Quaranta giorni dopo la celebrazione del Natale del Signore, il 2 febbraio, la Chiesa celebra la festa della Presentazione di Gesù al Tempio.
Le parole del vecchio Simeone (Luca 2,32), che descrivono il Salvatore come luce che si rivela alle genti, danno il nome alla festa, che tradizionalmente è anche detta “della Candelora”. In questo giorno la liturgia inizia infatti con il rito della benedizione delle candele.
Giornata della vita consacrata
Nello stesso giorno ricorre la XXX Giornata Mondiale della Vita consacrata, istituita da papa Giovanni Paolo II nel 1997: si lega così la memoria di Gesù al tempio, “offerto al Signore”, alla totale donazione della vita di quanti sono stati chiamati a riprodurre nella Chiesa e nel mondo “i tratti caratteristici di Gesù vergine, povero ed obbediente” (Esortazione apostolica Vita consecrata, 1).
La celebrazione a San Rufino
Religiosi e religiose, nel pomeriggio del 2 febbraio, si sono riuniti nella Cattedrale di San Rufino, ad Assisi, per celebrare il dono della consacrazione e per rinnovare i voti, insieme a Mons. Domenico Sorrentino, Amministratore apostolico e Vescovo emerito di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno.
Anche i frati minori della Provincia Serafica hanno voluto essere presenti a questo appuntamento che riunisce i consacrati e le consacrate delle due diocesi sorelle, in una lode unica al Signore, rinnovando insieme il loro “sì” ad essere luci che splendono nel mondo. Presenti, tra gli altri, il Ministro Provinciale fr. Francesco Piloni, il Vicario fr. Danilo Tremolada, il Custode della Porziuncola fr. Massimo Travascio e altri confratelli della Provincia Serafica.
Lo sguardo consacrato: oltre il rito, l’intensità del Volto
Nella sua omelia, Mons. Domenico Sorrentino ha delineato l’identità profonda della vita consacrata non come un ufficio burocratico, ma come una trasfigurazione della vista che scaturisce dal Battesimo. La consacrazione speciale è ciò che permette di abitare il mondo con una libertà radicale, svincolata dalle logiche del possesso e del potere. Mons. Sorrentino ha infatti ricordato che: «La consacrazione dona l’intensità dello sguardo che si concentra su quel volto amabile, nella nuova libertà dell’obbedienza, della povertà e della castità». Questo slancio non è un ripiegamento intimista, ma una necessità vitale per l’intera comunità ecclesiale, poiché la Chiesa ha bisogno di anime che sappiano «riprendere continuamente lo slancio delle origini», rendendo di nuovo possibile «un annuncio che mostri proprio nelle loro persone quanto sia bello e gioioso vivere per Lui».
Dal tempio di pietra alla carne dei poveri: la profezia della carità
Il nucleo dell’omelia si è poi spostato sulla demistificazione delle strutture, esortando i consacrati e i fedeli a non confondere il sacro con i suoi simulacri materiali. Richiamando la figura di Simeone e l’attualità del centenario francescano, il Vescovo emerito ha lanciato un monito severo contro l’autoreferenzialità delle istituzioni religiose: «Il mondo non ha bisogno né delle nostre cattedrali, né dei nostri conventi, né dei nostri manufatti sacri, né delle nostre divise». Il vero tempio ha oggi la forma della prossimità e dell’accoglienza concreta. In questo solco, Mons. Sorrentino ha ribadito l’appello alla diocesi per una carità operativa che non tema di scardinare le proprie sicurezze: «Vi ho inviato una lettera per stimolarvi all’apertura delle vostre strutture, dove possibile, ai poveri che soffrono sulla strada il freddo talvolta pungente di questo inverno».
Al termine della celebrazione, don Francesco Luca Ciaffoloni, Vicario Episcopale per la Vita Consacrata della Diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, ha letto i nomi di coloro che nel 2026 festeggeranno il Giubileo dell’ordinazione e della vita consacrata. Il momento è stato vissuto con grande gioia dai partecipanti, in modo particolare per fr. Lorenzo Di Giuseppe, che raggiunge i 70 anni di professione e per fr. Francesco de Lazzari, che nel settembre 2026 celebrerà il traguardo dei suoi 65 anni di sacerdozio.







