Il 31 luglio 2025 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, Monsignor Paolo Martinelli, Vicario apostolico per l’Arabia meridionale, ha presieduto la terza e ultima serata del triduo in preparazione al perdono di Assisi dal titolo “Il Cantico di Frate sole: la fede adulta e lo stupore del bambino”.
Nel cuore della spiritualità francescana, il Cantico di frate Sole rappresenta una delle vette più alte della poesia religiosa e della preghiera cristiana. Mons. Paolo Martinelli, con profonda delicatezza, ha guidato, nella sua ultima meditazione, una riflessione sul significato più profondo di questo testo, scritto da san Francesco d’Assisi in uno dei momenti più difficili della sua vita. “Francesco scrive il Cantico in un momento drammatico della sua esistenza – ricorda il vescovo – ma è proprio lì che coglie il senso profondo di tutto: ogni cosa è unita in Cristo. Questo sguardo nuovo si chiama amore, un amore invincibile”.
L’amore che dà senso alla vita
La predica si apre con una domanda fondamentale, che riecheggia le parole di san Paolo: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”. L’esperienza dell’amore divino non elimina le difficoltà, ma trasfigura la nostra esistenza. Martinelli lo afferma con chiarezza: “Qual è il sentimento supremo della vita? Essere voluti, essere amati. Se manca questo, anche ciò che possediamo diventa un peso. Ma se sappiamo di essere amati, allora tutto assume senso, anche nelle difficoltà”.
La lode come mistero trinitario
Uno dei punti centrali della riflessione riguarda il soggetto della lode. Mons. Martinelli sottolinea che, sebbene sia Francesco a cantare, è Dio stesso a lodare in noi e con noi: “Chi è, in definitiva, colui che loda nel Cantico? Il soggetto della lode, in realtà, è Dio stesso. È Dio che loda in noi: partecipiamo alla sua lode trinitaria”. L’espressione “Laudato si’” non è solo una formula poetica, ma un passivo teologico che indica come la vera lode venga da Dio e ritorni a Lui. È Cristo stesso, con lo Spirito Santo, che rende grazie al Padre: “È il Figlio che loda nel Cantico, e noi con lui”.
Il perdono e la pace come frutti dell’amore
Il Cantico contiene anche riferimenti autobiografici, come la strofa sul perdono, scritta probabilmente durante il conflitto tra il vescovo e il podestà di Assisi. Tuttavia, l’intenzione di Francesco è ben più profonda. “Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore. Il perdono non è un’idea: nasce da un rapporto vivo con Cristo. Solo così diventa autentica lode”. Questa visione si concretizza anche in esperienze attuali di dialogo e fraternità. Mons. Martinelli racconta un episodio vissuto ad Abu Dhabi, nella Abrahamic Family House, dove cristiani, musulmani ed ebrei convivono e pregano in rispetto reciproco. “Ricordo la Pasqua 2024: i nostri amici musulmani, pur in pieno Ramadan, ci hanno preparato un pranzo di festa. Quando li abbiamo ringraziati, hanno risposto: Lo facciamo volentieri: sappiamo che per voi oggi è la festa più importante”.
Una testimonianza viva di quella “pace disarmata e disarmante” che san Francesco ha incarnato.
La sofferenza e la morte come via alla gloria
Francesco non solo loda per le gioie della vita, ma anche per la sofferenza e persino per la morte. La malattia, che lui stesso ha vissuto negli ultimi anni della sua vita, diventa occasione di rendimento di grazie. “Beati quelli ke ’l sosterranno in pace – scrive – ka da te, Altissimo, sirano incoronati”. Ma ciò che più sorprende è il modo in cui il Santo d’Assisi guarda alla morte. Non come nemica, ma come sorella: “Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale…”.
“Francesco non teme la morte: la accoglie come sorella, la integra nella comunione cosmica. In Cristo, anche la morte è vinta”, commenta Mons. Martinelli.
Invocazione finale: vivere da figli nel Figlio
La predica si chiude con una preghiera accorata alla Madonna, invocando la sua intercessione per divenire veri operatori di pace:
“Santa Maria degli Angeli, madre di misericordia, intercedi per noi:
fa’ che riconosciamo il nostro peccato,
che sappiamo perdonare per amore del Figlio tuo,
che diventiamo instancabili operatori di pace,
una pace disarmata e disarmante,
certi che il male non prevarrà mai”.
E infine, il desiderio più grande:
“Il Signore ci conceda di sperimentare la sua misericordia e di diventare misericordiosi come il Padre che è nei cieli”.







