Il monastero della Beata Vergine del Buon Cammino, arroccato tra le colline di Iglesias, custodisce da quasi trent’anni una storia di radicalità; francescana. Fondato nel 1997 per volere del vescovo Mons. Arrigo Miglio, adiacente al santuario mariano appena restaurato (inaugurato il 27 aprile 2025), è; un luogo dove il tempo sembra scorrere diversamente.
Qui il 10 maggio, domenica del Buon Pastore, suor Chiara Francesca Muggiolu ha pronunciato la sua professione temporanea tra le Sorelle Povere di Santa Chiara di Iglesias, in una celebrazione eucaristica presieduta da fr. Francesco Piloni, Ministro Provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, insieme a Don Carlo Cani, cappellano del Monastero e Padre Luca Fuso OFM, della comunità; francescana di Sassari. Ma quel sì solenne è; solo l’ultimo passo di un cammino lungo diciassette anni, iniziato con una domanda scomoda: «Signore, cosa vuoi che io faccia davanti alla povertà; del mondo?».
Un monastero nato da un vescovo e da un sogno
Il santuario della Madonna del Buon Cammino, con la sua pietra chiara e le linee francescane essenziali, è; per Iglesias un faro spirituale. Il recente restauro – realizzato secondo le indicazioni della Sacrosanctum Concilium – ha ridato luce a uno spazio che ora dialoga con il monastero di clausura, «uno dei sette monasteri direttamente dipendenti dal Ministro Provinciale di Umbria e Sardegna – ricorda fra Francesco Piloni, «nell'unica città; – aggiunge – dove la cattedrale è; dedicata a Santa Chiara».
La veglia per Suor Francesca: parole nude e una fiamma che non si spegne
La sera prima i giovani del SOG di Cagliari hanno animato una veglia di preghiera guidata da fr. Graziano Maria Malgeri. Al centro, la testimonianza di suor Chiara Francesca, che ha raccontato senza abbellimenti un percorso accidentato: lo scandalo della povertà; che l'aveva segnata («Signore, io ti offro la mia preghiera, poi vedremo»), l’illusione della missione («Ero convinta di partire, invece il Signore mi chiamava altrove»), il fallimento e il deserto («Uscita dal primo monastero, mi sentivo inadeguata. Poi il lockdown: senza Messa, senza lavoro, senza risposte»), la svolta («Quel giorno nel 2020, ho sentito la Sua voce: "Dove sei tu, Gavina? Non devi essere nessun altro"»). «Più guardavo le mie sorelle in clausura, più capivo: io sono questa cosa qui», ha confessato. «Il Risorto si fa carne nel loro volto. E quando Lui è; accanto, non esistono tenebre che tengano».
La voce del Buon Pastore
L’omelia di fr. Francesco Piloni ha ruotato attorno al potente “Eccomi” di suor Francesca, un sì che si unisce agli “Eccomi” della storia e al desiderio profondo di Gesù di essere una cosa sola con il Padre. “Il tuo Eccomi si appoggia sulla voce del Bel Pastore”, dice fr. Francesco, e in questa Domenica dedicata a Lui, si prega per le vocazioni e si celebra anche la maternità;, sorgente della vita.
Suor Francesca diventa testimone visibile dell’esperienza di Dio, non solo pensata o detta. “Abbiamo visto, abbiamo toccato, abbiamo gustato”, afferma il Ministro, sottolineando che questa professione religiosa è; la scoperta della seconda data fondamentale della vita, dopo la data di nascita: “Quando scopri perché sei nato”.
Il Vangelo – ha continuato fr. Francesco nella sua riflessione – ha tre verbi chiave: ascoltare, conoscere, seguire. Ascoltare la voce, non solo le parole: “Io voglio la tua presenza in quello che mi dici”, perché “diventiamo ciò che ascoltiamo”. Essere conosciuti da Dio è; un’esperienza di cura profonda: “Ancora informe, i tuoi occhi mi vedevano”. E seguire significa fidarsi: “Io di questo mi posso fidare”, riferendosi alla testimonianza viva e coerente. Infine, la promessa: la vita eterna, contro tutto ciò che tenta di strapparci dalle mani del Pastore. “Nessuno le strapperà; dalla mia mano”, dice Gesù, ed è; qui che fr. Francesco descrive Cristo come “il guerriero innamorato” che combatte per noi. Conclude con le parole forti di Papa Leone XIV all’inizio del suo pontificato: “Dio vi ama, e il male non prevarrà;. Siamo tutti nelle mani di Dio”.







