Il 2 ottobre, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola si è concluso il triduo di preparazione alla Solennità di San Francesco.
Fra Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa e Guardiano del Monte Sion, ha presieduto la terza e ultima serata, aprendo così il cammino che condurrà alla celebrazione del Transito del Santo di Assisi il 3 ottobre.
La riflessione proposta ha offerto un’ulteriore chiave di lettura del Cantico delle Creature, ponendo al centro la fraternità universale che nasce dallo sguardo rinnovato della fede. «Chi di noi sottoscriverebbe un cantico che abbraccia anche l’uomo con le sue fragilità, con la sua malattia, con la sua capacità di provocare conflitti e divisioni?», ha domandato fra Ielpo, ricordando come Francesco non abbia escluso neppure la morte dalla lode al Creatore.
Il predicatore ha evidenziato i tre motivi che spinsero il Poverello a dettare il Cantico: «Francesco stesso dice che lo compose per dare lode a Dio, per sua consolazione e per l’edificazione dei fratelli». Da qui il valore performante della preghiera di lode, capace non solo di rendere gloria all’Altissimo, ma anche di trasformare chi la proclama e chi l’ascolta. «La lode dà forma nuova all’uomo, lo rinnova, lo cambia», ha sottolineato fra Ielpo, ricordando come lo stesso Santo d’Assisi ricorse al Cantico per sanare la frattura tra il vescovo Guido e il podestà della città.
In questo orizzonte, il frate ha richiamato la definizione di san Francesco come “giullare di Dio”, ripresa da Chesterton: «Il capovolgimento che il giullare provoca costringe l’uomo a guardare la realtà da una prospettiva nuova, quasi a testa in giù». È proprio questo sguardo rovesciato a svelare la condizione costitutiva della creatura: la dipendenza radicale dal Creatore. «Guardare il mondo sottosopra – ha spiegato – fa comprendere che la speranza non nasce dal possedere beni o sicurezze, ma dall’essere amati da Cristo, ora, in questo istante».
La meditazione si è conclusa con un appello a chiedere la grazia di una visione purificata, come nel Vangelo dei ciechi guariti da Gesù: «Il miracolo dei miracoli – ha ricordato – è che i nostri occhi si aprano, per vedere in profondità la realtà, la vita dell’altro e il disegno di Dio». Solo così diventa possibile vivere la compassione, riconoscere anche nel nemico un fratello e arrivare a cantare con Francesco: «Laudato si’, mio Signore, per quelli che perdonano per il tuo amore e sostengono infermità e tribolazione».
Alla vigilia del Transito, l’invito è a lasciarsi trasformare da questo sguardo che, nella luce del Cantico, abbraccia tutte le creature, fino a riconoscere «nostra sorella morte».







