È partito alle 5:00 del mattino da Assisi il treno speciale organizzato dalla Diocesi di Assisi per portare 800 pellegrini e fedeli umbri a Roma, fin nel cuore della cristianità, proprio nella storica stazione vaticana, per assistere alla canonizzazione di Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati.
A bordo anche tanti frati minori: fr. Francesco Piloni, Ministro provinciale della Provincia Serafica, fr. Massimo Travascio, custode della Porziuncola, fr. Giuseppe Muscerino, fr. Andrea Dovio e la comunità dell’OFS, fr. Gianluca Busonera e i giovani della Parrocchia di Santa Maria degli Angeli, fr. Marco Bussi con il mondo della Caritas… Tutti hanno voluto essere presenti a questo momento storico non solo per la portata ecclesiale dell’evento, ma anche per il forte legame che unisce la famiglia francescana alla Diocesi di Assisi e a mons. Domenico Sorrentino, che ha seguito da vicino tutto il cammino di Carlo Acutis. La sua canonizzazione rappresenta un punto di arrivo importante per una comunità che ha custodito, accompagnato e fatto conoscere la testimonianza luminosa del giovane beato, diventato in pochi anni un riferimento spirituale per migliaia di fedeli.
Il pellegrinaggio è stato guidato dal rettore del Santuario, padre Marco Gaballo.
Già sul treno si respirava un clima di gioia, fraternità e festa tra i pellegrini uniti nell’attesa di un evento che ha segnato una tappa importante per la Chiesa e per milioni di giovani credenti nel mondo.
All’arrivo, in una gremita piazza San Pietro (le cifre parlano di 80mila presenti), gli stendardi ufficiali sulla facciata della Basilica hanno accolto i fedeli dopo quasi 3 ore di treno: quello di Carlo Acutis, 15enne milanese morto nel 2006 per una leucemia fulminante, in una foto originale e naturale – con la camicia rossa e l’inseparabile zaino – e di Pier Giorgio Frassati, torinese scomparso a 24 anni nel 1925 per una poliomielite fulminante, in un classico ritratto in bianco e nero, deciso e pieno di spirito di avventura.
Due giovani santi, due vite per Cristo
Carlo è considerato il primo santo “millennial”, un ragazzo appassionato di informatica che ha saputo trasformare il web in uno strumento di evangelizzazione: la sua spiritualità semplice e quotidiana — la Messa quotidiana, il rosario, la carità concreta — ha toccato il cuore di migliaia di giovani.
Pier Giorgio, invece, era un giovane vivace e amante della montagna, della musica e dello sport. Apparteneva a una famiglia benestante e colta, ma trascorreva il suo tempo aiutando i poveri e gli ammalati. Univa spiritualità, impegno sociale e una gioia contagiosa.
Innamorati di Gesù
Nella sua omelia, papa Leone XIV ha voluto sottolineare il loro “essere innamorati di Gesù” e la loro incessante volontà di “donare tutto per Lui”. Un amore coltivato attraverso “mezzi semplici, alla portata di tutti”, per vivere autenticamente la “santità della porta accanto”.
Il Papa ha richiamato la domanda del Libro della Sapienza: «Signore, chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?» (Sap 9,17) Una riflessione che ha definito provvidenziale, dopo che i due giovani Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis sono stati proclamati Santi. «Questa domanda, infatti, nel Libro della Sapienza, è attribuita proprio a un giovane come loro: il re Salomone. Egli, alla morte di Davide, suo padre, si era reso conto di disporre di tante cose»: potere, bellezza, salute – che però non bastano: solo la sapienza donata da Dio permette di dare senso pieno alla vita. «Il vero pericolo – ha detto – è vivere senza aderire al disegno del Signore, sprecando così il dono più grande che abbiamo ricevuto».
“Signore, cosa vuoi che io faccia”
«Nella sua semplicità – ha sottolineato fr. Francesco Piloni – il Papa è riuscito a legare la figura di Salomone con le domande importanti che abitano nel cuore di un giovane. Un cuore senza sapienza è un cuore come sballottato dalle onde. Un cuore sapiente sa riconoscere la volontà di Dio: come il giovane Salomone, questi due giovani, Pier Giorgio e Carlo, hanno saputo lasciarsi provocare, interrogare e anche correggere».
«È molto bello – ha continuato – che il Papa abbia richiamato immediatamente Francesco di Assisi con i suoi sogni di cavaliere e, nello stesso tempo, con la capacità di farsi raggiungere dalla domanda fondamentale che ogni giovane deve porsi. Signore, cosa vuoi che io faccia? Ecco, il cuore sapiente, possedendo la Sapienza, ottiene risposte certe dove il cielo e la terra si uniscono, e fiorisce la santità».
Santi che parlano al cuore di ogni uomo
La scelta di canonizzare insieme questi due giovani non è casuale: è un messaggio forte che la santità non ha età né epoca. Come ha sottolineato Leone XIV, Carlo e Pier Giorgio sono esempi di “santi della porta accanto”, che hanno vissuto la fede con autenticità nella vita quotidiana, nelle amicizie, nello studio, nella solidarietà.
«Due giovani – ha aggiunto fr. Massimo Travascio – che, pur di generazioni diverse, hanno saputo parlare al cuore di ogni uomo, dai più giovani ai più grandi. Questa numerosa presenza, qui in Piazza, dice proprio questo: il desiderio delle persone di ricordare la nostra chiamata al Paradiso e quindi alla Santità. Ed è stata una gioia aver condiviso tutto questo con la diocesi di Assisi, Nocera, Gualdo e Foligno, con il Vescovo Domenico e con tante persone, pellegrini, con l’emozione di essere arrivati con un treno, insieme, fino nel cuore della Cristianità per festeggiare questi due nuovi Santi».







