Si è svolto il 5 novembre presso la Sala delle Adunanze di Palazzo Manzoni, l’incontro con Paolo Canettieri, ospite del ciclo Francesco tra le righe. L’evento, organizzato dalla Provincia Serafica in collaborazione con il Dipartimento di Lettere dell’Università di Perugia, ha registrato una notevole partecipazione di pubblico, con un dibattito finale particolarmente vivace e sentito, soprattutto da parte dei giovani studenti e dei docenti di Filologia romanza.
Dal 1998 Canettieri è professore di Filologia romanza alla Sapienza di Roma, dove si è laureato e addottorato, e ha insegnato in numerose università europee — da Barcellona a Parigi, da Monaco di Baviera a Salamanca — distinguendosi per i suoi studi sulla poesia medievale e per i pionieristici progetti di digitalizzazione delle letterature romanze.
Il Cantico come architettura di luce e numeri
L’incontro, dedicato al Cantico delle creature, ha offerto un denso percorso filologico e critico nella tradizione francescana. Canettieri ha sottolineato come il testo “non possa essere compreso se non alla luce della sua straordinaria architettura interna”, evidenziando la perfetta corrispondenza tra il numero dei versi e i simbolismi numerologici del Medioevo: «Il Cantico è un organismo costruito su equilibri misurati: dieci lodi, trentatré versetti, un disegno che si chiude su sé stesso come una preghiera che torna al suo principio».
In un altro passaggio, il filologo ha invitato a riconsiderare il rapporto tra bellezza e spiritualità: «San Francesco non rinuncia all’estetica per la santità. La preghiera può essere bella, e anzi lo è proprio quando riflette la bellezza del creato». L’analisi di Canettieri ha mostrato come l’armonia del Cantico si fondi su una consapevole alternanza di suoni, generi grammaticali e simboli cosmologici: una “cosmologia poetica” che unisce mistica e proporzione.
Un testo concepito in un’unica ispirazione
Canettieri ha inoltre affrontato una questione spesso dibattuta tra i filologi: quella della presunta stratificazione del Cantico delle creature in più fasi compositive. Secondo il professore, l’analisi metrica e tematica suggerisce invece un’unica stesura, frutto di un atto poetico e spirituale unitario: «Non ci sono indizi convincenti di una redazione a più momenti. Il Cantico nasce intero, come un gesto di parola perfettamente formato — un testo pensato e scritto in un’unica ispirazione».
Questa lettura restituisce al componimento la forza di una visione immediata, quasi profetica, in cui la lode di Dio si traduce in una struttura poetica compiuta fin dall’origine.
Dialogo e partecipazione
Il dibattito conclusivo ha visto un caloroso coinvolgimento dei presenti, con interventi di grande rilievo, tra cui quello del Prof. Attilio Bartoli Langeli, che ha dialogato con Canettieri sul rapporto tra tradizione latina e volgare francescano, aggiungendo spunti interpretativi di straordinaria profondità.
Nel suo ringraziamento finale, il moderatore prof. Carlo Pulsoni ha espresso gratitudine al Dipartimento di Lettere dell’Università di Perugia per il sostegno all’evento e soprattutto al professor Canettieri “che ci ha aiutati a scoprire qualcosa in più del Cantico e della sua luce”.
Un saluto speciale è stato rivolto anche a fr. Georges Massinelli, guardiano del convento di Monteripido per la collaborazione nell’organizzazione dell’incontro.
Il ciclo Francesco tra le righe proseguirà con il penultimo incontro previsto per il 21 novembre a Rieti col il poeta Claudio Damiani, per continuare a esplorare, tra parola e contemplazione, il patrimonio spirituale e letterario francescano.







