Presso la cappella dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, dove riposano i suoi resti mortali, si è tenuta il 24 giugno la celebrazione in memoria del Venerabile Vittorio Trancanelli (1944-1998), il medico chirurgo perugino che ha trasformato la professione sanitaria in una autentica testimonianza evangelica.
La celebrazione ha visto la partecipazione di numerosi fedeli, amici, medici e operatori sanitari, insieme al postulatore della causa, il dottor Enrico Solinas. A presiedere il momento di preghiera è stato mons. Domenico Cancian, vescovo emerito di Città di Castello, che ha offerto una profonda riflessione sulla figura del chirurgo umbro proclamato Venerabile nel 2017.
La cappellania dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia rappresenta da oltre un secolo una presenza significativa della fraternità francescana accanto ai malati e al personale sanitario. I Frati Minori, già presenti presso il vecchio ospedale cittadino e successivamente nel Policlinico di Monteluce, continuano oggi il loro servizio pastorale nel nuovo polo ospedaliero, accompagnando spiritualmente i degenti e le loro famiglie e custodendo la memoria di quanti hanno testimoniato il Vangelo nel mondo della sofferenza e della cura.
Nel corso dell’omelia mons. Cancian, prendendo spunto dal Salmo 138 – «Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda» – ha ricordato che ogni vita proviene dal grembo di Dio e che la santità consiste nel lasciare che il Signore trasformi la nostra esistenza in un dono per gli altri. «Dio tesse la vita di ciascuno per farne un capolavoro», ha affermato il presule, indicando in Vittorio Trancanelli un esempio luminoso di questa chiamata.
Stimato chirurgo proprio presso l’ospedale di Perugia, Trancanelli seppe vivere la professione medica come vocazione e servizio. Colpito da una grave malattia prima della nascita del figlio, sviluppò una particolare sensibilità verso la sofferenza dei malati, trasformando il lavoro quotidiano in una sorta di preghiera laicale. Insieme alla moglie Lia accolse nella propria casa numerosi bambini in affido e in adozione, anche con disabilità, dando vita all’associazione «Alle Querce di Mamre», segno concreto di una carità vissuta con discrezione e radicalità evangelica.
Uomo di poche parole e di grande umiltà, Vittorio Trancanelli ha saputo tradurre la fede in gesti quotidiani di vicinanza e di servizio, diventando un punto di riferimento per colleghi, amici e familiari. La sua testimonianza continua ancora oggi a parlare ai medici, agli operatori sanitari e ai malati che frequentano la cappella ospedaliera che custodisce le sue spoglie.
L’anniversario celebrato ieri ha rappresentato non soltanto un momento di memoria, ma anche un’occasione per riscoprire il valore della santità vissuta nel quotidiano e nel mondo della sanità. La presenza dei Frati Minori nella cappellania ospedaliera e la testimonianza del Venerabile Vittorio Trancanelli continuano così a offrire, nel cuore dell’ospedale perugino, una concreta parola di speranza e di misericordia.







