Domenica 31 agosto presso il convento San Francesco di Monteluco di Spoleto 25 frati francescani hanno rinnovato la loro professione religiosa: la piccola chiesa della comunità ha ospitato i numerosi religiosi appartenenti alle quattro province dell’Italia centrale (13 frati della Provincia di Umbria in Sardegna, 2 di Lazio e Abruzzo, 2 delle Marche e 8 della Toscana).
Il rinnovo dei voti è un momento importante della vita di ogni frate, in cui i membri della vita consacrata riaffermano il loro impegno verso i consigli evangelici (povertà, castità e obbedienza) in una celebrazione che rinnova il loro legame con Cristo e la loro famiglia di appartenenza, professando “la vita e la Regola dei Frati Minori confermata da Papa Onorio”.
L’eucaristia è stata presieduta dal Ministro provinciale della Toscana, fr. Livio Crisci, insieme al Ministro provinciale di Umbria e Sardegna fr. Francesco Piloni, il Ministro provinciale di Lazio e Abruzzo fr. Luciano De Giusti, il Ministro provinciale delle Marche fr. Simone Giampieri. Presenti alla celebrazione anche il Vicario provinciale fr. Danilo Tremolada e fr. Mauro Scala, testimoni formali dell’atto di rinnovo.
«Vedete che oggi c’è una “pacifica invasione di frati” – ha esordito fr. Paolo Zampollini, guardiano della Comunità di Monteluco, accogliendo i fedeli alla messa –. Tutti questi fratelli hanno partecipato nell’ultima settimana agli esercizi spirituali, in preparazione alla giornata di oggi per il rinnovo dei voti: sono fratelli in formazione che si stanno preparando per la loro professione solenne… Siamo un po’ stretti, ma è un piccolo sacrificio che vale la pena».
“Il Signore mi ha donato i miei fratelli”: la bellezza della fraternità francescana
Nella sua omelia, il Ministro Provinciale dei Frati Minori della Toscana fr. Livio ha voluto sottolineare come durante gli esercizi spirituali a Monteluco egli stesso abbia avuto la possibilità di condividere con i fratelli un’intensa riflessione sulla fraternità, l’Eucaristia e la chiamata dello Spirito.
Richiamando le parole di San Francesco nel suo Testamento – “Il Signore mi ha donato i miei fratelli” – ha quindi ricordato come la vita comune, anche tra persone che non si conoscevano prima della vita religiosa, sia un dono che va accolto con gratitudine e custodito con cura. In un luogo carico di memoria francescana, immersi nella solitudine delle grotte e nella comunione dei santi, i giovani professi temporanei dell’Italia centrale, insieme ai fratelli della Provincia dell’Immacolata di New York, hanno riscoperto la profondità di una fraternità che si fa cammino condiviso e testimonianza silenziosa.
La risposta a una chiamata che precede
Guidati da Padre Luca Bianchi, presidente dell’Istituto di Spiritualità Francescana, durante la settimana di ritiro i frati hanno meditato in particolare sul mistero dell’Eucaristia, invitati a ribaltare una prospettiva comune: «Padre Luca ci ha ricordato – ha detto fr. Livio – che non siamo noi a fare qualcosa per il Signore durante la Messa, è Lui che opera in noi, ci convoca, ci trasforma». Riprendendo i Padri della Chiesa e pensatori della tradizione orientale, ha sottolineato come sia lo Spirito a rendere fruttuosa l’azione liturgica e ogni gesto della nostra vita consacrata. La professione religiosa stessa, allora, non è solo un impegno umano, ma una risposta a una chiamata che precede, che anima e che orienta: «È il Signore che ci chiama, che ci dona i fratelli, che anima la nostra vita».
Aprite le vele!
Il Ministro ha offerto ai giovani frati un’immagine vivida: la vita cristiana come navigazione a vela, non solo a remi. «Remare è faticoso e produce poco cammino; aprire la vela, invece, significa fidarsi del vento, lasciarsi condurre dallo Spirito. Ma a volte abbiamo paura di spiegare la nostra vela, di mostrare le pieghe, le ferite, le imperfezioni». Il rischio è di restare a galleggiare. Invece, ha detto con forza, “siamo fatti per navigare”.
Così anche la professione religiosa diventa un lasciarsi spingere al largo, fidandosi di un vento che soffia dove vuole. In questo spirito, ha concluso, «preghiamo, come San Francesco, di cominciare sempre di nuovo a servire il Signore Dio, perché fino ad ora nulla o poco abbiamo progredito».







