molti di loro: persone che amano la Chiesa, ne conoscono il Magistero e ne vivono la fiducia».
Ricorda con commozione Francesca, una francescana secolare scomparsa prematuramente: «Era una donna preparata, luminosa, capace di trasmettere la gioia di credere. Testimonianze come la sua mostrano quanto il carisma di Francesco sia vivo anche oltre l’abito del frate».
L’OFS dell’Umbria, sottolinea, è una realtà variegata: «Ogni fraternità riflette il volto del territorio. Ce ne sono di urbane e dinamiche, come quelle di Perugia e Terni, di numerose anche in zone periferiche come Farneto, a nord est di Perugia, dove giovani famiglie con tanti bambini vivono la fraternità insieme agli anziani; altre, in zone più rurali come Costacciaro o Compignano, custodiscono la fede in comunità piccole ma tenaci, che resistono allo spopolamento e restano segni di speranza».
Per fr. Daniele, il contatto con i laici è una sorgente di arricchimento: «Mi aiutano a guardare la realtà con occhi nuovi. Attraverso di loro conosco i bisogni e le fragilità del mondo di oggi. È un dialogo che mi ricorda che la vocazione francescana è sempre relazione, ascolto, presenza».
Santa Elisabetta d’Ungheria e la via della povertà evangelica
E proprio la presenza tra gli ultimi lega indissolubilmente la missione dell’OFS alla figura di Santa Elisabetta d’Ungheria, la cui memoria illumina la festa del 17 novembre.
«Elisabetta – racconta fr. Daniele – era una principessa, ma scelse la via della povertà evangelica. A soli quattordici anni sposò Ludovico di Turingia e, con il suo consenso, trasformò il palazzo reale in una casa aperta ai poveri. Criticata dalla corte, continuò a servire i bisognosi, fedele al Vangelo e ispirata dall’incontro con i frati minori».
Rimasta vedova giovanissima, Elisabetta entrò nel Terz’Ordine Francescano, dal 1978 denominato Ordine Francescano Secolare, divenendo “sorella nel secolo”. A Marburgo costruì un ospedale, servendo con le proprie mani i malati e i moribondi. Il celebre miracolo delle rose, quando il pane nascosto per i poveri sotto il mantello si trasformò in fiori, è il segno poetico di una vita interamente donata.
La santità è immersione nella realtà
«Il suo esempio – sottolinea fr. Daniele – ci ricorda che la santità non è evasione ma immersione nella realtà, vissuta con amore e giustizia. È la santità della porta accanto, quella di chi condivide, ascolta, consola». E la festa di Santa Elisabetta diventa il riconoscimento di una vocazione: quella di migliaia di laici che, sull’esempio di Francesco e di Elisabetta, scelgono di vivere il Vangelo nella quotidianità.
«Il francescano secolare – conclude fr. Daniele – è chiamato a portare la luce del Vangelo dove la vita scorre: nelle famiglie, nel lavoro, nei luoghi della sofferenza e della speranza. È laici che dicono con la loro vita che il carisma di Francesco continua a fiorire nel mondo, oggi come allora».







