Dal 24 al 26 ottobre 2025 a Roma si è celebrato il Giubileo delle Équipe sinodali e organismi di partecipazione con la presenza di delegazioni da tutto il mondo. All’interno di questo evento, sabato 25 ottobre si è tenuta presso l’Ergife Palace Hotel la terza Assemblea sinodale italiana. I partecipanti sono stati oltre 900, tra Vescovi, delegati delle Diocesi e invitati, chiamati a votare il Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, dal titolo “Lievito di pace e di speranza”.
Il testo è stato preparato sulla base degli emendamenti emersi nel corso della seconda Assemblea sinodale svoltasi, sempre a Roma, tra il 31 marzo e il 3 aprile 2025, attraverso un intenso lavoro della Presidenza CEI, del Comitato del Cammino sinodale, del Consiglio Permanente, degli Organismi della CEI (Commissioni Episcopali, Uffici e Servizi della Segreteria Generale) e delle Regioni ecclesiastiche.

Fr. Emanuele Gelmi, frate della Porziuncola, ha partecipato a questi momenti come delegato della Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno.
Lo abbiamo intervistato per farci raccontare la sua esperienza.
Buongiorno fr Emanuele. Hai partecipato alla terza assemblea sinodale a Roma. Raccontaci come è iniziata la tua esperienza nelle Équipe sinodali della tua diocesi.
La mia esperienza è nata alcuni anni fa, all’inizio del cammino sinodale, come semplice membro dell’équipe sinodale della diocesi di Assisi, Nocera Umbra e Gualdo Tadino. Ho collaborato insieme ad altre persone per creare occasioni di incontro sul territorio della nostra diocesi, per rispondere alle richieste di Papa Francesco di sentire cosa la gente pensasse sull’essere Chiesa che cammina insieme. Un paio di anni dopo sono diventato delegato diocesano e quindi ho potuto partecipare alle assemblee che si sono svolte a Roma l’anno scorso e quest’anno insieme agli altri due delegati, Marina ed Emanuele.
Come sono state le tue esperienze alle assemblee sinodali a Roma?
Sono stati dei giorni molto intensi. Ho partecipato alla seconda assemblea, nella primavera di quest’anno, e alla terza che si è tenuta pochi giorni fa a Roma. In entrambe le occasioni ho visto una grande partecipazione da parte delle equipe sinodali di tutta Italia. Abbiamo condiviso le nostre esperienze, il nostro modo di lavorare e ci siamo confrontati in maniera molto schietta e onesta. Una cosa che mi ha colpito, soprattutto nella seconda assemblea sinodale, è stata la capacità di mettersi in gioco e di riscrivere in qualche modo un testo che era giunto in maniera forse troppo asciutta e stringata.
In questi giorni si è riunita la terza assemblea sinodale: come si è svolta?
Ci siamo inseriti nel ricco programma di incontri e di condivisione con membri delle équipe sinodali di tutto il mondo. Come Chiesa italiana abbiamo lavorato sabato mattina per votare il testo finale che raccoglie le sintesi e tutta la ricchezza emersa dagli incontri vissuti con la gente in questi anni di cammino sinodale. Abbiamo poi vissuto alcuni momenti di condivisione, ascolto, testimonianza e dibattito nella sala Paolo VI, con il direttivo che ha condotto il sinodo italiano e mondiale. Anche papa Leone XIV si è unito a noi per un momento di dibattito e confronto!
Parlavi di condivisione con le Équipe sinodali di tutto il mondo. Cosa ti ha colpito delle varie esperienze in giro per il mondo?
Mi ha colpito il fatto che questa proposta di Papa Francesco di camminare insieme come Chiesa sinodale è stata accolta e recepita, forse all’inizio con un po’ di resistenza, ma si vede che la Chiesa mondiale cerca di camminare insieme, ascoltandosi, crescendo insieme, uscendo dalle logiche di potere, di “io dico e tu fai”. C’è ancora molto da fare, ma la bellezza che ho visto e ascoltato è quella che, in ogni parte del mondo, ognuno cerca di attuare le indicazioni sinodali a seconda del proprio contesto, a seconda delle proprie realtà. Ma il desiderio di crescere insieme rimane e penso che sia la testimonianza più bella.
Dicevi che il Papa ha condiviso con voi alcuni momenti.
Sì, il Papa ha partecipato venerdì pomeriggio a un momento di condivisione e di dialogo con noi. In sala Paolo VI, il Papa ha ascoltato diverse testimonianze da tutte le parti del mondo, che parlavano delle loro esperienze di cammino sinodale e fra le tante cose che ha detto e ci ha condiviso, mi ha colpito soprattutto quando ha parlato che non sono i processi sinodali che entusiasmano le persone, ma sono le persone stesse che entusiasmano altre persone con la loro testimonianza di Chiesa sinodale. Quindi il nostro compito è quello proprio di mettere in pratica il dialogo reciproco, un dialogo attento, serio e la capacità di mettersi in gioco per crescere insieme.
Cosa ci vuoi consegnare alla fine di questi tre giorni di giubileo delle equipe sinodali?
La cosa più bella che mi rimane da questi anni di cammino e che credo e spero rimarrà, è il metodo della conversazione nello Spirito, cioè il mettersi insieme per parlare di qualcosa che per noi è importante senza improvvisare, preparandosi prima sull’argomento, pregandoci, chiedendo l’aiuto dello Spirito, e una volta insieme, ascoltarsi gli uni gli altri, condividere anche le cose belle che dicono le altre persone, non tanto per ribadire la propria posizione in maniera rigida, ma lasciandosi provocare da quello che lo Spirito dice attraverso gli altri. Per arrivare a un punto di vista che può essere anche più grande, più bello di quello che io portavo all’inizio. Quindi, se riuscissimo come Chiesa a crescere e a camminare con questo stile, io penso che questi anni di cammino sinodale possano essere delle buone basi per il futuro.







