Nella cornice suggestiva e densa di memoria del Santuario di San Damiano, un forte clima di commozione e profonda gratitudine ha accompagnato la celebrazione in cui quattro fratelli — fr. Tommaso Paci, fr. Alessandro Giosuè Ronci, fr. Riccardo Tessaroli e fr. Alberto Moreno Crespo — hanno emesso la loro Professione temporanea nell’Ordine dei Frati Minori.
Un giorno di festa condiviso con tutta la Famiglia Francescana, i parenti, gli amici e i tanti fedeli giunti per riempire di affetto e preghiera questo passaggio fondamentale della loro vita vocazionale. Lì dove il cammino spirituale del Poverello mosse i suoi primi passi davanti al Crocifisso, quattro nuovi “sì” sono risuonati forti e chiari, a testimonianza di un Vangelo che continua ad affascinare e a generare vita.
Terminato l’anno del noviziato — il «tempo della prova» vissuto nella custodia del silenzio — per questi quattro fratelli giunge il momento in cui la Parola ricevuta e ascoltata «prende carne» e diventa pronunciabile davanti alla Chiesa e alla fraternità.
L’omelia di fra Marco Vianelli: consacrarsi è stare tra la resa e l’offerta
A presiedere la solenne Celebrazione Eucaristica è stato fra Marco Vianelli, Ministro Provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, il quale ha guidato i presenti a cogliere la profondità spirituale del passo compiuto dai giovani frati.
Inserendosi nella liturgia della Parola (dalla memoria del martirio di Giovanni Battista alla XXII Domenica del Tempo Ordinario), il Provinciale ha sottolineato come la vocazione sia innanzitutto un’esperienza di seduzione divina, riprendendo le parole del profeta Geremia («Tu mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre»):
«Il “sì” che direte ha il sapore della seduzione di un Amante che vi ha cercati, che ha avuto pazienza e ha saputo accendere quel fuoco profondo che vi spinge a donarvi. Dentro questo tema della seduzione c’è un elemento centrale per la vita consacrata: la resa. Arrendersi al seduttore significa smettere di opporre resistenza e riconoscere che quel fuoco arde dentro e descrive chi siamo nel profondo.»
Riprendendo poi l’esortazione dell’apostolo Paolo all’«offerta dei corpi», fra Marco ha richiamato la dimensione carnale e concreta della fede e della sequela:
«La nostra fede non è un’astrazione spiritualizzata; il Signore ha scelto la carnalità, per raccontare la radicalità dell’Amore. Consacrarsi significa offrire il proprio corpo e la propria storia come narrazione viva. Non vi viene dato un libretto d’istruzioni premontato, ma il criterio del discernimento per cercare continuamente ciò che è buono, gradito a Dio e perfetto.»
Mettendo infine in guardia dalla «logica preservativa ed economica» del mondo — impersonata dal tentativo di Pietro di evitare la croce a Cristo —, il Ministro Provinciale ha ricordato che la minorità francescana rifiuta la pretesa di salvarsi da soli:
«Essere minori significa riconoscere che la salvezza viene dall’alto e dall’altro. Farsi carico della propria croce senza caricarla sulle spalle degli altri è il primo bene che possiamo fare. Cosa vuol dire allora consacrarsi? Stare nella tensione non risolta tra la resa e l’offerta, entrare nella logica pasquale di chi non trattiene la vita ma la dona.»
Nell’Ottavo Centenario del Transito: testimoni di speranza e di vita eterna
La celebrazione ha assunto una risonanza ancora più profonda poiché inserita nelle celebrazioni dell’Ottavo Centenario del Transito di San Francesco (1226-2026). In questo anno giubilare, in cui l’intera Famiglia Francescana fa memoria del passaggio del Santo di Assisi dalla vita terrena alla beatitudine del Cielo, l’offerta di questi quattro giovani si rivela un segno tangibile di speranza e di continuità carismatica.
San Francesco concluse il suo transito terreno cantando il Cantico delle Creature e affidando ai suoi frati il mandato di «cominciare a fare il bene». A distanza di otto secoli, il dono di fr. Tommaso, fr. Alessandro, fr. Riccardo e fr. Alberto dimostra che quel “fuoco” acceso da Francesco ad Assisi brucia ancora con inalterata giovinezza.
Con la loro professione dei consigli evangelici di obbedienza, povertà e castità, i quattro frati si sono impegnati a incarnare oggi la stessa logica del Transito: morire all’egoismo per risorgere ad una vita di totale consegna al Signore e al servizio dei fratelli.
A fr. Tommaso, fr. Alessandro, fr. Riccardo e fr. Alberto va l’augurio più affettuoso e la preghiera di tutti Frati Minori. Il Signore vi custodisca nella gioia della vostra vocazione, vi conceda di camminare con umiltà e letizia sulle orme di Cristo povero e Crocifisso e faccia di voi autentici testimoni del Suo Amore.
Buon cammino, fratelli!







